Perché Martine Rose ha dovuto annullare la produzione della sua ultima collezione? Pare colpa dei proprietari del brand, gli stessi per cui Coperni ha dovuto cancellare il suo show

C’è qualcosa di strano che succede a Londra. Ieri pomeriggio è infatti arrivata da WWD una notizia che non si sente praticamente mai: Martine Rose ha annullato la produzione della sua collezione FW26 nonostante i numerosi ordini ricevuti in campagna vendite da parte dei suoi 200 rivenditori in tutto il mondo. Una cosa che non succede praticamente mai.

«Sono stata costretta a prendere l’inusuale decisione di annullare gli ordini di produzione della stagione», ha spiegato Rose. «È incredibilmente frustrante per me e per il mio team, soprattutto dopo la stagione di vendite di successo che abbiamo appena concluso. Tuttavia, queste misure drastiche sono necessarie per garantire il successo a lungo termine del mio brand». Lo statement ufficiale non collega però certi punti: la cancellazione degli ordini di Martine Rose è connessa alla cancellazione dello show di Coperni. Entrambi brand fanno infatti parte di Tomorrow London ed è dunque lecito supporre che i loro problemi abbiano una causa comune. Ma come?

«Due indizi fanno una prova»

La scorsa settimana, Coperni ha improvvisamente rinunciato a sfilare alla Paris Fashion Week attualmente in corso, dicendo che il rapporto con gli investitori di Tomorrow London si era «deteriorato in modo significativo» e che adesso il brand è privo delle risorse necessarie per sostenere il suo sviluppo. I fondatori Sébastien Meyer e Arnaud Vaillant hanno attribuito pubblicamente l’annullamento a conflitti interni e a un qualche tipo di screzio con la società madre. Il punto è che non si capisce bene quale sia stato il problema.

Secondo alcuni il problema riguardava le vendite del brand, troppo basse per giustificare uno show. Una supposizione che ha senso nel caso di Coperni, ma ne ha molto meno in quello di Martine Rose che, non solo tende a organizzare show per nulla faraonici, ma commercialmente funziona anche parecchio bene. Come la designer stessa ha detto, la campagna vendite era andata bene e gli ordini erano piazzati.

Dunque se possiamo supporre che il problema da Coperni fossero le vendite, dobbiamo anche dedurre che le vendite non erano il solo problema a livello della società. Diceva Agatha Christie: «Un indizio è un indizio, due indizi sono una coincidenza, ma tre indizi fanno una prova». Al momento dunque di indizi ne abbiamo solo due, ma in un recente post Antonio Padilla di Immaculate Style ne ha forse portato un terzo.

Qual è il problema di Tomorrow London?

In un post Instagram pubblicato ieri, Padilla ha rivelato che Tomorrow si è separata silenziosamente da Alessandra Rossi, Chief Executive Officer of Brands, dopo che diversi brand avevano espresso un non meglio specificato “malcontento”. Nella pagina ufficiale della Camera di Commercio britannica, accanto al file relativo all’uscita di Alessandra Rossi lo scorso 16 febbraio, ce n’è un altro che solleva ancora più curiosità: l’uscita dal comitato dei direttori di Giancarlo Simiri, avvenuta lo scorso 24 novembre, che però è diversa dalle altre in quanto Simiri è un co-founder e Chief Revenue Officer di Tomorrow.

Più si scava e più si trova. Non solo infatti il gruppo Tomorrow ha perso uno dei suoi fondatori e figure-chiave nell'ultimo semestre in un’uscita molto poco pubblicizzata, ma il turnover dei suoi direttori è stato insolitamente rapido negli ultimi 18 mesi. Alessandra Rossi, ad esempio, era stata ri-nominata in aprile ed è uscita dopo solo dieci mesi. Un’altra figura del management, Matteo Siani, si è dimesso lo scorso aprile dopo essere stato nominato nel luglio del 2024, mentre sempre lo scorso aprile erano anche stati nominati Fiona Catherine Satchell e Timothy Paul Spillane. Inoltre, l’azienda avrebbe dovuto fornire i suoi rendiconti a gennaio ma non l’ha fatto ed è di due mesi in ritardo.

Verso la fine del 2025, però, Tomorrow ha firmato importanti contratti di distribuzione con Roberto Cavalli (altro brand in difficoltà) e Soshotsuki, ovvero il vincitore dell’LVMH Prize, ma anche con il brand americano Temily. In un’intervista a Vogue, il CEO Stefano Martinetto aveva detto che Tomorrow sta passando da un modello basato su acquisizioni di brand emergenti a uno focalizzato su servizi di distribuzione, consulenza e supporto operativo. Ovvero una strategia con meno rischi iniziata con il trasferimento delle operazioni da Londra a Milano, New York e Shanghai nel 2022 a causa del Brexit, ed è proseguita nel 2024.

Da proprietari a gestori?

@authordaily Martine Rose — Fall Menswear 2026 Subculture, redefined. Martine Rose distorts classic menswear through exaggerated proportions, underground references, and raw street energy. Fall ’26 feels disruptive and authentic — a wardrobe shaped by youth culture, identity, and fearless experimentation. #AuthorDaily #MartineRose #FallMenswear2026 #SubcultureStyle #ModernMenswear original sound - mike

Nel 2024 c’erano stati diversi movimenti curiosi: il gruppo aveva acquisito A-Cold-Wall in febbraio per poi rivenderlo in novembre. Un mese dopo anche il multibrand Machine-A era stato ceduto a un gruppo di investitori privati. A settembre il gruppo aveva registrato una “charge” ovvero una specie di ipoteca che un'azienda offre sui suoi beni a un creditore per ottenere un finanziamento. Chi presta i soldi potrà reclamare gli asset se il debito non viene ripagato. Molte aziende lo fanno per crescere, ma è vero che una charge può anche indicare una ricerca di liquidità extra per gestire spese o debiti. In questo caso era stata offerta una garanzia specifica su asset come il marchio "TOMORROW" e altri diritti di proprietà intellettuale a una società lussemburghese. Mettere una specie di ipoteca sul proprio stesso marchio non è cosa da poco, in effetti.

Il risultato di questo cambio di rotta, come nota anche Vogue, è un allontanamento dal focus sui talenti britannici e sull’acquisizione delle quote del brand. In tal senso l’uscita del co-founder Simiri poco dopo gli annunci delle nuove partnership potrebbe essere letta come la necessità di un cambio di direzione manageriale. Simiri si occupava principalmente di vendite, partnership con marchi emergenti, espansione internazionale e scouting di talenti: forse tutti elementi che, nell’ottica di un gruppo che ora favorisce stringere contratti di distribuzione e di gestione del wholesale, sarebbero forse stati messi di lato. Ma queste sono solo ipotesi.

Sia come sia, la ristrutturazione di Tomorrow sta creando diversi problemi ai brand in un'economia britannica già sotto pressione. Sempre secondo il governo UK infatti questo gennaio le insolvenze aziendali nel paese sono cresciute del 4% a causa di tasse più alte, costi energetici e domanda debole. Tomorrow, che dipende ancora dai brand indipendenti, potrebbe aver sofferto per questi costi aggiunti. La preoccupazione, qualunque cosa stia accadendo, riguarda comunque i brand indipendenti inglesi che in Tomorrow avevano un importante supporto.

Takeaways

- Martine Rose ha annullato la produzione della collezione FW26 nonostante ordini numerosi da 200 rivenditori globali, citando circostanze frustranti ma necessarie per il successo a lungo termine del brand, senza fornire dettagli specifici.

- Questa decisione è legata ai problemi di Coperni, altro brand di Tomorrow London, che ha cancellato la sfilata a Parigi per un rapporto deteriorato con gli investitori e mancanza di risorse, suggerendo conflitti interni e cause comuni a livello societario.

- Antonio Padilla ha rivelato l'uscita silenziosa di Alessandra Rossi da Tomorrow dopo malcontento dei brand, e i filing ufficiali mostrano un alto turnover manageriale, inclusa la partenza del co-fondatore Giancarlo Simiri a novembre 2025, con ritardi nei bilanci finanziari.

- Tomorrow ha registrato una "charge" su asset come il marchio proprio nel 2024, indicando possibili bisogni di liquidità per debiti o spese, e ha venduto asset come A-Cold-Wall e Machine-A, segnalando instabilità.

- L'azienda sta passando da acquisizioni di equity in brand emergenti a servizi di distribuzione e consulenza con meno rischi, come i recenti accordi con Roberto Cavalli, Soshiotsuki e Temily, allontanandosi dal focus su talenti britannici.

- Queste ristrutturazioni stanno creando problemi per i brand indipendenti in un'economia UK sotto pressione, con insolvenze aziendali in aumento del 4% a gennaio 2026 a causa di tasse, costi energetici e domanda debole.