
L'ultimo show di Pieter Mulier per Alaïa ha commosso anche Raf Simons Il designer belga è in partenza per Milano, dove prenderà le redini di Versace
Ieri pomeriggio, Alaïa ha dovuto dire addio al direttore creativo che ha rilanciato le sorti del brand in soli cinque anni. Pieter Mulier è così pronto a lasciare Parigi per recarsi a Milano, dove lo aspetta una nuova Maison da rimettere in sesto: Versace. Insieme agli amici di vecchia data e ai fashion insider che più lo hanno supportato in questi anni, lo show di ieri ha meravigliosamente riassunto il percorso creativo di Mulier alla guida della Maison fondata da Azzedine Alaïa nel 1964. Il designer belga ha saputo portare modernità e innovazione nel pieno rispetto del DNA del marchio, una sfida non da poco che ha trasformato la firma in una risorsa preziosa per il gruppo Richemont.
Il supporto di Raf Simons e Matthieu Blazy
Oltre alla collezione, ciò che ha sorpreso più di tutti allo show di Alaïa è stata l'emozione di due persone in particolare. Seduti in prima fila e scattati rapidamente in piedi a sfilata terminata per applaudire il direttore creativo e correre ad abbracciarlo, Raf Simons e Matthieu Blazy hanno caricato lo show di un'emozione tangibile di cui si sentiva la mancanza, in un periodo in cui tensioni e stress sembrano governare le Fashion Week.
Insieme a Blazy, Pieter Mulier è stato a lungo il braccio destro di Raf Simons, lavorando al fianco del designer belga sia da Dior che da Jil Sander e Calvin Klein. I due pupilli di Raf Simons hanno oggi il merito di aver ridefinito alcuni dei marchi più rilevanti al mondo: Blazy, che dopo aver illuminato Bottega Veneta è adesso al timone di Chanel, e Mulier, che ha riportato Alaïa alla ribalta. Vedere il loro mentore ed ex-direttore creativo commuoversi ancora di fronte ai loro successi è qualcosa di inusuale, nella moda, e tocca profondamente il cuore di tutti i fan di Simons. Senza contare che, oltre a trattarsi dell'ultima collezione per il brand, la FW26 di Mulier per Alaïa era a dir poco celestiale.
Il minimalismo anatomico di Pieter Mulier per Alaïa
Alla direzione di Alaïa, Pieter Mulier ha sempre fatto leva sul riduzionismo. Semplicità delle forme, minimalismo del colore e un focus su silhouette alternative sono stati il fil rouge del brand per gli ultimi cinque anni. Motivo per cui, in questa collezione che sancisce la fine della collaborazione con la Maison, il designer ha deciso di portare in passerella «il minimo sindacale», come ha dichiarato backstage dopo la sfilata.
Look monocromatici, tubini che aderivano a ogni muscolo e osso delle modelle hanno aperto le danze di una collezione minimal, ma non per questo il noiosa. Malgrado l'assenza di accessori e di styling - persino i cappotti erano indossati da soli, come abiti, a parte talvolta accoppiati a leggings in pendant - la collezione si carica di attrattività grazie a sartorialità e texture pungenti.
Pesanti montoni neri lunghi fino ai piedi drappeggiano alle caviglie come una gonna; cappotti in camoscio dai colori accesi (ma monocromatici) producono silhouette geometriche che danno struttura a look altresì semplici; mini dress ricoperti di borchie a testa piatta ricordano che la moda può essere ancora per i giovani.
Questo «minimo sindacale» di cui ha parlato Mulier non riguarda sicuramente la cura che il designer continua a riservare per il corpo femminile. Oltre ai tubini aderenti composti in jersey classico così come in un pastoso camoscio color senape o verde petrolio, qui il designer ha aggiunto pannelli in pelle a forma di triangolo invertito sul busto delle modelle, per ripercorrere angolo per linea retta la geometria anatomica femminile. Così come nelle sue collezioni precedenti, Mulier dimostra una precisione assoluta nel disegnare abiti che non si limitano a evidenziare le forme del corpo scoprendolo, ma che lo esaltano sotto a strati di tessuto. Se non è proprio questo lo spirito della Maison Alaïa.


























































































