
Tutti gli errori di "Michael" sono racchiusi in un libro La biopic sul Re del pop non basta per conoscere la sua storia
Com’era già successo col biopic sui Queen, il film su Michael Jackson sta sbancando i botteghini, andando ben al di là del suo intrinseco valore cinematografico. Nonostante le critiche, il film può contare sulla sua fanbase, solidissima e numerosissima, che non ha mai smesso di amarlo, sull’interpretazione particolarmente riuscita di Jaafar Jackson e naturalmente su un repertorio di canzoni grandiose. Del resto, stiamo parlando del Re del pop, colui che ancora oggi detiene il record del disco più venduto al mondo con Thriller (1982), le cui ultime stime si assestano intorno a 122 milioni di copie vendute.
Come detto nella nostra recensione, il film è stato fortemente influenzato dalla famiglia e ci sono diverse cose che non tornano: per dirne una eclatante, mancano all’appello almeno due sorelle (Rebbie e Janet) e un fratello (Randy). Ci sono poi alcune piccole invenzioni (MJ, per esempio, non ha mai scritto il brano Thriller), linee temporali deformate e molte omissioni dei fatti. Come ha scritto Andy Greene nel suo articolo di fact checking su Rolling Stone, se dovessimo fare un elenco delle cose che sono state omesse dal film bisognerebbe fare un articolo lungo quanto Guerra e Pace.
Quando si fa un biobic che copre un arco di tempo così lungo, la compressione dei fatti e la distorsione temporale fanno quasi parte del gioco. All’alba del 2026 dovremmo aver imparato ormai che la qualità di un biopic, soprattutto di uno musicale, non si giudica dalla totale e completa adesione ai fatti. Per esigenze narrative, molti avvenimenti devono essere semplificati, compressi e dislocati nel tempo, in modo da rendere la narrazione e la sua fruizione più avvincente.
Non è la veridicità dei fatti il problema principale di Michael, ma il grado di approfondimento di un personaggio così complesso come era MJ. Ecco perché, se volete veramente conoscere MJ più in profondità, il nostro consiglio non è quello di vedere soltanto un film, ma di leggere un buon libro. Nello specifico un saggio della scrittrice premio Pulitzer Margo Jefferson, edito anche in Italia e intitolato semplicemente Su Michael.
Qui potrete trovare tutte le cose che mancano nel film. Non soltanto le arcinote accuse di pedofilia e le conseguenti vicende giudiziarie - il film evita accuratamente il problema terminando nel 1988 (le prime accuse arrivano nel 1993) - ma anche altri elementi fondamentali della vita di MJ che nel film vengono trattati soltanto in maniere superficiale.
Eccoli riassunti.
1. Il rapporto col padre
Watching the latest Michael Jackson doc, the first public speech his father made after his death was to announce he's starting a new record label, some families can be useless, I'm glad he was omitted from his will.
— YH (@Yemihazan) April 11, 2026
È in teoria il cuore del film, la cui narrazione si basa sulla liberazione di MJ dal giogo del padre che avrebbe voluto tenerlo incatenato agli affari di famiglia e alla band da lui costituita insieme agli altri fratelli - i Jackson Five, da cui tutto era partito. La storia del film è sostanzialmente questa, ma ne fornisce una versione annacquata ed edulcorata, quasi disneyana. Certo, vengono inevitabilmente mostrati alcuni episodi di violenza come la scena in cui si mostrano le cinghiate ai danni di MJ - rivendicate dal padre stesso, che ha confermato di averlo frustato con una verga e una cintura, ma di non averlo mai picchiato perché a suo dire «si picchia qualcuno con un bastone».
Un’affermazione che rende bene l’idea di quanto la normalizzazione della violenza fosse un punto fermo nell’educazione dei figli per il patriarca della famiglia Jackson. Joseph Jackson è stato spesso definito, per usare un eufemismo, un «rigoroso sostenitore della disciplina», ma il film non restituisce lo stesso clima di terrore in cui hanno vissuto tutti i fratelli Jackson e che emerge, invece, dalle interviste di J. Randy Taraborrelli ai Jackson e ai loro parenti, dalle rivelazioni di La Toya J. nel suo libro (Ecco il mio libro, quello che la mia famiglia non vuole che leggiate) e dalle dichiarazioni pubbliche di Michael.
Come racconta Jefferson nel suo saggio, c'è una strana qualità «alla Till Eulenspiegel» in alcuni di questi abusi: il padre-padrone indossava spesso maschere macabre e spaventava i suoi figli svegliandoli, picchiettando sulla finestra della loro camera da letto fingendo di entrare o mettendosi in piedi sopra i loro letti, aspettando che si svegliassero urlando. Questo aggiunge una nuova dimensione ai mostri nella villa infestata nel famoso video di Thriller. E ai doppioni che continuano a spuntare nella cosmologia video di Michael: il Michael buono e il Michael demone; Michael il salvatore e Michael l’assassino; Michael che canta in una canzone intitolata Threatened: «Mi temi perché sai che sono una bestia / Ti osservo mentre dormi». I primi veri film dell’orrore MJ li ha visti di persona, non in televisione.
2. La star bambino
@michael110005 Whos loving you by the Jackson 5 #michaeljackson #kingofpop #thejackson5 #thejacksons Beat It - Michael Jackson
Michael Jackson entrò nel mondo dello spettacolo all’età di cinque anni e a dieci era già una piccola star. Lui e i suoi fratelli provavano sei ore al giorno: tre prima di andare a scuola e tre dopo. Non c’era spazio per nient’altro. Il film su MJ mostra chiaramente come la sua infanzia gli sia stata letteralmente rubata: all’inizio lo vediamo guardare con invidia fuori dalla finestra mentre gli altri bambini fuori giocano a palle di neve; più avanti, lo sentiamo lamentarsi con la mamma di non poter avere veri amici a causa della sua notorietà. Ma c’è un non detto che non viene esplorato ed è la sessualizzazione della star-bambino.
Per certi versi MJ è stato la versione maschile e anni ‘80 di Shirley Temple. Entrambi sono entrati nel mondo dello spettacolo grazie a un precoce sex appeal mediatico, incoraggiato dalle loro figure adulte di riferimento. Nelle sue esibizioni da bambino MJ era spinto verso la seduzione del pubblico femminile. Nel suo saggio, Jefferson cita una performance particolarmente esplicita del 1968 al Mr. Lucky’s, un locale notturno di Gary. Michael canta Skinny Legs, un brano di Joe Tex che parla di una povera donna che deve camminare per strada esponendo le sue esili membra a qualsiasi uomo abbia voglia di guardare. Joe la offre a ogni uomo, ma nessuno la vuole. «Non preoccuparti» la rassicura «Perché c’è qualcuno da qualche parte» che prenderà la sorella, «gambe magre e tutto il resto!».
11-year-old Michael Jackson with The Jackson 5 singing “I Want You Back” on the Ed Sullivan Show (1970)
— Rock History (@historyrock_) April 26, 2026
The rest is history. pic.twitter.com/dSlYJ2kgwv
Durante l'esibizione di Skinny Legs, il piccolo Michael veniva spinto sotto i tavoli a sollevare le gonne delle signore. Nessuno si è mai soffermato troppo sui suoi gesti, le sue movenze e su quei testi sessualmente espliciti espressi da un bambino di appena otto o nove anni «Quando ti avevo tutta per me, non mi volevi intorno...» canta nel successo I Want You Back. Ma si tratta di un bambino, e questo conferisce alla canzone una sfrontatezza che altrimenti non avrebbe. È un bambino che canta per noi adulti, ma sembra molto più sicuro di quanto lo saremmo noi e ci canta di cose che i bambini non dovrebbero neanche sapere.
La stessa cosa avviene in I’ll Be There e Never Can Say Goodbye. Per anni, su MJ si è parlato a dismisura di come si pensa o si sospetta che abbia trattato i bambini. Ma non parliamo mai di come noi – nel senso di noi società – da decenni trattiamo e sessualizziamo le giovani star. Non c’è nulla di naturale nel modo in cui vengono create queste star bambine, che in un certo senso sono state vittime di abusi da parte della stessa cultura che hanno contribuito a creare.
3. Il Re del pop
@therocknrollbible Michael Jackson and Paul McCartney were friends and collaborators in the early ’80s, working together on hits like “Say Say Say” and “The Girl Is Mine.” But things changed when Michael bought the publishing rights to The Beatles’ catalog in 1985—something Paul had once advised him to invest in. Jackson outbid him, leaving McCartney feeling betrayed. What started as a friendship turned into one of music’s most famous business rifts.
original sound - The Rock N Roll Bible
Quando arriviamo all’età adulta di MJ, il film non manca di mostrarci la sua smisurata ambizione e la sua voglia di fare le cose in grande, con tanto di citazione di Walt Disney - «Se puoi sognarlo puoi farlo». Ma si ferma lì. Ci fa vedere il lato luminoso del suo entusiasmo, ma non ci mostra fino a che punto fosse disposto a spingersi per realizzare il suo sogno. Walt Disney è stato sicuramente uno delle figure chiave di riferimento per MJ, ma non è stata l’unica.
Ce n’è stata almeno un’altra, meno nota, che è stata altrettanto determinante. Si tratta di Phineas Taylor Barnum, il grande imprenditore circense americano che nel 1872 mise in piedi il circo noto come The Greatest Show on Earth (Il più grande spettacolo del mondo), sul quale è stato girato anche il film The Greatest Showman con Hugh Jackman. Burnum era di fatto un grande mistificatore della realtà, che fece fortuna mettendo in scena una serie di freaks, costruiti a tavolino: dalla finta balia di George Washington di 161 anni alla donna barbuta, fino all’uomo-scimmia.
when michael jackson and britney spears performed together in 2001... the stage had never seen so much pop power. HISTORY. pic.twitter.com/JMCmcTtuaI
— 2000s (@PopCulture2000s) April 27, 2026
Spesso gli spettacoli di Barnum finivano in tribunale con l'accusa di truffa, ma ciò non faceva che aumentare il suo successo. MJ lesse con fervore l'autobiografia di Barnum e ne regalò una copia a tutto il suo staff, dicendo loro: «Voglio che la mia carriera sia il più grande spettacolo del mondo». Così divenne sia produttore che prodotto. L’impresario di sé stesso. Chi non ricorda almeno una delle sue assurde trovate che seguirono, come il fatto di dormire in una camera iperbarica come un faraone o l’esposizione del figlio appena nato sul balcone davanti a una folla esultante, come un re che mostra il nuovo principe ai suoi sudditi?
MJ non aveva nessun freno, nel bridge di Billy Jean cantava di come la madre lo avesse avvertito: «Stai attento a ciò che fai / perché una bugia diventa verità». Iniziò la sua carriera solista creando lo spettacolo e la finì diventando lui stesso lo spettacolo, a sua volta un freak.
4. L’identità di MJ
@thr1llern1ght Michael Jackson Talks About His Surgery Surrounding His Face. ##MichaelJackson##kingofpop##mjcontent##FYP##mjedits Beat It - Michael Jackson
E così veniamo a uno dei punti più controversi della vicenda Jacksoniana: la trasformazione del corpo e in particolare del viso di MJ. Nel film si mostra solo il primo intervento chirurgico al naso e si accenna in maniera blanda alla questione della vitiligine, la malattia che l’ha indotto a intraprendere varie terapie di depigmentazione per uniformare il colore della sua pelle, rendendolo di fatto il primo afroamericano bianco della storia.
Nei suoi ultimi due decenni di vita, abbiamo visto MJ trasformarsi da uomo snello dalla pelle scura a essere effeminato, androgino, quasi alieno dalla pelle bianca. Il suo viso è diventato una maschera cerimoniale ottenuta attraverso il trucco e la chirurgia. Per alcuni divenne un mostro, per altri, come Keith Haring, la coraggiosa invenzione di «una creatura né nera, né bianca, né maschio, né femmina» che «ha negato la definitività della creazione di Dio e l’ha presa nelle sue mani».
MJ non ha mai offerto ritratti della mascolinità nera o bianca che fossero minimamente realistici o convenzionali. Nel video di Black Or White, Michael – in camicia bianca e pantaloni neri - balla con diversi popoli del mondo. Ognuno indossa abiti tradizionali e, per alcune battute, il suo corpo fluido si adatta a ogni stile di danza. Alla fine, assistiamo a una fusione etnica virtuale di uomini e donne di vari gruppi che si trasformano l’uno nell’altro, scambiandosi volti e lineamenti. È probabile che sia sempre stata questa la chimera inseguita da MJ, il tentativo disperato di un adulto-bambino di incarnare un nuovo volto del genere umano creato dalla scienza, dalla medicina e dalla cosmetologia. Come recita il testo della canzone, «If you're thinkin' of being my baby (or brother) It don't matter if you're black or white».














































