Il Pitti Immagine ha un nuovo CEO e arriva dall'imprenditoria tech Perché sempre più dirigenti della moda vengono da altre industrie?
C’è stato un cambio di guardia tra le mura della Fortezza da Basso, uno di quelli che non si limitano a segnare una fine ma aprono una fase completamente nuova. Dopo 31 anni alla guida di Pitti Immagine, Raffaello Napoleone lascia il ruolo di CEO, passando il testimone a Ivano Cauli. Un passaggio che, almeno sulla carta, mantiene una certa continuità, visto che Napoleone resterà nel board come delegato alle relazioni internazionali e istituzionali. Ma è proprio nella figura di Cauli che si gioca la vera discontinuità, perché il nuovo amministratore delegato non arriva dal mondo della moda, ma da quello del consulting e del tech.
Pitti guarda agli Stati Uniti e ai nuovi modelli di business
@nssmagazine The 109th edition of Pitti Uomo has come to an end, marking the start of the winter fashion month. These are some of the looks we spotted at the Fortezza, which ones do you like the most? #pitti #pittiuomo #pitti109 #streetstyle #menstreetstyle suono originale - nss magazine
Come sottolinea WWD, la nomina di Cauli si inserisce in una fase di ripensamento strategico più ampia, che guarda soprattutto ai mercati internazionali con gli Stati Uniti in prima linea. Negli ultimi anni, il sistema fieristico italiano ha dovuto confrontarsi con un pubblico sempre più globalizzato, dove il valore di una manifestazione come Pitti non si misura più soltanto in termini di presenze fisiche, ma nella capacità di costruire connessioni, contenuti e community anche oltre i giorni dell’evento. A dimostrarlo c'è la concentrazione sempre più alta di ospiti internazionali come guest designer (questo giugno tocca a Simone Rocha e DSM Kei Ninomiya).
È qui che il profilo di Cauli aiuterebbe la transizione: la sua esperienza tra start-up, innovazione e consulenza, da Sapient a Openmind fino ad Accenture, risponde a una trasformazione che riguarda tutto il settore. Pitti negli ultimi anni ha già iniziato a muoversi in questa direzione, affiancando alle fiere storiche una serie di progetti paralleli che spaziano dal food al tech, fino agli eventi editoriali e culturali. Una diversificazione che, come evidenzia anche MF Fashion, punta a rafforzare la presenza del gruppo in ambiti non strettamente legati alla moda, aprendo a nuovi pubblici e nuovi modelli di business.
Sempre più CEO della moda arrivano da fuori (e non è un caso)
Il caso di Cauli non è isolato, anzi sempre più amministratori delegati del sistema moda arrivano da settori completamente diversi, spesso caratterizzati da performance elevate, forte esposizione al pubblico e una gestione avanzata dei dati e delle operations. Insomma, ambienti che pensano molto di più ai numeri che all’estetica. Il caso più evidente è quello di Luca de Meo, passato dall’automotive alla guida di Kering, ma non è l’unico: Leena Nair (CEO di Chanel) ad esempio, arriva da Unilever, mentre Ilaria Resta, che copre la carica più alta di Audemars Piguet, ha costruito la sua carriera in Procter & Gamble prima di approdare all’orologeria di lusso.
Non si tratta di una coincidenza, ma di un cambio di paradigma: tra direttori creativi che vengono trattati come merce di scambio, nonostante spesso diventino più importanti dei brand stessi, le vendite che non vanno, i fattori geopolitici che continuano ad impattare il settore in maniera negativa, è quasi normale che ad oggi la moda cerchi più che un CEO “competente”, uno che si avvalga di crisis management. In un momento in cui il sistema è sempre meno solo prodotto e sempre più piattaforma culturale, mediatica e tecnologica, il CEO non è più soltanto un interprete del gusto, ma un mediatore tra mondi diversi. Ed è forse proprio per questo che Pitti, che da sempre si trova al centro di queste dinamiche, ha deciso di affidarsi a qualcuno che, di moda, forse non ne sa quasi niente.