
“Il Diavolo Veste Prada 2” è una parodia di Jeff Bezos e sua moglie? Dopo l’uscita del film nelle sale, sempre più persone hanno notato i parallelismi
L’uscita de Il Diavolo Veste Prada 2 è arrivata in un momento quasi simbolico, ovvero a pochi giorni dal Met Gala 2026, che non solo sarà l’ultimo a svolgersi sotto le insegne di Anna Wintour in veste di regina di Vogue, ma anche il primo a essere sponsorizzato dalla coppia di miliardari Jeff Bezos e Lauren Sanchez che, nell’ultimo anno, hanno fatto di tutto per insediarsi nei circoli più elitari della moda.
Un coinvolgimento che ha suscitato proteste e che ha destato curiosità sulle celebrità che non saranno presenti quest’anno, forse per assenza di invito e forse per dissociarsi diplomaticamente dagli sponsor di quest’anno: la lista include il sindaco Mamdani, Zendaya (ma Law Roach ci sarà da solo) e la stessa Meryl Streep, la cui assenza quest’anno ha sollevato molte curiosità anche se l’attrice ha sempre rifiutato di partecipare al Met Gala sia come invitata che come co-chair.
Ma ad aggiungere potenziale benzina sul fuoco c’è un elemento che tanti hanno notato guardando il film, e cioè che la trama de Il Diavolo Veste Prada 2 e alcuni dei personaggi, nello specifico dei miliardari che vorrebbero comprare Runway, sembrano stranamente la parodia di Jeff Bezos e Lauren Sanchez. Ma sarà vero?
“Il Diavolo Veste Prada 2” è un troll alla coppia Bezos-Sanchez?
@andrewfreund Is “The Devil Wears Prada 2“ trolling Jeff Bezos, and all billionaires? What are your thoughts? #devilwearsprada #devilwearsprada2 #jeffbezos #laurensanchez #billionaire original sound - Andrew Freund
Il Diavolo Veste Prada 2 si incarica, con la sua storia, di fotografare il mondo della moda di oggi: i grandi brand che tengono l’editoria al guinzaglio grazie alle loro inserzioni; la moda trasformata in intrattenimento e asset finanziario, il predominio degli influencer e, in breve, la crisi delle vecchie riviste di un tempo travolte dall’ascesa dei nuovi media digitali con tutti i loro annessi e connessi in termini di AI, calo dell’attenzione, cancel culture e via dicendo.
Lo stesso film è molto “meta” dato che parla di questo processo pur rappresentandone una nuova iterazione: basti pensare alle mille capsule brandizzate e ai mille camei di veri designer che nel primo film, con l’eccezione di Valentino Garavani e Giancarlo Giammetti, non avevano voluto né apparire né fornire i propri abiti. Ma oltre a questo aspetto, la trama del film include il personaggio di Benji Barnes, un miliardario tech ossessionato dalla longevità, che intende comprare il magazine Runway come regalo per la sua nuova fidanzata Emily, ex-assistente di Miranda adesso diventata una manager da Dior.
Nel film, il personaggio di Barnes interpretato da Justin Theroux non solo è appena divorziato come Bezos e ha una ex-moglie, Sasha, che invece preferisce dedicare i suoi miliardi a cause più “etiche”. Anche qui è proprio come Bezos. Sempre il personaggio (che in realtà è anche una parodia di Elon Musk) ha attraversato una trasformazione fisica quando è diventato ricco, parla di mandare razzi nello spazio e di un nuovo mondo basato sulle AI, accettando con entusiasmo di distruggere il passato in nome del futuro. Impossibile insomma non notare il parallelismo tra queste figure, tanto più che le voci su un possibile acquisto di Vogue da parte dei Bezos circolano ancora nonostante le smentite.
Ma è davvero così?
I wish I could be a part of the catering staff at The Met tomorrow just to see how people are around Jeff Bezos and Lauren Sanchez after the release of The Devil Wears Prada 2. I can't imagine worse timing for that film to come out LMAO
— Whackeen (@Readerbell_) May 3, 2026
Come ci si poteva aspettare, i rappresentanti di Emily Blunt hanno negato che il suo personaggio fosse basato su Lauren Sanchez, così come quelli di Meryl Streep non hanno commentato troppo sull’assenza dell’attrice al Met Gala, giustificandola come una questione di preferenza personale. Intervistata da Variety sulla somiglianza, la sceneggiatrice di entrambi i film Brosh McKenna ha detto: «Avevamo già una sceneggiatura e stavamo girando il film quando sono iniziate a circolare le voci [secondo cui Bezos stava valutando l'acquisizione di Condé Nast]. Non è stato un caso. Ma, quando è successo, abbiamo esclamato: “Wow!”».
Ma sempre secondo un altro articolo di Variety, Brosh McKenna avrebbe scritto la sceneggiatura dopo aver intervistato diversi dipendenti del vero Condè Nast, e dunque anche di Vogue, e secondo le fonti del magazine la “parodia” di Jeff Bezos e Lauren Sanchez sarebbe piuttosto stata ispirata dalla paura di quei dipendenti di veder comprate le storiche riviste della casa editrice dai miliardari della Silicon Valley proprio come era successo con il Washington Post che proprio Jeff Bezos aveva acquisito nel 2013 e poi “rovinato” di recente con licenziamenti di massa e una forte incrinatura della sua indipendenza editoriale.
Insomma, siamo di fronte a un caso in cui tutti i creativi coinvolti non possono ammettere apertamente che la parodia esiste veramente ma in cui il tempismo degli eventi e i parallelismi della trama non possono sfuggire a nessuno che sia informato sul mondo editoriale. Si può però dire, tutt’al più, che il film inquadra come vero problema il nichilismo neoliberista dei tech-oligarchi che vogliono comprare tutto e smantellarlo per alzare i propri margini di guadagno, senza lontanamente prendere in considerazione i valori umanistici della bellezza, della creatività umane e via dicendo, sacrificando tutto sull'altare dell'efficienza.
O, come ha detto la stessa sceneggiatrice: «C'è una differenza tra chi le possiede perché vuole trarne profitto e chi le possiede perché vuole rafforzare la propria reputazione, acquisire prestigio o frequentare feste con le star del cinema. Per queste persone, tali testate possono essere chiuse in qualsiasi momento. Acquistano istituzioni prestigiose senza alcuna intenzione di mantenerle in vita».












































