
I Millennial sono in pre-crisi di mezza età? L’inevitabile shock degli ottimisti di fronte a una società in decadenza
Negli ultimi giorni un popolare articolo di The Cut si chiedeva se i Millennial non fossero entrati in una specie di pre-crisi di mezza età di fronte a un mondo dove tutto, sensibilmente peggiora. La sostanza del pezzo, i cui temi si sono diffusi in una specie di esistenzialistico tam-tam sui social, è il senso di shock e disillusione dei Millennial nel rendersi conto che l’idea di vivere come i propri genitori, in un mondo che fosse fisso e stabile, non aveva alcun riscontro nella realtà.
A rendere le cose peggiori è il fatto che il mondo stia attivamente diventando un luogo sempre più orribile. E anche se indubbiamente bisogna dare ragione all'autrice Amil Niazi, che nel suo articolo si riferisce nello specifico ai giovani americani, bisogna anche mettere il suo ragionamento su una prospettiva più storica: ciò che i Millennial occidentali e anche italiani stanno provando è il risultato di un evento storico unico o è solo l’imprevisto ripetersi di un ciclo che, banalmente, avevamo sottovalutato?
Perché una “pre-crisi” di mezza età?
@katina.bajaj The millennial midlife crisis is a world crisis - and when I first shared this 6+ months ago I could have never guessed how much more unstable our world would get But, even though it’s so painful and so hard - I do think that our capacity to be creative, flexible and resilient is going to be what gets us through / propels us forward. Are you feeling this? What feels unstable in life right now? #uncertainty #creativity #mentalhealth #learnontiktok #psychology #exhausted #millennials #midlifecrisis #creatorsearchinsights original sound - Katina Bajaj
Il dizionario psicologico dell’Associazione Psicologica Americana definisce la crisi di mezza età come «un periodo di distress psicologico che si ritiene si verifichi in alcuni individui durante gli anni medi dell’età adulta (all’incirca dai 35 ai 65 anni). Può essere provocato da eventi di vita significativi, problemi di salute o difficoltà lavorative. Comporta spesso una rivalutazione della propria vita, con sentimenti di delusione per gli obiettivi non raggiunti e consapevolezza dei limiti temporali rimasti». Parliamo dunque di “pre-crisi” perché molti Millennial non sono ancora arrivati alla soglia minima della mezza età, pur provando il senso di delusione e la consapevolezza dei limiti temporali rimasti tipica di persone molto più mature.
Le cause di questa crisi sono relative al lavoro, all’amore, alla famiglia e ai cambiamenti fisici dovuti all’età. Nel caso di lavoro, amore e famiglia le cause possono anche riguardare la loro assenza. E qui sta il punto: le difficoltà a trovare lavoro, il costo sempre più alto della vita, l’impossibilità di trovare una casa, la crisi della socialità e anche delle relazioni amorose sono tutte problematiche sociali che possono essere le motivazioni collettive di una crisi che si presenta con tutti gli aspetti di una canonica crisi della mezza età. Le loro radici però sono principalmente sociali.
La rottura del patto inter-generazionale in Italia
Scrivendo sulle pagine di Huff Post, Vanna Iori ha fatto notare che nel Rapporto Annuale 2026 di ISTAT, in riferimento ai Millennial, la mobilità sociale discendente ha raggiunto il 27,1% mentre quella ascendente è rimasta ferma al 25,1%. In breve le persone che si impoveriscono sono sempre più rispetto a quelle che si arricchiscono: una metrica che indica che il cosiddetto ascensore sociale si è decisamente rotto. Ma Iori porta la sua argomentazione più avanti, dicendo che i Millennial sono proprio quella generazione che è cresciuta con le premesse culturali di quel boom economico che insegnò alla generazione dei loro nonni e genitori che il duro impegno e lo studio accademico avrebbero potuto garantire una vita stabile. Ma così non è stato.
Iori parla dunque di una «rottura del patto intergenerazionale» che, scendendo nella realtà economica e sociale dei Millennial italiani, si traduce spesso in un forte risentimento verso la generazione del boom economico, quella dei nonni, che è andata in pensione a età relativamente giovani e ricevendo pensioni che per i Millennial stessi saranno impensabili, finendo per diventare oggi la più alta voce di spesa pubblica del paese. Girando sui social, i boomer che hanno trovato lavori spesso anche umili e banali ma che sono bastati a sostentare famiglie intere, case e lauree per tutti i figli sono figure abbastanza invise ai giovani, che proiettano su di loro il senso di frustrazione derivante dall'essersi ritrovati un mondo del lavoro tossico e inaccessibile e una serie di politiche economiche che li hanno svantaggiati.
A queste istanze si legano poi il malcontento verso le politiche migratorie, la cultura tossica dell’imprenditoria delle PMI sempre coinvolta in qualche “fregatura” a danno dei giovani lavoratori e la sfiducia verso una classe politica che non è stata in grado di introdurre riforme che vanno dalle più banali (l’introduzione di Uber e degli NCC nel paese oppure la legalizzazione della cannabis) fino alle più strutturali su economia e giustizia.
Secondo ISTAT, i partiti politici si collocano all’ultimo posto nella graduatoria della fiducia istituzionale: solo il 22,4% degli italiani assegna loro un voto sufficiente e oltre 1 persona su 5 assegna loro un voto pari a zero, ovvero sfiducia totale. Altri dati, sempre di ISTAT, negli ultimi anni la percentuale di “distanti ed esclusi” dalla politica nella fascia 25–44 anni è cresciuta del 9,1%. Altre indagini indicano che il 30% degli under 50 non vede una leadership credibile nei politici mentre altre ancora mostrano che tra gli under 35 circa il 30% dichiara di non avere fiducia nella democrazia come forma di governo.
La ruota della storia
Europe is still behaving as if Francis Fukuyama's "The End of History" was correct...and clinging to the post-1990s illusion of inevitable, irreversible liberal democratic convergence, technocratic consensus, and the withering away of great-power conflict
— Gummi (@gummibear737) March 7, 2026
Wake up!
Uscendo per un attimo dalla sola situazione italiana o europea, e abbracciando l’intero Occidente, dato che il trend della mid-life crisis dei Millennial è iniziato dagli USA in risposta ai sempre più scioccanti interventi politici del governo Trump, bisogna considerare un altro aspetto. Il “patto intergenerazionale” che è stato rotto (e tra le cui garanzie c’era anche la convinzione che i più anziani fossero anche automaticamente più saggi) è anche l’illusione che l’Europa e gli USA fossero usciti dalle dinamiche della storia: l’idea era che ci si trovasse in un’epoca illuminata dove lo status quo post-WWII si sarebbe conservato per sempre in un’omeostasi perfetta. Un sentimento che il politologo Francis Fukuyama definì negli anni ’80 la “fine della storia”.
Il punto è che la storia non si è finita: le guerre continuano, le crisi globali si moltiplicano, le alleanze cambiano e le culture si scontrano. In questo senso forse sono più vicine ad avverarsi le predizioni di Samuel P. Huntington e del suo Lo scontro delle civiltà dove si ipotizza che «i conflitti più importanti avranno luogo tra nazioni e gruppi di diverse civiltà. Lo scontro di civiltà dominerà la politica mondiale».
Lo sbigottimento e anche lo shock che molti Millennial provano in questi anni nello scoprire che la società non è quella descritta dai loro genitori, che guerre e conflitti geopolitici possono scoppiare anche vicino all’Europa e che l’autoritarismo può ancora tornare nel mondo politico ora che il funzionamento della democrazia scricchiola non è altro che il dolore di chi si risveglia dentro la storia, dopo decenni in cui gli era stato promesso di esserne uscito.
Più che una crisi di mezza età, dunque, il turbamento che i Millennial provano deriva dell'aver creduto, in buona fede, a una favola. La ruota della storia non si è mai fermata e i Millennial, cresciuti nell'intervallo più lungo e anomalo di stabilità occidentale del Novecento, sono la prima generazione a pagare il prezzo di aver creduto al mito di un mondo per sempre stabile. Forse la vera sfida non è recuperare il mondo che era stato promesso, ma trovare il coraggio di costruirne uno nuovo senza le garanzie che i loro genitori avevano dato per scontate e che non erano mai state, in fondo, altro che una pia illusione.