
Il design sta rivalutando il cemento? Il materiale più discusso dell’edilizia prova a rifarsi un’immagine
Alla Milano Design Week il cemento non si è presentato come siamo abituati a immaginarlo: pesante, grigio, definitivo. Non era il materiale delle periferie costruite in fretta, delle colate senza qualità, dei marciapiedi roventi d’estate o delle città impermeabili all’acqua. Era, al contrario, un materiale da osservare come tecnologia: stampabile in 3D, alleggerito nella forma, inserito dentro un racconto di efficienza, riduzione degli scarti e sperimentazione costruttiva.
L’occasione è stata Città delle Idee, installazione firmata da Mario Cucinella Architects per Corriere della Sera, Living e Abitare a Solferino 28, realizzata anche grazie alla malta cementizia sviluppata da Heidelberg Materials per la stampa 3D. Il cemento compariva come base di una struttura modulare destinata progressivamente a smaterializzarsi, accanto ad altri materiali come legno e plastica. Ma il vero protagonista non era soltanto l’installazione: era il tentativo di un materiale storico di riposizionarsi nell’immaginario contemporaneo.
Tra ambiente e cultura
@mvvvc more solarpunk less ecobrutalism #ecobrutalism #architecture #sustainable #concrete #environment #solarpunk#voiceeffects A Moment Apart by Odesza Harp Cover - hannah_harpist
Perché il cemento non ha soltanto una questione ambientale da affrontare: ha anche una questione culturale. La produzione globale di cemento è responsabile di circa l’8% delle emissioni mondiali di CO₂, una quota che lo rende uno dei settori più complessi da decarbonizzare. Una parte rilevante delle emissioni non dipende solo dall’energia usata nei forni, ma dal processo chimico stesso con cui viene prodotto il clinker, componente chiave del cemento. Per questo la transizione del settore non può essere risolta con un singolo gesto: servono meno clinker, più materiali sostitutivi, maggiore efficienza energetica, nuovi leganti, cattura della CO₂ e un uso più intelligente della materia.
È qui che la stampa 3D diventa molto più di una tecnica. Nel racconto pubblico permette al cemento di allontanarsi almeno in parte dalla sua immagine più tradizionale. Non è più una colata indistinta, ma un processo controllato. Non è più solo massa, ma precisione. Alcune ricerche e applicazioni mostrano come la stampa 3D del calcestruzzo possa ridurre sprechi, limitare l’uso di casseforme e permettere geometrie cave o alleggerite, usando materiale solo dove serve. Ma il punto resta aperto: ridurre materia non significa automaticamente rendere sostenibile un’intera filiera. Significa, piuttosto, aprire una possibilità.
@ugreen_us If you're part of a sustainable solutions company and want to be featured on UGREEN's feed, please DM us for more information. In addition to its amazing properties, the moss used by @gorespyre in this bioreceptive concrete plays a crucial role in urban biodiversity. It creates micro-habitats that shelter small insects and aid in pollination, contributing to a healthier city ecosystem. The moss also acts as a natural filter, capturing fine pollution particles and filtering heavy metals from the environment. Moreover, its ability to absorb and retain water helps mitigate urban flooding, providing a smart solution to infrastructure and environmental challenges. #SustainableArchitecture #Bioengineering #GreenCities #EnvironmentalInnovation #EcoConstruction som original - UGREEN Education
Intanto, il settore prova a intervenire anche sul suo lato più complesso: le emissioni. A Brevik, in Norvegia, Heidelberg Materials ha inaugurato nel 2025 un impianto CCS progettato per catturare circa 400.000 tonnellate di CO₂ all’anno, pari a circa il 50% delle emissioni dello stabilimento. A questa filiera è legato anche evoZero, presentato dall’azienda come cemento “near-zero carbon captured” destinato al mercato europeo. Secondo Reuters, tutta la produzione 2025 di questo cemento sarebbe già stata pre-venduta. È un dato importante, perché mostra che la domanda esiste. Allo stesso tempo, racconta anche la complessità del modello: queste tecnologie richiedono investimenti, infrastrutture, ricerca e spesso il supporto di politiche pubbliche capaci di accompagnarne la diffusione.
Il punto, quindi, non è liquidare tutto come greenwashing. Sarebbe troppo facile, e anche impreciso. La questione è capire quanto l’innovazione tecnica possa trasformarsi in cambiamento reale, e quanto invece rischi di restare soprattutto un nuovo linguaggio. Che cosa succede quando un cemento stampato in 3D entra in un’installazione elegante alla Design Week? Da un lato rende visibile una ricerca concreta su materiali, processi e nuove forme costruttive. Dall’altro può rendere più morbida, più desiderabile e più accettabile l’immagine di una filiera che resta centrale, energivora e difficile da sostituire.
Un nuovo materiale aspirazionale
@paragonet A look inside Rick Owens' Paris home and studio back in 2006 - a converted warehouse that perfectly mirrors his aesthetic: raw concrete, monolithic forms, brutalist furniture, and sculptural calm. The interview offers a rare glimpse into how Owens blends living and working, fashion and architecture, simplicity and provocation. He talks about his daily routine, the importance of restraint, and why his space is an extension of his mindset. Still relevant, still inspiring. A reminder that great design isn't always about decoration - it's about clarity.
Bloody Sink - Blade and Bath
A rendere la questione ancora più interessante è il fatto che il cemento, culturalmente, non è mai stato davvero espulso dal desiderio contemporaneo. Anzi, negli ultimi anni è tornato a essere un materiale aspirazionale. Il brutalismo è rientrato negli interni, nei set fotografici, nei negozi di moda, nei rendering domestici, nell’estetica digitale e nei riferimenti visivi della Gen Z. Superfici grezze, pavimenti industriali, pareti nude, volumi monolitici e atmosfere bunker sono diventati codici di gusto, non più solo segni di durezza. Da Rick Owens agli interni minimal-brutalisti, il cemento è già stato riabilitato dall’immaginario prima ancora di esserlo completamente dall’industria.
Questo cambia la domanda. Il cemento non deve soltanto dimostrare di poter ridurre il proprio impatto; deve gestire il fatto di essere di nuovo desiderabile. La sua nuova immagine funziona perché tiene insieme due promesse: una tecnica e una estetica. Da un lato dice: posso emettere meno, sprecare meno, catturare CO₂, usare meno materia. Dall’altro dice: posso essere bello, contemporaneo, radicale, fotografabile. Posso entrare nella Design Week, nelle case, nei concept store, nei feed Instagram, nei moodboard di chi cerca un lusso più duro, più grezzo, meno decorativo.
La sostenibilità di un materiale, però, non dipende solo da come viene prodotto, ma da cosa permette di costruire. Un cemento a minore impatto usato per rigenerare edifici esistenti, ridurre sprechi e aumentare la qualità urbana ha un significato. Lo stesso materiale usato per continuare a espandere città, impermeabilizzare suolo e produrre nuove volumetrie inutili ne ha un altro. La domanda non è solo: “quanto emette questo cemento?”. La domanda è: “per quale idea di città viene usato?”.
C'è bisogno di consapevolezza
@worldarchinspo Could you live and work in a space like this? In Haldenstein, Switzerland, Peter Zumthor designed "Casa Z" a concrete house wrapped around a garden at its core. Every space-whether open studios or private rooms upstairs-flows toward this garden, framed by carefully placed windows and shifting ceiling heights. Concrete gives it weight, glass opens it to light, and together they create an atmosphere that's quiet yet powerful-an intimate reflection of Zumthor's architectural philosophy. #architecture #brutalism #housedesign #designinspiration original sound - World Architecture Inspiration
Forse il cemento non vuole davvero diventare leggero. Vuole diventare più consapevole, più preciso, più accettabile. Vuole smettere di essere percepito soltanto come il materiale delle criticità urbane e presentarsi come parte possibile della transizione. In parte lo è, perché nessuna trasformazione edilizia realistica può ignorare un materiale così diffuso. Ma proprio per questo va osservato con attenzione, non con sospetto automatico né con entusiasmo ingenuo.
Il cemento non sparirà dalla città del futuro. La vera questione è se il suo tentativo di rifarsi un’immagine servirà a costruire meno, meglio e con più consapevolezza, o se diventerà soltanto la prova che anche i materiali più discussi, quando imparano il linguaggio giusto, possono tornare a sembrare desiderabili.