
Quello di quest’anno sarà il Met Gala o il Bezos Gala? A New York si intensificano le proteste contro la serata più glamour d'America
«L’unica cosa che mi dispiace del Met è che si sia trasformato in una festa in maschera», disse Tom Ford nel 2022 a Time. «Una volta c’erano solo persone molto chic che indossavano abiti bellissimi e andavano a una mostra sul XVIII secolo. Non dovevi sembrare del XVIII secolo». Tutte cose vere che però quest’anno sono passate in secondo piano rispetto a un’altra trasformazione che il Met Gala stesso si prepara ad attraversare, insieme a Condè Nast e alla moda in quanto tale: l’arrivo dei tech-oligarchi e nello specifico di Jeff Bezos e Lauren Sanchez che quest’anno, per la prima volta, saranno i principali sponsor dell’evento, ruolo che finora era stato ricoperto da azienda ma mai da privati.
Tra le loro copertine su Vogue, l’insistita e pubblicizzata presenza in Fashion Week e le voci che indicano Condé Nast come il prossimo obiettivo di conquista dell’impero di Bezos, sembra che l’edizione di quest’anno non sarà solo l’ultima con Anna Wintour a capo di Vogue, ma potrebbe essere anche l’ultima della moda come la conosciamo. E se già l’anno scorso ci si domandava come il trumpismo americano avrebbe influito sull’evento, la presenza ben più immediata e ingombrante di Bezos quest’anno ha già portato a numerose proteste contro l’influenza esercitata dai tech-oligarchi sulla cultura e sulle istituzioni pubbliche.
I poster del collettivo Everyone Hates Elon
Nelle ultime settimane, sui marciapiedi di Manhattan e all’interno delle carrozze della metropolitana sono comparsi numerosi manifesti rossi, lo stesso colore del Metropolitan Museum, che invitano i newyorkesi a boicottare l’evento. Su alcuni di questi poster si legge la scritta «The Bezos Met Gala: Brought to you by worker exploitation», un riferimento alle ripetute accuse di sfruttamento dei lavoratori nei magazzini di Amazon, mentre altri manifesti accusano invece Amazon di essere «the firm that powers ICE».
La campagna, finanziata da una raccolta fondi che ha raccolto 13mila dollari, è stata organizzata dal collettivo attivista britannico Everyone Hates Elon, un gruppo nato lo scorso anno il cui nome fa riferimento a Elon Musk ma che protesta contro il potere eccessivo dei miliardari, considerati incarnazione di problemi strutturali dell’economia contemporanea. Il collettivo è lo stesso che durante il matrimonio di Bezos e Sánchez a Venezia aveva srotolato un grande striscione in Piazza San Marco con la frase «If you can rent Venice for your wedding you can pay more tax». E sempre loro, al Louvre, avevano installato un ritratto incorniciato del principe Andrea per denunciarne i legami con Jeffrey Epstein.
Un altro segnale politico rilevante è arrivato dal sindaco di New York, Zohran Mamdani, che ha pubblicamente dichiarato che non parteciperà al gala insieme a sua moglie, rompendo una tradizione decennale di presenza dei sindaci all’evento. Mamdani, in un’intervista, ha specificato di supportare il Met ma di voler concentrare le proprie energie nel rendere New York più accessibile e vivibile.
Perché si protesta contro Jeff Bezos?
@msnow Jeff Bezos says he is "very optimistic" about a second Trump term. "He seems to have a lot of energy around reducing regulation. And my point of view, if I can help him do that, I'm gonna help him," Bezos said during an interview with Andrew Ross Sorkin during The New York Times DealBook Summit. #jeffbezos #bezos #trump #donaldtrump original sound - MS NOW
I motivi sono parecchi. Da parte del collettivo Everyone Hates Elon, le accuse ad Amazon sono duplici: le condizioni di lavoro nei magazzini dell’azienda e la sua collaborazione con l’ICE. Secondo il collettivo, è ipocrita che Jeff Bezos “compri” la corona del lusso mentre migliaia di lavoratori nei suoi fulfillment centers affronterebbero condizioni considerate di sfruttamento ed è anche più grave che l’azienda di Bezos fornisca servizi tecnologici e infrastruttura cloud all’ICE le cui deportazioni hanno disseminato il terrore in America in questi mesi.
Oltre a queste accuse specifiche, la protesta ha una dimensione anche ideologica. Per gruppi come Everyone Hates Elon, Bezos rappresenta l’emblema di una concentrazione di ricchezza eccessiva e dannosa per la società. In effetti, con l’arrivo di Bezos, il costo dei biglietti per l’evento è aumentato di 25mila dollari rispetto all’anno scorso toccando i 100mila dollari. Certo, sono soldi che andranno a finanziare il museo, ma l’aumento del biglietto è stato percepito come la celebrazione di un’élite sempre più distante dalla realtà della maggior parte delle persone e come un tentativo di migliorare la propria immagine pubblica attraverso la moda, le celebrità e la cultura.
Gli attivisti ritengono inoltre che eventi di questo tipo servano a “ripulire” la reputazione dei miliardari, permettendo loro di apparire generosi e sofisticati mentre evitano scomodi dibattiti politici su temi come la tassazione dei grandi patrimoni, il potere monopolistico delle loro aziende e le disuguaglianze economiche che spaccano la società. Aggrava anche le cose il fatto che Bezos abbia di fatto versato 40 milioni di dollari all’amministrazione Trump per i diritti di distribuzione dell’impopolare documentario su Melania Trump, un gesto che alcuni senatori hanno definito una tangente e che è stato visto come un simbolo di alleanza tra Silicon Valley e Washington.
Le passate proteste al Met Gala
Hypocrisy writ large. Alexandra Ocasio-Cortez calling for a tax on the rich at the $35,000 per head Met Gala in NYC. pic.twitter.com/GgaqDcIMGA
— Geoff Bell (@GeoffCBell) September 17, 2021
Ovviamente non è la prima volta che il Met Gala attira proteste. Dopo tutto è stato l’evento più esclusivo d’America per decenni ormai. Negli ultimi anni l’evento è stato più volte contestato: attivisti pro-palestinesi hanno tentato di disturbare le edizioni 2024 e 2025, gruppi ambientalisti hanno manifestato nel 2023, mentre nel 2021 alcuni sostenitori di Black Lives Matter furono arrestati fuori dal museo. Eppure tutti i commentatori americani, incluso il New York Times, stanno trattando l’opposizione mirata contro Jeff Bezos come un livello di contestazione finora mai visto per un Met Gala.
In passato, poi, alcuni ospiti si sono presentati con slogan politici stampati sui propri abiti, la più famosa di tutti sarebbe Alexandra Casio-Cortez col suo abito Tax the Rich che, però, dato il contesto elitario dell’evento non ha rappresentato una protesta molto riuscita. Altra fonte di malcontento, quest’anno, è stata la notizia che l’ultima edizione dell’evento ha raccolto complessivamente 31 milioni di dollari in un momento storico in cui molte testate giornalistiche, tra cui quelle legate a Condé Nast o anche quelle comprate da Jeff Bezos come il Washington Post, stanno tagliando il personale, riducendo i propri budget e anche “pilotando” molte opinioni verso territori più billionaire-friendly.
Un male necessario?
@judithlola_ if fashion isn’t art, then what is the point? blazer: RECTO #fashion #style #fashionmagazine #fashionindustry #luxuryfashion Hide CS01 (Ambient Rework) - Eleftherios & GLO
Sia come sia, il Met Gala rimarrà comunque una serata fondamentale per finanziare il Costume Institute, che ogni anno organizza mostre di grande valore storico e artistico dedicate alla moda. Lo stesso pubblico, che durante l’intera award season vede altrettante cene opulente popolate dalle élite, è molto “affamato” per la serata che, in effetti, nel tempo è diventata una vera istituzione. Il che porta a domandare se la presenza di Bezos non sia un male necessario, oltre che un segno dei tempi.
In un momento in cui la moda e le sue istituzioni sono particolarmente deboli, in cui le geografie di potere vengono riscritte con una classe di ultra-ricchi sempre più fondamentale, in cui la moda stessa deve tenersi vicina a poteri politici sempre più controversi (credete che Dior abbia postato su Instagram l’abito di Haute Couture di recente indossato da Melania?) la sopravvivenza del sistema dipende sempre più dal mecenatismo e dalla vicinanza con i potenti della terra. Forse, dunque, questo non sarà il Met Gala più controverso di sempre, ma solo il più controverso finora.















































