Che cosa è il principio della «distruzione della domanda» di cui si sente tanto parlare? Ora che la crisi energetica sta arrivando anche in Europa

In riferimento alla guerra in Medio Oriente e alla conseguente crisi energetica globale dovuta alla chiusura dello stretto di Hormuz (essenziale per il traffico di petrolio e gas naturale), si sente citare sempre più spesso da economisti ed esperti finanziari il principio della «distruzione della domanda». Con questa espressione si intende, in sostanza, che se la quantità di combustibili fossili non è più sufficiente per soddisfare le esigenze energetiche di tutti i Paesi del mondo, qualcuno - governi, aziende e consumatori - dovrà per forza rinunciare a utilizzarli.

Finora numerosi Stati si sono affidati alle proprie riserve energetiche di emergenza, introducendo sovvenzioni per contenere l’aumento dei prezzi sul mercato, come ha fatto per esempio l'Italia. Tuttavia, dopo più di due mesi di guerra, queste misure non sono più sufficienti per far fronte alla crisi. Secondo il principio della distruzione della domanda, la minore disponibilità di carburante implica per i singoli Paesi l'obbligo di ridurre i consumi, limitare gli spostamenti e rallentare l’attività economica nel suo complesso, con tutte le conseguenze del caso.

Le conseguenze, dirette e non, del principio della «distruzione della domanda»

@thereluctantaccountant Iran war has exposed the weakness of the dollar. As OPEC members have long understood, it is not a good idea to give users of your product an incentive to find alternatives #iranwar #dedollarisation #sanctions #opec #globaleconomy original sound - The Reluctant Accountant

Il principio della distruzione della domanda non si applica solo a livello macro, ma anche micro. Lo si nota in maniera piuttosto evidente nel caso del trasporto aereo, dove alcune compagnie hanno già attivato piani per limitare concretamente i consumi: Lufthansa, per esempio, ha annunciato che cancellerà più di 20mila voli a corto raggio tra maggio e ottobre per risparmiare carburante, mentre altre tratte saranno sospese per almeno sei mesi.

C'è il rischio, poi, che il principio della distruzione della domanda di debba applicare anche in Paesi occidentali storicamente benestanti. Per esempio, negli Stati Uniti di recente la benzina ha raggiunto il prezzo medio più alto dall’inizio della guerra, ossia 4,18 dollari al gallone (circa un euro al litro), il più caro registrato dal 2022. Prima della guerra in Iran il prezzo della benzina negli USA era di 2,98 dollari al gallone. La soglia dei 4 dollari è considerata da tempo una sorta di "barriera psicologica" per l'opinione pubblica statunitense: oltre quel livello, il prezzo viene percepito come eccessivo e non più sostenibile dai consumatori locali. Questo è un grosso problema politico per Trumpil cui consenso tra la popolazione è già molto molto calato.

Cosa stanno facendo nel frattempo i Paesi Europei

Gli analisti sostengono che l’impatto economico del conflitto in Medio oriente non si è ancora del tutto manifestato in Europa. Gli effetti della guerra stanno iniziando a manifestarsi solo ora, con diverse settimane di ritardo rispetto all'inizio della guerra in Iran a causa dei tempi tecnici che caratterizzano il mercato energetico. Le petroliere impiegano diverse settimane per portare a termine le consegne, e finora l’Europa ha continuato a consumare carburante acquistato e spedito prima dell'avvio della crisi. In altre parole, il carburante utilizzato oggi nel continente era già stato estratto e caricato sulle navi prima del blocco dello stretto di Stretto di Hormuz, oppure proviene dalle scorte accumulate nei mesi precedenti. 

Per ora i governi europei stanno seguendo una strategia opposta rispetto al principio della distruzione della domanda: invece di limitare enormemente la domanda cercano di sostenerla, anche a costo di aumentare la spesa pubblica, con l’obiettivo di preservare il potere d’acquisto delle persone. In Europa, almeno 16 Paesi stanno già ricorrendo a fondi pubblici o a riduzioni delle tasse sui carburanti per proteggere i consumatori dall’aumento dei prezzi.

A livello comunitario ci si sta muovendo nella stessa direzione: Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea, ha annunciato un pacchetto di misure di emergenza chiamato AccelerateEU destinato a sostenere le industrie ad alto consumo energetico, tra le altre cose. Questa fase volta a contenere artificialmente l’aumento dei prezzi, tuttavia, è destinata a concludersi presto se non saranno trovate soluzioni concrete per risolvere la crisi energetica globale.