Il Newspaper Dress è più controverso di quanto si possa pensare Da Schiaparelli a Galliano, l'abito in passerella da Chanel fa emergere vecchie perplessità
Martedì scorso, nella suggestiva località balneare di Biarritz, Francia, Chanel ha presentato la nuova Cruise 2027. Tra infiniti richiami al mondo nautico ed enormi accessori colorati, il direttore creativo Matthieu Blazy ha firmato la sua quinta collezione per il brand puntando tutto sui ruggenti anni ‘20. Ma tra le stampe esplorate in questa collezione ce n’è una sorprendente che ha preso forma negli anni ‘30 non dalla mente di Coco Chanel, bensì dalla sua più famosa rivale, Elsa Schiaparelli.
Alcuni dei look della Cruise 2027 di Chanel erano Newspaper Dress, un abito che ha una storia lunga quasi cento anni e che non ha mai smesso di essere controverso. Blazy ha spiegato i look alla stampa, dicendo che si tratta di riferimenti simpatici all'idea di mangiare fish and chips in riva al mare, così come a una famosa citazione di Gabrielle Chanel - «I like to read the newspaper, like men» (Mi piace leggere il giornale, come gli uomini). Ma forse c'è di più.
Elsa Schiaparelli negli anni ‘30
L'idea di presentare la nuova collezione a Biarritz rappresenta un omaggio diretto a Gabrielle Chanel, che nel 1919 decise di creare dei look appositamente per le clienti che passavano l’estate nella località francese (inventando così l'intero format delle sfilate Cruise), il Newspaper Dress disegnato da Blazy non c’entra molto con la doppia C. Nell’autobiografia Shocking Life, la stilista surrealista Elsa Schiaparelli racconta l’invenzione della stampa come il risultato dell'unione due fonti di ispirazione: gli articoli scritti su di lei e i cappelli di carta che aveva visto indossare alle pescivendole del mercato di Copenaghen nel 1935.
«Queste donne indossavano in testa giornali attorcigliati in strani cappelli», si legge nell’autobiografia, il che diede l’idea a Schiaparelli di ricoprire metri e metri di seta con articoli di giornale da utilizzare per la realizzazione di qualsiasi capo di abbigliamento - «camicette, sciarpe, cappelli e ogni sorta di stravaganza da bagno». Sul tessuto furono stampati non articoli qualunque, ma pezzi in inglese, svedese, tedesco e francese che raccontavano l’apertura del nuovo atelier Schiaparelli a Place Vendôme, recensioni delle sue ultime collezioni e il lancio di profumi e nuovi look. La stilista commissionava spesso stampe particolari: a questa realizzata con gli articoli di giornale si aggiungono la fantasia con la bandiera reggimentale francese e quella con i francobolli, creata dalla stilista per una camicia destinata all'aviatrice Amy Johnson.
John Galliano 60 anni dopo
Lasciando un attimo da parte i vestiti di carta che andavano di moda negli anni ‘50 e ‘60, realizzati durante le Grandi Guerre e tornati in voga anni grazie anche ad artisti e designer del calibro di Andy Warhol, Ossie Clark, Hussein Chalayan e Yves Saint Laurent, facciamo un salto temporale per arrivare nel nuovo millennio. Era appena iniziato il 2000 quando John Galliano, al tempo alla direzione creativa di Dior, portò in passerella l’Hobo Chic, agitando la critica e provocando controversie che riecheggiano ancora adesso, a distanza di decenni.
Per la collezione Haute Couture, Galliano decise di realizzare abiti che riportavano le pagine di moda dell'International Herald Tribune. Mettendo da parte lo sfarzo, il designer prese tessuti preziosi come lo chiffon e la seta rovinandoli e strappandoli per creare look dall’estetica trasandata tra orli irregolari, accessori inusuali come una spilla a forma di forchetta e modelle che sfilavano in anfibi.
Galliano non nascose che l’ispirazione dietro a questa collezione erano i senzatetto di Parigi, i vagabondi degli anni ‘20 e ‘30 che da ricchi facevano finta di essere poveri, ma anche le fotografie della statunitense Diane Arbus. Un articolo del New York Times dal titolo Liberties; Haute Homeless datato 23 gennaio 2000 riporta una citazione di Galliano: «Alcune di queste persone sono come degli impresari, con i cappotti indossati sulle spalle e i cappelli portati con una certa inclinazione. È fantastico».
La controversia si ripete
Matthieu Blazy told Vogue’s Sarah Mower that Gabrielle Chanel’s quote, “I love to read newspapers, like men.” inspired these Chanel Resort 2027 looks! pic.twitter.com/T8aibwgXbe
— LEGENDARY LADE! (@LegendaryLade) April 29, 2026
Non è il fatto di aver portato sulla passerella di Chanel una stampa inventata per l’alta moda da Elsa Schiaparelli a creare un certo alone di controversia attorno al look di Blazy per la Cruise 2027, quanto ciò che racconta la stampa stessa. Così come 26 anni fa il Newspaper Dress di Galliano fece scalpore per aver romanticizzato la povertà rendendola un’estetica da acquistare a caro prezzo, l’abito di giornale di Chanel affronta il tema dell’esclusività tanto amato dalle classi più agiate, così come dalla loro nostalgia per “i tempi passati”, in un contesto riservato.
È interessante come Blazy abbia scelto di proporre questa stampa non in una collezione qualsiasi di Ready-to-Wear - le sue, sempre virali - ma in una Cruise, ossia uno show dal profilo più basso che le maison di lusso organizzano principalmente per i clienti di alto rango e i VIP amici del brand. Se vedere quest’abito durante la Fashion Week potrebbe sembrare un tentativo di raccontare i tempi di crisi (come dice Nathalie Khan in Catwalk Politics, «la moda può riflettere, ma non può rinnovare, la società»), il fatto che sia apparso in uno show così selettivo fa intendere che il suo scopo sia puramente estetico: dai ricchi per i ricchi.
Quando Elsa Schiaparelli commissionò la stampa, nel 1935, non esistevano i social, l'odio per chi era diverso era visto quasi come una qualità più che come segno di ignoranza, e la moda era ancora un affare per pochi che, se fossero vivi adesso, soffrirebbero duramente gli effetti della woke culture. Quando John Galliano la riprese per la Haute Couture di Dior, fu aspramente criticato per aver mitizzato l’estetica della povertà (riuscendoci, perché ancora adesso si parla di Hobo Chic), ma soprattutto per aver cercato di venderla ai ricchi clienti della maison: la SS00 è stata gudicata dalla stampa di cattivo gusto e volgare. «Of course, it's hard to imagine a couture client shelling out $25,000 for a dress just so she can look like a bum» (Certo, è difficile immaginare che una cliente di alta moda sborsi 25mila dollari per un abito solo per sembrare una barbona), commentò Cathy Horyn.
Sarah Jessica Parker in the legendary John Galliano for Dior newspaper dress — forever cemented in pop culture by Carrie Bradshaw in Sex and the City pic.twitter.com/WHQw9RM4Yz
— (@heelsculture) August 9, 2025
È strano vedere una delle stampe più controverse della storia venire riproposta nel 2026, ma ancora più strano è vederla utilizzata da Matthieu Blazy, re del quiet luxury e dell’innovazione tessile. Da un certo punto di vista, il look avrebbe potuto rappresentare il supporto da parte di Blazy e Chanel al mondo dell’editoria, che sta affrontando uno dei periodi più difficili di sempre (dall’intervento sempre più insistente di imprenditori tech americani alla chiusura di alcune delle più famose testate di moda).
Ma non ci spingeremo così in là con la fantasia, ci rassegneremo a credere che si tratti dell’ennesima strategia-sfrutta-nostalgia. Del resto, Carrie Bradshaw era così affascinante con il Newspaper Dress di Galliano in Sex and the City.