
Bernard Arnault è il miliardario che ha perso più soldi per la guerra in Iran LVMH ha sofferto il peggior trimestre azionario della sua intera storia
La crisi sembrava finita, poi in Medio Oriente sono iniziate a cadere le bombe. E adesso LVMH ha registrato ufficialmente il peggior avvio d’anno della sua storia in Borsa. Nel primo trimestre del 2026, le azioni del gruppo hanno perso il 28%, performando peggio che nello scoppio della bolla del dot-com del 2001, nella crisi finanziaria del 2008 e anche nel lockdown, secondo Bloomberg. Il peggio è che inizialmente si stimava che il ribasso sarebbe stato del 25%, e quel 3% in più dimostra tutta la gravità della situazione in cui non sta versando solo LVMH, ma l’intera industria del lusso mondiale.
Sul fronte della ricchezza personale, il crollo azionario ha avuto un impatto drammatico sul patrimonio di Bernard Arnault - per la seconda volta. Secondo il Bloomberg Billionaires Index, il patrimonio del CEO è diminuito di 55,4 miliardi di dollari nel primo trimestre, portandosi a circa 152,5 miliardi di dollari ovvero, fino alla data del 31 marzo, la perdita più ingente tra i 500 individui più ricchi del pianeta. Una crudele ironia, considerato come proprio Arnault abbia corteggiato Trump in tutti i modi possibili, dai finanziamenti alle visite personali in occasioni speciali come l’insediamento del presidente che ora ha causato questo problema in tutto il mondo e ora vuole lavarsene le mani.
Il termometro del lusso scende sotto zero
@cnbc The Middle East has been a growth engine for the luxury goods market, but the war is putting pressure on the sector. CNBC’s Robert Frank has the details. Watch more at the #linkinbio or the link on screen. #CNBC original sound - cnbc
Secondo ogni analisi, il conflitto in Medio Oriente e la conseguente stretta sull’energia hanno inciso sul sentiment dei consumatori e sulle prospettive economiche di tutto il mondo, con ripercussioni dirette sulla spesa per beni di alto livello ma anche sui futuri costi di produzione e logistica. Prima degli attacchi all’Iran da parte di USA e Israele, la regione mediorientale rappresentava circa il 6% del fatturato complessivo di LVMH stando a una stima di RBC Capital Markets, oltre a trattarsi di uno dei mercati in maggiore espansione. Secondo ogni indicatore pensabile l’instabilità, i costi della vita più elevati, la crescita economica rallentata e i mercati finanziari volatili sono praticamente veleno per i consumi di lusso negli Stati Uniti e nel mondo.
Ma dicevamo che LMVH è un termometro per il lusso in generale. Tra i vari concorrenti, il gruppo è il più esposto alle fluttuazioni nel sentiment della clientela aspirazionale ed è in parte zavorrata anche da una divisione di vini e spiriti che da tre anni registra performance negative soprattutto a causa del crollo nei consumi di Hennessy. Negli altri gruppi, Richemont ha perso circa il 20% a Zurigo nel primo trimestre, resistendo anche grazie alla buona tenuta di Cartier mentre Hermès ha perso quasi il 25% del valore, nonostante la domanda forte per le borse e le vendite in crescita. Ma un po’ tutti i listini europei sono in difficoltà.
E ora?
BREAKING: The Iran War has wiped out $100 billion from luxury stocks, with major ones like LVMH and Hermès both falling 15%+.
— Short Squeez (@shortsqueeznews) March 28, 2026
Analysts have warned sales in the Middle East, the fastest-growing luxury market in 2025, could drop by 50%. pic.twitter.com/P39uqItaCe
Nonostante le difficoltà generali, gli analisti si aspettano che nel primo trimestre le vendite della divisione di moda e pelletteria di LVMH crescano un po’ rispetto all’anno scorso e in modo organico, cioè senza contare l’effetto dei cambi di valuta. I risultati ufficiali di questo primo trimestre usciranno entro la fine del mese e sono molto attesi per capire dove tira il vento. Un fattore che pesa sulle previsioni è il fatto che USA e Cina restano mercati fondamentali dove però la tanto sperata crescita non sta ancora avvenendo.
Nel frattempo si è creata una situazione per cui, anche se le azioni di LVMH sono scese tantissimo anche se delle previsioni di crescita esistono: l’incertezza sul futuro insomma pesa sui risultati del presente. E se in passato gli investitori erano disposti a pagare un prezzo più alto per quelle azioni ora quelle stesse azioni costano il 20% in meno rispetto a quelle dei concorrenti diretti eppure nessuno le vuole comunque comprare. Non era mai successo. Di fatto stanno scommettendo sul fatto che gli utili previsti non si concretizzeranno anche se molti analisti hanno ricordato che un inizio d’anno negativo non è sempre in rialzo del 23% anche se aveva sofferto abbastanza nelle due grandi crisi precedenti.













































