
Amarcord: le edicole della riviera romagnola Estratto da "Edicola Italiana" il primo free press di nss edicola

L’Edicola del Mare, l’Edicola Bellavista, l’Edicola Lido: metonimie della Riviera Romagnola che ancora oggi cercano di sopravvivere, tra un lungomare rinnovato e una redazione chiusa. Visioni di passeggiate sulla spiaggia o sul marciapiede pieno zeppo di biciclette e motorini, con le insegne del Resto del Carlino e del Corriere Romagna che rendono riconoscibili quei chioschi che da sempre sono considerati luoghi sociali. Ma che rischiano di diventare miraggi.
Il caffè in compagnia, due chiacchiere sulla cronaca locale, essenza dei quotidiani della Riviera, un commento calcistico e poi via di battute in dialetto. Insomma, “i vitelloni sono spiaggiati al bar”, citando Federico Fellini, nato e cresciuto a Rimini. Le edicole hanno accompagnato gli italiani, e non solo, anche in vacanza. Lo strillone annunciava i titoli, le locandine con font in stile Alighiero Boetti invogliavano il lettore ad acquistare il giornale. E poi i giocattoli colorati in bella vista, sporgenti dai confini del chiosco, come a significare: venite qui in edicola, si sta bene.
Poi, con il passare degli anni, queste sculture moderne impresse negli arredi urbani delle città italiane hanno dovuto rivedere il loro ruolo, oltre al proprio numero e alla propria presenza nei territori. Su 7.984 comuni italiani, oltre il 60% – quindi 4.873 – non hanno un’edicola. In queste zone, spesso nell’entroterra, mancano giornali, riviste, articoli di cartoleria e svago. Mentre le città, i comuni più grandi e le località di mare vedono ugualmente calare i chioschi ma cercano allo stesso tempo di tutelare questa ricchezza artistica e visiva, valutandone una riconversione.
Perché, come diceva in un’intervista Rai proprio Fellini, “il provinciale ha verso la realtà, verso le situazioni, gli incontri, i personaggi, sempre un atteggiamento che si riferisce a sé stesso: riporta sempre tutto quanto alla sua umanità, ai suoi limiti, alla sua sorpresa, alla sua meraviglia”. E l’edicola, ancora oggi, dà a tanti quell’effetto di affettività tipicamente infantile. Di vedere, di scoprire, di conoscere, di condividere, di sapere. Così in più casi i cittadini di provincia hanno deciso di tutelare, salvaguardare e difendere questi punti di incontro, di scambio, di rifugio nella cultura. C’è chi, all'interno, ha costruito un negozio di abbigliamento vintage, in provincia di Ravenna. Chi invece ha optato per allestire uno spazio d’arte, a Rovigo, Siena e recentemente a Torino, o una mostra fotografica.
Ma oltre alla forma, cambia anche la fruizione. Il vecchio lettore è diventato spettatore di uno show teatrale o di un talk, portato in scena direttamente dove una volta si affacciava il giornalaio. Ma un altro caso emblematico è quello di un’edicola a Pesaro, nelle Marche, a pochi chilometri dalla Romagna. Un chiosco in pieno centro, aperto negli anni ‘50, che ora è diventato di proprietà del Comune e fa parte del polo museale del Centro Arti Visive Pescheria, valorizzato proprio per dibattiti, allestimenti come quello ad hoc per il grafico Massimo Dolcini ed eventi anche musicali. Un’istituzione culturale locale.
Nel 2022 è infatti nato un evento dal basso. Giovani che si sono uniti in un gesto romantico, chiedendo all’edicolante all’angolo tra via Mazzini e corso XI Settembre, Fabio Urbinati, la possibilità di suonare con vinili e consolle. Direttamente da quel luogo dove lui, dal 1988, ogni mattina all’alba ha tirato su la saracinesca. “Avevo 24 anni, lavoravo in fabbrica, e decisi di prendere l’edicola in gestione, per poi comprarla nel 1995”, racconta Urbinati. Un’edicola che prima di lui avevano avuto Carla e Aldo. E che prima ancora era della famiglia Cesarini. Sempre lo stesso chiosco dagli anni ‘50. “I chioschi possono e devono avere un futuro – prosegue Urbinati – noi siamo stati tra i primi in Italia a fare un evento musicale del genere, portando nella zona dell’edicola duemila persone. Sono contento che oggi ancora esista, che non sia stata demolita. Gli eventi si possono fare, le edicole possono avere una seconda vita”.
È stato lui stesso a proporre al Comune l’upgrade del chiosco, concedendolo gratuitamente. Un’idea che potrebbe essere considerata da tante altre realtà italiane. Così Fabio lancia un appello agli edicolanti: “Se chiudete, non buttate via questo patrimonio italiano da salvare. Fate qualcosa, rigenerate, regalatele ai comuni. Non buttiamo via le edicole. In questi spazi si possono fare tantissime cose. Sono una parte integrante della società”.
La cultura popolare sta perciò cercando, sempre di più, di trattenere l’essenza dei chioschi come memoria del panorama urbano, con nuovi concetti in dialogo con le comunità. Una sorta di controtendenza all’attuale contesto economico e informativo che invece vede le edicole chiudere, vuoi il consumo rapido delle notizie, vuoi l’exploit dei social che ha messo in secondo piano la crossmedialità con la carta stampata, sempre più limitata. Un fenomeno sociale su tendenze e abitudini che rischia quindi di portarsi dietro anche l’eliminazione delle edicole da strade, parchi, spiagge, lungomari e piazzette.
Per questo si deve credere, come spiega Fabio, in un pensiero comune e collettivo, affiancato a un desiderio estetico, di salvarle. Per tutta la potenza suggestiva ed emotiva che le edicole emanano. Perché, a differenza delle cabine telefoniche, da anni perlopiù dismesse, le edicole possono e devono continuare ad avere la funzione di aggregatore sociale, per poter esprimere la propria opinione, manifestare il proprio pensiero, vivere un’esperienza. Non virtualmente, ma dal vivo. Come un punto di ritrovo, un aggregatore sociale, un bene culturale che fa bene alla vista, alla memoria e al cuore. Un amarcord, per dirlo alla romagnola, nel segno del ricordo, della rievocazione del passato. Le edicole come radici per il futuro. Da Gabicce alla costa ravennate, passando per Cesenatico e Riccione.
























































