
Perché Mamdani ha rifiutato l’invito al Met Gala 2026? Secondo molti, c’entrano i coniugi Bezos
Ci sono eventi che non riguardano solo la moda o la cultura, ma che negli anni sono diventati i simboli di intere città. A Milano c’è il Fuorisalone, a Londra c’è il Frieze Art e il Carnevale di Notting Hill e a New York c’è il Met Gala. Negli anni, quella che era una serata estremamente elegante è diventata il culmine del calendario sociale newyorkese e, in parte, del mondo intero. E tutto grazie al grande meccanismo di attesa, di spettacolo e di networking sociale imbastito da Anna Wintour. A un vento del genere è normale che venisse puntualmente invitato il sindaco della città. Meno normale è che il sindaco si rifiuti di venire. Ed è quello che è capitato quest’anno.
Per generazioni intere, si potrebbe dire, i sindaci della città, da Bloomberg a de Blasio fino a Eric Adams, erano presenze fisse e il Met Gala aveva in fondo un contorno politico, essendo legato a una delle più antiche istituzioni culturali di New York. Ed è forse proprio per questo che Zohran Mamdani, il nuovo sindaco democratico-socialista con la sua lotta alle disuguaglianze e al costo della vita, ha deciso di declinare l’invito a lui e sua moglie.
Cosa è successo
@nssmagazine The new mayor of New York doesn’t pretend to be an outsider, he truly is one, and his aesthetic reflects that truth. His accessories tell stories more intimate than any interview: three rings made by his wife, designer and illustrator Rama Duwaji; a digital Casio watch straight out of the ’90s; and a red cotton bracelet on his wrist. What do you think? #zohranmamdani #mamdani #mayor #tiktokfashion #style Jazz Bossa Nova - TOKYO Lonesome Blue
Giovedì scorso Mamdani ha confermato personalmente, in un’intervista al magazine Hell Gate, che né lui né sua moglie Rama Duwaji prenderanno parte al Met Gala di quest’anno. A ben vedere, l'evento è diverso dalle altre edizioni: sarà sponsorizzato per la prima volta dalla coppia di miliardari Jeff Bezos e Lauren Sánchez-Bezos, che rivestiranno anche il ruolo di presidenti onorari della serata.
Il sindaco ha giustificato la sua assenza in modo laconico dicendo solo: «Il mio focus è sull’abbordabilità e sul rendere la città più costosa d’America un posto in cui si possa ancora vivere». Ha specificato che non si tratta di una sua disapprovazione dell’evento o del museo, che ha affermato di ammirare, ma ha fatto capire tra le righe che, date le sue politiche e i suoi ideali, la sua partecipazione sarebbe una stonatura.
La sua decisione ha senso?
Watch Mamdani handle the Met Gala question in this Hell Gate interview.
— Armaan Sidhu (@realarmaansidhu) April 17, 2026
"I love the Met. I think that it's an incredible museum. I recently saw 'The Thomas Crown Affair,' which, have you seen it? Great movie."
Three sentences. He redirected the entire interview from an elitism… https://t.co/IzPjgJc2Nv
Per un sindaco che ha costruito la propria identità politica sulla riduzione delle disuguaglianze, sedersi a un tavolo con miliardari e celebrità vestite con abiti da centinaia di migliaia di dollari sarebbe in effetti apparso ipocrita. E partecipare al Met Gala, evento notoriamente esclusivo e carissimo anche se orientato alla cultura, avrebbe rischiato di mandare un messaggio contraddittorio proprio mentre la città soffre di una crisi abitativa e di un divario economico sempre più profondo.
La scelta è ancora più significativa se si considera che, in passato, alcuni progressisti avevano usato la stessa piattaforma per lanciare messaggi forti: basti pensare al vestito di Alexandria Ocasio-Cortez con la scritta “Tax the Rich” nel 2021 che attirò una bufera di polemiche. Mamdani ha di fatto scelto di concentrarsi sui fatti, senza fare compromessi. A maggior ragione la scelta ha senso, considerato che questo è il primo Met Gala che si svolge sotto le metaforiche insegne di Jeff Bezos.
La sponsorizzazione di Jeff e Lauren Sánchez Bezos non è un dettaglio trascurabile, dato che è forse il passo più significativo dell’infiltrazione dei tech-oligarchi nell’industria della moda e negli eventi culturali di alto profilo. Se per anni il Met Gala è stato percepito come un territorio della liberalità culturale americana, un evento dominato da designer, attori, artisti e intellettuali progressisti che si mescolavano agli ultra-ricchi per il fine comune di sostenere il museo, con i Bezos a dettare il tono della serata, specialmente nel mezzo della fase più controversa della seconda presidenza Trump, la musica è decisamente cambiata.
La moda e le tecno-èlites
Si è molto parlato, quest’anno, di come la coppia Bezos-Sanchez abbia in animo di allungare le proprie mani sulla moda e specialmente su Vogue. Secondo alcuni rumor del Daily Mail, Jeff Bezos avrebbe intenzione di acquistare Condé Nast, e creare dentro Vogue una posizione per Lauren Sanchez approfittando della prossima uscita di Anna Wintour. La famiglia Newhouse, che possiede Condé Nast dal 1959 attraverso Advance Publications, ha smentito la voce ma diverse fonti interne sembrano convinte del contrario. Secondo un articolo pubblicato su Substack da Rob Shuter perfino l’apparizione di Sanchez alla Paris Fashion Week sarebbe stata parte di una precisa strategia, in quanto messaggio indirizzato all’intero sistema moda.
In generale i grandi capitali della Silicon Valley e dell’e-commerce paiono sempre più interessati alla moda, basti pensare alla presenza di Mark Zuckerberg da Prada quest’anno. Si tratta sia di un tentativo di iscriversi nella pop culture da parte di miliardari-celebrità universamente impopolari (una protesta contro Bezos è già stata annunciata al Met Gala di quest’anno) ma anche di una relazione d’affari, date le molte partnership che aziende come Meta o Google stanno stringendo con la moda per aprire il grande e controverso capitolo del tech indossabile.
La scelta di Mamdani di restare fuori dall’intero circo del Met Gala, dunque, andrebbe letta come un rifiuto esplicito del classico copione istituzionale. Mentre i tech-miliardari trasformano anche la moda in un’estensione del loro potere economico, il sindaco socialista ricorda che la vera priorità di una città non è lustrare l’immagine dei ricchi, ma garantire a tutti un’esistenza dignitosa. Ma provate a spiegarlo a Jeff Bezos.















































