
La guerra in Medio Oriente sta bloccando anche il fast fashion Dai voli cancellati al petrolio alle stelle
Il conflitto in Medio Oriente sta coinvolgendo Iran e Israele, con conseguenze che stanno toccando anche le sorti di città solitamente "riparate" come Dubai, il cui aeroporto (il più grande della regione) è bloccato da giorni. Mentre la guerra continua mettendo a rischio le vite di innocenti, il blocco aereo sta cambiando le carte in tavola di alcune delle industrie più potenti al mondo, moda inclusa.
I voli cancellati fermano le spedizioni di fast fashion
Iranian Drone Hits Dubai Airport. pic.twitter.com/4KdYQTOKjo
— Syed Zeeshan Aziz (@iemziishan) March 7, 2026
I voli cancellati nei cieli del Medio Oriente non stanno solo preoccupando il turismo del lusso nell'area, ma anche le spedizioni del fast fashion, il lato meno glamorous del settore moda che adesso si ritrova a dover affrontare una questione piuttosto insidiosa. Le spedizioni di fast fashion provenienti dai paesi produttori dell'Asia Meridionale sono ora ferme nei centri di manifattura o negli aeroporti corrispondenti. Reuters riporta che, secondo gli ultimi aggiornamenti relativi all'anno 2023, Inditex (proprietario di Zara, Bershka, Massimo Dutti, Oysho e diversi altri) dovrebbe avere 150 fornitori in Bangladesh, 122 in India e 69 in Pakistan.
In conversazione con Reuters, il managing director di una delle aziende di produzione di fast fashion in Bangladesh ha spiegato che con l'aeroporto di Dubai fermo, l'azienda sta cercando delle alternative per spedire la merce in Europa. Ma tutto, dai voli alle tratte alternative, adesso costa di più. Alcuni brand spediscono via mare, ma anche questa opzione si sta rivelando costosa: l'Iran confina con lo Stretto di Hormuz, uno dei canali di navigazione commerciale più importanti al mondo, e la sua chiusura sta peggiorando ulteriormente i costi non solo di spedizione, ma anche di produzione.
Anche i prezzi del petrolio stanno pesando sull'industria
Good informational video on what happens when the straight of Hormuz closes.
— Syrian Girl (@Partisangirl) March 1, 2026
It closed yesterday. pic.twitter.com/9fseSH6AdX
Lo Stretto di Hormouz è un importantissimo snodo commerciale non solo per la spedizione della merce, ma anche per il trasporto di petrolio. Il 20% del rifornimento globale sfrutta questo passaggio, motivo per cui nell'ultima settimana i prezzi del petrolio sono saliti alle stelle: secondo quanto riportato dal Sole24Ore, oggi è stato raggiunto il record annuale del valore di petrolio, con una crescita di 23,38% a 119.5 dollaro statunitense a barile.
Il reporter Brian Baskin, giornalista che un tempo riportava proprio sull'industria petrolifera, ha scritto per BoF che i problemi principali per la moda adesso sono l'interruzione dei viaggi nelle città più ricche del Medio Oriente e un generale restringimento degli acquisti, ma in futuro ciò che soffrirà maggiormente sarà la supply chain. Il trasporto dei beni subirà un aumento dei costi notevole dato sia dalla chiusura dei principali porti che dal prezzo del petrolio. Senza contare che aumenterà anche il prezzo delle fibre sintetiche, come il nylon e il poliestere, che corrispondono ad alcuni dei materiali più utilizzati dal fast fashion. Per Baskin, le soluzioni migliori sono sostenibili: utilizzo di fibre naturali, manifattura più vicina al consumatore e un maggiore coinvolgimento di energia rinnovabile in tutto il processo di produzione.













































