
Pagheresti qualcuno per passare una settimana a leggere in silenzio? L'industria del digital detox continua a crescere, tra app, libri, corsi di formazione o vacanze senza Wi-Fi
Google e Meta sono state condannate da un tribunale statunitense a risarcire – con 6 milioni di dollari – una donna che aveva accusato le due Big Tech di aver aggravato i suoi problemi di ansia e depressione, incentivando l’uso di precisi meccanismi all'interno delle loro piattaforme – con l'obiettivo di generare una sorta di dipendenza negli utenti, senza curarsi delle conseguenze sulla salute mentale.
È la prima volta che un procedimento su questo tema si conclude con una sentenza del genere. La questione, non a caso, ha fatto molto discutere, anche perché è probabile che creerà un precedente giudiziario non da poco – soprattutto se si considera che attualmente sono in corso circa 2mila processi simili in tutto il mondo.
Molti content creator attivi nel campo del digital detox hanno sfruttato il caso per offrire consigli agli utenti e promuovere i propri servizi. Paradossalmente, infatti, il digital detox è un argomento molto popolare sui social network, oltre che redditizio. Il settore – attraverso app, libri, corsi di formazione o vacanze in posti dove non c'è Internet, tra le tante cose – nel 2025 ha generato a livello globale un indotto commerciale superiore ai 2 miliardi di euro.
Perché l'industria del digital detox ha così tanto successo?
@j4nnatara reflections after 31 days of replacing my doomscrolling habits with hobbies :) #screentime #doomscrolling #socialmediadetox #phoneaddiction #digitaldetox original sound - jannat
Molti content creator attivi nel campo del digital detox, online e offline, promuovono in particolare uno stile di vita più analogico, basato per esempio su pratiche note con l’espressione «touch grass», usata per suggerire di riconnettersi con il mondo reale, prendendosi una pausa dallo smartphone e prestando attenzione al proprio benessere psicofisico.
È un tipo di narrazione, questa, che spesso risulta efficace perché intercetta una sensazione piuttosto diffusa: da un lato, infatti, molte persone sentono le necessita di fare a meno dello smartphone, consapevoli di non riuscire a controllarne l’uso, ma dall’altro riconoscono quanto la vita sociale, lavorativa e relazionale ruoti intorno ai dispositivi mobili. Non tutti gli utenti, poi, sono realmente consapevoli di avere un problema con il doomscrolling.
Il successo commerciale dell'industria del digital detox deriva proprio da qui e, per certi aspetti, ricorda quello del settore dedicato ad aiutare le persone a smettere di fumare, che a partire dagli anni Novanta conobbe una forte espansione grazie a libri, corsi e farmaci, tra le altre cose. In passato, anche le principali società produttrici di sigarette furono accusate di non aver fatto nulla per limitare gli effetti negativi dei loro prodotti, pur essendone al corrente: per questo, a seguito di risarcimenti per centinaia di milioni di dollari, accettarono di modificare le proprie strategie di marketing al fine di aumentare la sicurezza e la consapevolezza dei consumatori.
Il digital detox individuale e collettivo
Nel campo del digital detox il prodotto che va per la maggiore sono le app: sono decine quelle che limitano l’uso dei dei social network – o altri portali basati su logiche simili – attraverso blocchi provvisori, prove da superare o messaggi motivazionali. Ma le soluzioni commerciali individuali, come per l'appunto i servizi che negano l'accesso ad altre app, non sempre funzionano sul medio e lungo periodo, perché dopo brevi pause spesso gli utenti tendono a riprendere le abitudini di prima.
Inoltre, il filone del digital detox è spesso descritto come una tendenza occidentale, ma in realtà negli ultimi anni il settore si è espanso rapidamente anche altrove, soprattutto in Asia, dove però la questione è stata affrontata in alcuni casi con misure collettive – vista la scarsa efficacia di quelle individuali. Per esempio, di recente la città giapponese di Toyoake, nella parte centrale del Paese, ha diffuso delle linee guida sugli smartphone, che incoraggiano in particolare le famiglie a stabilire delle regole condivise per usarli di meno. È avvenuto qualcosa di simile a Vadgaon, una città dell’India occidentale, dove l’amministrazione locale ha formalmente invitato la popolazione a non usare i dispositivi tecnologici di sera, consigliando piuttosto di uscire all'aperto.













































