Come sarà il 6G? Il nuovo standard per i dispositivi mobili dovrebbe arrivare entro il 2030, anche se i dubbi non mancano

Il 5G è diventato operativo nel 2019, introducendo la quinta generazione degli standard per le telecomunicazioni mobili. Oggi il settore è già al lavoro sulla tecnologia successiva: il 6G, il cui arrivo è previsto per il 2030, anche se alcuni mercati potrebbero adottarlo prima.

Per ora il nuovo standard è ancora in fase di sviluppo e valutazione da parte dell'Unione Internazionale delle Telecomunicazioni (ITU), l'agenzia delle Nazioni Unite che si occupa di stabilire le regole da implementare nelle telecomunicazioni e nell'uso delle onde radio. Nonostante questo, diverse aziende del settore hanno già in programma di presentare il 6G durante le Olimpiadi di Los Angeles del 2028.

Cosa aspettarsi dal 6G

Il 6G potrebbe generare un indotto di centinaia di miliardi di dollari, soprattutto per le aziende che producono antenne e infrastrutture di rete, tra cui figura la cinese Huawei, tra gli altri. Chi punta su questa tecnologia, sottolinea anche la suo potenziale integrazione con l'intelligenza artificiale: il nuovo standard, non a caso, è stato già definito "AI-native".

Dal punto di vista tecnico, i miglioramenti che porterebbe il 6G riguardano soprattutto l'uplink, cioè la velocità con cui i dati viaggiano da un singolo dispositivo mobile verso la rete Internet. Questa è un tecnologia sempre più rilevante e richiesta: negli ultimi anni la sua domanda è cresciuta molto, trainata dalla diffusione delle videoconferenze, delle videocamere di sorveglianza e dei dispositivi indossabili.

Un altro ambito di applicazione del 6G dovrebbe riguardare le cosiddette "reti non terrestri", che consistono nell'utilizzo di satelliti a diverse quote orbitali, con l'obiettivo di portare connessioni rapide nelle zone oggi prive di copertura, comprese le aree più remote e isolate del pianeta. Con il 6G, infine, dovrebbe essere introdotta la possibilità di rilevare oggetti – tra cui i dispositivi mobili – tramite i segnali radio che emettono – si tratta del cosiddetto "sensing": tuttavia, l’idea che i gestori di rete possano in qualche modo avere accesso alla posizione (più o meno precisa) di moltissimi smartphone, e quindi dei loro utenti, genererà prevedibilmente grosse problematiche in termini di privacy.

5G vs 6G

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When it succeeds 5G in 2030, the next-gen mobile network will focus on upload speeds, AI, and radar-like “sensing” of vehicles, devices, and people.

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Il collegamento tra 6G e tecnologie oggi considerate di tendenza, come per l'appunto l'intelligenza artificiale, non è del tutto casuale. Già con il 5G, le aziende del settore avevano puntato su associazioni simili, enfatizzando le potenzialità del nuovo standard e promettendo applicazioni che nella maggior parte dei casi si sono rivelate più delle mere operazioni di marketing che delle reali innovazioni.

Il 5G ha infatti in parte disatteso le aspettative, trovando impiego principalmente in contesti molto specifici, tra cui la copertura di luoghi ad alta densità di persone, come gli stadi, e in alcuni ambiti industriali. Il clamore mediatico che aveva accompagnato il suo lancio aveva però contribuito ad alimentare una serie di teorie del complotto attorno al 5G, che avevano avuto conseguenze concrete, portato per esempio ad attacchi fisici alle antenne – considerate strumenti di sorveglianza di massa.

A oggi non è ancora del tutto chiaro come funzionerà esattamente il 6G, né quali saranno le sue applicazioni concrete; tuttavia, visti i precedenti, è ragionevole aspettarsi che anche questa tecnologia possa essere sfruttata per diffondere scetticismi e nuove teorie del complotto.

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