La vita ideale della Gen Z esiste solo nei videogiochi L’escapismo di Tomodachi Life, Animal Crossing, The Sims e tanti altri

Nel caso non ve ne foste accorti, Nintendo ha rilasciato lo scorso 16 aprile l’attesissima versione per Switch di Tomodachi Life (ora Tomodachi Life: Una vita da sogno). Il titolo era apparso per la prima volta nel catalogo della casa di Kyoto nel 2009, ma all’epoca era un’esclusiva giapponese e non arrivò mai sul mercato globale. È stato solo nel 2013, con l’uscita per Nintendo 3DS, che il gioco è diventato un fenomeno virale in tutto il mondo grazie alla sua meta-assurdità, all’umorismo giapponese e al caos calcolato che lo caratterizza.

Solo in Tomodachi Life può succedere che Michael Jackson e PinkPantheress siano migliori amici, che la social media editor di nss G-Club sia innamorata di Jennie delle Blackpink e che Sergio Mattarella e Gojo Satoru di Jujutsu Kaisen vivano sotto lo stesso tetto (o almeno questo è ciò che succede sull’isola di chi vi scrive). È un mondo surreale in cui, paradossalmente, il giocatore non ha quasi alcun controllo, pur potendo decorare l’isola a proprio piacimento. Un angolo di escapismo digitale che, proprio per questo, è così amato dalla Gen Z.

Avere una casa è finalmente possibile per la Gen Z (nei videogiochi)

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Tomodachi Life appartiene a quella categoria di giochi chiamata «cozy games»: niente armi da fuoco, niente jumpscare e nessuna attività cerebrale sopra la norma. L’esperienza dei giochi rilassanti equivale un po’ all’idea di un luogo «dove il cuore riposa e l’ansia scompare», per intenderci. Pensate ad Animal Crossing, Stardew Valley, Pokopia e The Sims, tutti titoli in cui non succede mai nulla di veramente negativo, gli esseri umani convivono con animali e creature mistiche e persino la Gen Z può permettersi di avere una casa, come sottolinea anche Dazed.

Perché il vero selling point dei «cozy games» è anche questo: offrire un’esperienza completamente personalizzabile, dal proprio avatar fino al mondo che lo circonda. Kayla Sims, conosciuta online come lilsimsie, è una content creator americana che con i suoi 2,22 milioni di iscritti su YouTube dimostra quanto le persone amino guardare altri costruire case su The Sims, forse persino più di quanto amino giocare in prima persona. In uno dei suoi video più visti, con oltre 2,1 milioni di visualizzazioni, Sims mostra come diventare ricchi mettendo in affitto le case possedute nel gioco: un po’ un fetish per una generazione che spesso non riesce nemmeno ad avvicinarsi all’idea di comprare la prima casa.

Il terzo luogo che tanto vogliamo è sulla Switch?

Il gaming è notoriamente sinonimo di community, anche se a volte può sembrare un ambiente intimidatorio da approcciare. Si parla spesso di misoginia e omofobia, soprattutto nei circoli legati agli FPS (first person shooter, come Fortnite, Valorant e Overwatch), e per chi non è cresciuto giocando può risultare difficile sentirsi subito parte del mondo. Il successo dei «cozy games», però, sta proprio nel contrario: creare community anche per chi si sente spaesato, anche per chi gioca per la prima volta. Dall’uscita del nuovo Tomodachi Life, il subreddit r/TomodachiLife ha registrato un forte aumento di visitatori, arrivando a 1,6 milioni di visite settimanali. Gli utenti chiedono opinioni sulle proprie isole, condividono gli avatar creati e trasformano il gioco in un generatore continuo di meme.

Si crea così un effettivo terzo luogo, uno di quelli tanto desiderati dalla Gen Z, dove è possibile confrontarsi, parlare e creare legami sia in game che al di fuori. In uno studio della Erasmus University di Rotterdam, condotto attraverso interviste qualitative a undici gamer tra i 18 e i 34 anni, è emerso che i «cozy games» funzionano come meccanismi di coping, aiutando i giocatori a raggiungere uno stato psicologico più positivo e a gestire meglio la vita quotidiana. La ricerca sottolinea anche come questo tipo di escapismo non sia una semplice distrazione, ma un’esperienza trasformativa capace di favorire rilassamento, crescita personale e persino auto-scoperta. Peccato però che la vita perfetta tanto ambita dalla Gen Z si nasconda dentro un gioco da 60€

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