Le grandi crisi internazionali incentivano il doomscrolling? Quando rimanere aggiornati ha ricadute sul benessere mentale

L’esposizione prolungata a notizie e contenuti legati a conflitti e crisi internazionali ha ricadute concrete sul benessere psicologico, generando livelli più o meno intensi di stress e stati d’ansia anche in persone non direttamente coinvolte. In questo contesto, il sempre più diffuso doomscrolling – che consiste nel fruire in modo compulsivo ampi flussi di contenuti sui social network, facendo fatica a fermarsi – contribuisce ad alimentare un circolo vizioso di preoccupazione e iper-vigilanza.

Come riporta l’edizione statunitense di Wired, durante eventi ad alta intensità mediatica – tra cui guerre particolarmente rilevanti e costantemente coperte, come ad esempio quella in corso in Medio Oriente – chi tende a seguire in modo continuo gli aggiornamenti, fruendo anche le edizioni live delle grandi testate internazionali (dotate delle risorse necessarie per monitorare in tempo reale l’evoluzione delle crisi, soprattutto nelle fasi iniziali), in alcuni casi può sviluppare una maggiore difficoltà nel tollerare l’incertezza e nell’interrompere schemi di pensiero ripetitivi e negativi.

Un aspetto rilevante di questi schemi di pensiero, favoriti per l'appunto dalle dinamiche tipiche dei social network, è che non è necessario essere direttamente coinvolti in una certa crisi per subirne in parte gli effetti: la semplice esposizione a immagini e racconti di situazioni di per sé traumatiche, in certi soggetti – tra cui quelli più giovani e vulnerabili – può attivare risposte emotive intense, contribuendo a un aumento significativo dei livelli di stress e ansia. In determinate circostanze, questo può tradursi in una sorta di fatigue, in cui la saturazione informativa riduce la capacità di elaborare lucidamente le notizie e amplifica il senso di impotenza.

«Bad news is good news»

Alla base della tendenza a fruire in modo compulsivo contenuti e notizie legati a situazioni di crisi, anche geograficamente lontane, c’è un meccanismo cognitivo ben preciso: il cervello umano è naturalmente orientato a dare priorità alle informazioni che di per sé segnalano un potenziale pericolo. Si tratta di un adattamento evolutivo noto da tempo alla scienza: la capacità di individuare rapidamente una minaccia aumentava infatti le probabilità di sopravvivenza, caratteristica che ha reso l’attenzione selettiva un vantaggio funzionale – non solo negli esseri umani.

Questo processo cognitivo è in parte amplificato dal funzionamento dei social network: per come sono progettati, alimentano la percezione – più o meno esplicita – che ogni aggiornamento possa contenere qualcosa di nuovo o rilevante. Questa incertezza favorisce una forma di controllo compulsivo delle notizie, che si mescolano a contenuti di altra natura all’interno dello stesso flusso: meccanismo, questo, che non a caso richiama quello dei sistemi basati sulla ricompensa variabile, in cui l’imprevedibilità degli stimoli rafforza la tendenza a verificare quasi costantemente le eventuali novità.

Come evitare di sentirsi sopraffatti dalle notizie negative

@therisingproject A war just broke out in Iran, the world feels like it’s on fire… and she’s out here scanning for ducks like it’s her job Blissfully unaware. Deeply committed to boat vibes. Honestly? I aspire to her level of peace. #DogOnABoat #SheHasNoIdea #Doomscrolling #ww3#VibingThroughTheChaos #TikTokDog #CurrentEvents #LakeVibes #WholesomeDistraction #gsd Breaking News - Breaking News

In momenti di grandi crisi internazionali, le informazioni spesso arrivano ai lettori in modo frammentato: la reazione più comune, quindi, è quella di monitorare costantemente i propri canali di informazione (sempre più spesso rappresentati dai social network), con l'obiettivo indiretto di ricostruire una situazione per sua natura complessa. Tuttavia, seppur apparentemente razionale, questo comportamento raramente riduce l’incertezza; al contrario, alimenta un circolo vizioso che finisce per esporre quasi costantemente gli utenti a contenuti emotivamente stimolanti, con tutte le conseguenze del caso.

Per evitare questo non è necessario smettere di fruire le notizie legate a eventi di crisi, ma imparare a calibrare la loro assunzione — da qui il concetto, ormai piuttosto popolare in ambito accademico, di dieta informativa. Tra le strategie suggerite c'è quella di tentare di rinunciare agli aggiornamenti continui provenienti dai social network, scegliendo piuttosto una o più testate autorevoli e dedicare momenti precisi della giornata per consultarle, soprattutto in occasione di conflitti particolarmente rilevanti. Ridurre o disattivare le notifiche è un altro accorgimento utile, perché limita il controllo costante degli aggiornamenti, a tutela del benessere mentale; in aggiunta, c'è chi chi sceglie di prendersi una pausa dalle piattaforme in momenti particolarmente concitati a livello mondiale – senza cancellare il proprio account, ma sloggandosi temporaneamente, in modo che l’impossibilità di accedere automaticamente diventi un deterrente.