
Come è andato l’evento "A Study of Creation" di Ploom e nss magazine al Fuorisalone 2026 Il ruolo della tecnologia, delle piattaforme e dei nuovi linguaggi nella costruzione della creatività contemporanea
A Study of Milan and its AURA, l’iniziativa firmata da Ploom e nss magazine, continua il suo laboratorio aperto di idee, linguaggi e sperimentazioni. Un progetto che si propone non solo di osservare la città, ma di attraversarla e interpretarla, trasformandola in un’esperienza sensoriale e collettiva. Allineato al tema del Fuorisalone 2026, Be The Project, il percorso si inserisce in una visione contemporanea del design inteso come processo aperto, dinamico e partecipativo.
Ci puoi raccontare come è nato A Study of Creation?
La creator economy è una forza che sta cambiando il mondo della comunicazione, ma anche quello della progettazione e del design. La distanza tra fase di test e di produzione diminuisce sempre di più, così come il ruolo delle community diventa sempre più importante. Abbiamo voluto guardare questa trasformazione da vicino, attraverso due creator che la praticano ogni giorno come Breccia e Momusso.
Cosa vi ha portato a scegliere di collaborare con Momusso e Breccia?
Volevamo illuminare i temi del design, della tecnologia e della creatività da due prospettive diverse. Da chi lavora soprattutto con strumenti digitali, Breccia, e da chi disegna e lavora ancora molto in maniera materica come Momusso.
La competitività è uno dei principali motori dell’industria social, ma sempre più esempi dimostrano che, per creator e media, la community porta grandi benefici. Secondo te, il futuro della content creation è nelle relazioni e nella collaborazione?
Da una parte la rete ci mette in una competizione tutti-contro-tutti. Dall’altra è lo strumento perfetto per costruire network e community. Il futuro della creator economy sarà nel trovare un bilanciamento tra queste due dimensioni. Come insegnano fenomeni collaborativi quali le TikTok House o le tante collaborazioni tra artisti musicali, in qualche modo creator pure loro.
Qual è, secondo te, lo strumento più sottovalutato dai creativi oggi? E perché per molti è ancora difficile evitare l’effetto “stella cometa”, cioè un’esplosione di popolarità seguita da un rapido disinteresse del pubblico?
L’errore è quello di scambiare il numero delle visualizzazioni per l’unico indicatore di qualità. Sempre più importante è invece la densità della comunicazione con la propria community: non rimane chi sbanca la slot machine dell’algoritmo ma chi scava in profondità una nicchia o un argomento. Per questo l’utilizzo di piattaforme più “profonde” come le newsletter o YouTube sta diventando fondamentale.
Qual è la sfida principale che i content creator devono affrontare oggi?
La sfida principale non è diventare visibili, ma diventare sostenibili. Fare un contenuto virale e costruire un lavoro attorno ai contenuti sono due mestieri diversi: il secondo richiede strategia, continuità e capacità di trasformare attenzione in valore.
Tu che posizione hai nei confronti dell’AI? Pensi che sarà un supporto prezioso per la creator economy?
La creator economy è fondata su imprenditori individuali (i creator) che costruiscono un business intorno alla propria community. Per questo l’AI può essere un supporto molto più importante per loro che per aziende più strutturate che hanno già una grande forza lavoro a disposizione, spesso anche male utilizzata.
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