
L’industria del lusso sopravviverà alla guerra in Iran? La crisi energetica e finanziaria all’orizzonte pare sempre più drammatica
Le cose non vanno benissimo. La Guerra in Iran, che ha portato al blocco dei grandi corridoi commerciali del petrolio e allo stop delle esportazioni di elementi chimici critici, ha già portato a gravi carenze di carburante nei paesi del Sud-Est Asiatico e in Australia e già ieri il CEO di Shell ha detto che la crisi energetica potrebbe arrivare in Europa già dal mese prossimo. E se queste sono cattive notizie per le persone comuni, per il lusso potrebbero significare minacce ben più esistenziali.
Dopo un anno e più di crisi delle vendite, alimentata da aumenti di costi energetici, prezzi in ascesa e dalla progressiva estinzione della classe media, l’intero mondo del lusso stava iniziando una timida ripresa. Quelle speranze però sono adesso messe a rischio dall’escalation del conflitto in Medio Oriente giunto ora alla sua quarta settimana.
Più che un impatto diretto sulle vendite, il vero cataclisma potrebbe arrivare sotto forma di prezzi dell’energia in acuto rialzo (se non proprio razionamenti di elettricità), blocchi delle catene di approvvigionamento e ovviamente una crisi finanziaria che già minaccia l'industria AI e potrebbe arrivare dagli USA e farebbe sembrare l’implosione delle borse nel 2008 come un picnic al parco. Gli effetti più drammatici, almeno, non si sono ancora manifestati in tutta la loro piena gravità. Quindi com’è che questa guerra potrebbe mettere a rischio l’industria del lusso?
Il Medio Oriente non sarà più lo stesso
@lepeeva Dubai mall right now. Silence finally
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Già sul piano psicologico, se vogliamo dire così, il colpo inflitto al ruolo che il Medio Oriente e gli stati del Golfo giocavano nel lusso è stato gravissimo. I missili piovuti su Dubai hanno segnato la fine del mito di un paradiso fiscale fatto di ricchezza facile ed edonismo cosmopolita. Ma oltre al piano simbolico, le implicazioni commerciali non sono leggere.
Per anni, la regione ha rappresentato uno dei pochi porti sicuri del lusso contribuendo, secondo Forbes, tra il 5 e il 10% della spesa globale del settore, un volume simile a del Giappone ma inferiore rispetto a Europa, Stati Uniti o Cina. La crescita organica dei ricavi, come riporta BoF, aveva raggiunto circa il 7% l’anno scorso, più di ogni altra area geografica anche nel mezzo della crisi e facendo di Dubai e Abu Dhabi degli snodi retail fondamentali.
Una prosperità cancellata da missili e droni. Il 2 marzo, i flagship store di Louis Vuitton, Hermès, Gucci, Cartier e molti altri hanno chiuso tra Dubai, Kuwait e Bahrain. Sempre Forbes riporta che il traffico pedonale al Dubai Mall, che prima degli attacchi si aggirava sui 250.000 visitatori giornalieri, è sceso a circa 190.000. Espatriati e turisti hanno lasciato l’area, i negozi sono rimasti sostanzialmente chiusi e anche le vendite previste per il periodo del Ramadan sono evaporate. E finché la situazione non si stabilizzerà quell’ecosistema di mega-ricchi non avrà più un rifugio sicuro nelle città del Golfo.
L’impatto sui mercati finanziari
La reazione degli investitori al conflitto è stata immediata. Sempre secondo Forbes, alla chiusura dei negozi nella regione, le azioni di Richemont, Kering, LVMH, Hermès e Burberry sono scese tra il 4% e il 5,5%. L’indice STOXX Europe Luxury 10 ha perso quasi il 4% all’apertura dei mercati che si è trasformato in un calo complessivo del 20% alla quarta settimana. Ma le prospettive diventano sempre più drammatiche con l’estendersi del conflitto: se durerà oltre le prossime due o quattro settimane, l’economia mondiale potrebbe dover affrontare una recessione vera e propria.
Dato che dallo Stretto di Hormuz passa circa il 20% del petrolio mondiale e una quota rilevante di gas naturale liquefatto, i prezzi dell’energia sono già saliti rapidamente. E secondo Larry Fink, CEO di BlackRock, se la minaccia iraniana sul Golfo dovesse durare anche dopo il conflitto, tutti noi dovremmo convivere per anni con il petrolio tra i 100 e i 150 dollari al barile. Una prospettiva molto poco rosea. Secondo il WTO, se i prezzi energetici resteranno elevati per tutto l’anno, la crescita mondiale del 2026 potrebbe ridursi di circa 0,3%. L’Europa rischia una contrazione del PIL di circa l’1%, con la possibilità di una recessione tecnica in Germania e Italia entro la fine dell’anno. Negli Stati Uniti, Goldman Sachs ha alzato al 30% la probabilità di recessione nel prossimo anno.
Per molti analisti se entro metà aprile non si riuscirà a riaprire lo Stretto di Hormuz o a raggiungere una tregua, il rischio di carenze energetiche in Asia (India, Giappone, Corea del Sud importano moltissimo di quel petrolio) e di inflazione selvaggia aumenterà di molto. Non siamo ancora davanti una crisi finanziaria totale ma se l’incombente crisi energetica non sarà risolta le conseguenze non saranno particolarmente felici per nessuno.
Non si fa shopping quando si ha paura
the entire luxury market (watches, cars, anything you've seen on instagram over the past years) is about to crash
— TM (@TMtheOG) March 25, 2026
Materialmente, adesso, il problema è la clientela. Tra timori di inflazione, mercati azionari che crollano ovunque e un senso di insicurezza generalizzato, anche i clienti più facoltosi stanno esitando a spendere, come racconta Jing Daily. Un altro grave danno, oltre al calo del turismo, è la chiusura del canale duty-free del lusso che proprio in Medio Oriente era assai importante. Sulle pagine di BoF, Claudia D’Arpizio di Bain & Company ha paragonato questa paura a quella del post-11 settembre.
Il problema è che, dato che i danni fatti a monte riguardano raffinerie e stabilimenti petroliferi che richiederanno anni di riparazioni, e dato che i paesi del Golfo sono parecchio più insicuri, le conseguenze future di questa crisi andrebbero calcolate in anni e non mesi. In generale, l’atmosfera potrebbe contagiare anche la ripresa delle spese negli USA e in Cina. E questo potrebbe rendere insostenibile il peso per moltissimi brand, che ora devono prepararsi a un redde rationem non da poco: la geografia del potere, dei soldi e del lusso viene riscritta in queste ore e potrebbe non tornare a essere mai più come prima.














































