Ecco chi sono i finalisti dell’LVMH Prize 2026 Per la prima volta, un designer africano, Anil Padia, è entrato nella selezione

Ogni anno l'LVMH Prize riesce a restituire una fotografia abbastanza fedele di dove si stia muovendo la moda emergente a livello globale, e l'edizione 2026 non fa eccezione. Anzi, per certi versi va oltre: con oltre 2.400 candidature ricevute, il Premio ha attraversato una prima fase di selezione che ha portato venti giovani designer a presentare le proprie collezioni agli esperti del Premio il 4 e 5 marzo alla Samaritaine di Parigi, uno degli spazi simbolo del gruppo LVMH in città. 

Da questa prima fase sono emersi nove finalisti, che si contenderanno il riconoscimento più importante del settore il prossimo 4 settembre alla Fondation Louis Vuitton. L’edizione di quest’anno, a differenza dalle precedenti, è particolare per l’eterogeneità dei suoi finalisti, che vengono davvero da tutto il mondo. Ma vediamo chi sono.

Una selezione più rappresentativa

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Anil Padia
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Daniel del Valle Fernandez
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Harry Pontefract
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Petra Fagerström
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Zane Li
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Julie Kegels
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Galib Gassanof
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Gabriel Figueiredo
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Colleen Allen

Quello che colpisce della selezione di quest’anno è, come si diceva, la sua eterogeneità geografica. I nove finalisti arrivano da contesti molto diversi tra loro: Stati Uniti, Francia, Georgia, Belgio, Cina, Svezia, Regno Unito, Spagna e, per la prima volta nella storia del Premio, anche dal Kenya. È Anil Padia, fondatore di YOSHITA 1967, a segnare questo ingresso dell'Africa nella competizione, un fatto che Delphine Arnault ha voluto sottolineare esplicitamente nel suo comunicato, leggendolo come un segnale della portata sempre più globale che il Premio ha saputo costruire nel tempo.

Gli altri finalisti sono Colleen Allen con il suo omonimo brand di womenswear americano, Gabriel Figueiredo con DE PINO dalla Francia, Galib Gassanoff con INSTITUTION dalla Georgia e che è uno dei pochi nomi in gara con una proposta che abbraccia womenswear, menswear e collezioni genderless; Julie Kegels dal Belgio, Zane Li con LII dalla Cina, Petra Fagerström dalla Svezia, Harry Pontefract con PONTE dal Regno Unito e Daniel del Valle Fernandez con THE VXLLEY dalla Spagna, anche lui con una proposta genderless. Molti di questi nomi hanno già fatto parlare di sé durante le ultime fashion week.

Come si svolgerà la premiazione

Durante la finale del 4 settembre verranno assegnati tre premi distinti. Il Premio LVMH, il più ambito, porta con sé una vincita di 400.000 euro e un anno di mentorship strutturata con i team del gruppo. Il Premio Karl Lagerfeld e il Premio Savoir-Faire valgono ciascuno 200.000 euro, e sono anche loro accompagnati da un percorso di affiancamento annuale. A questi si aggiunge ogni anno un riconoscimento dedicato a tre neolaureati delle scuole di moda, che ricevono 10.000 euro ciascuno, una donazione al loro istituto di provenienza e un anno di esperienza all'interno dello studio di una delle maison del gruppo.

A rendere questa edizione particolarmente interessante contribuisce anche la composizione della giuria, che quest'anno registra alcuni ingressi di peso, ovvero i nuovi direttori creativi dei brand del gruppo. Accanto alle presenze storiche, ovvero i direttori creativi dei brand del gruppo Nicolas Ghesquière, Marc Jacobs, Stella McCartney, Nigo, Phoebe Philo e Pharrell Williams ci saranno per la prima volta Jack McCollough e Lazaro Hernandez di Loewe, Camille Miceli di Pucci e Michael Rider di Celine. Accanto a loro siederanno in giuria anche Pietro Beccari, CEO di Louis Vuitton e dell'LVMH Fashion Group, a conferma di quanto il Premio venga trattato internamente al gruppo come un investimento strategico sul futuro della moda e non come semplice mecenatismo.