I social verranno veramente vietati agli adolescenti europei? Anche l'Italia e l'Austria si sono aggiunti alla lista dei Paesi che vogliono implementare il divieto

Negli ultimi anni la possibilità di introdurre un divieto di accesso ai social media per bambini e adolescenti sotto una certa età è diventato oggetto di un ampio dibattito pubblico. La questione è oggi al centro di discussioni politiche in diversi Paesi europei: in Italia, per esempio, il tema è quasi arrivato in Parlamento, con il presidente della Regione Veneto, Alberto Stefani, esponente della Lega, che ha annunciato l’intenzione di presentare una proposta di legge che vieti l’uso dei social ai minori di 14 anni.

Stefani ha detto di ambire a un’approvazione relativamente rapida del provvedimento, ipotizzando un iter di un paio di mesi o poco più e sostenendo che l’iniziativa gode già del sostegno dei partiti di centrodestra. I dettagli della proposta, tuttavia, non sono ancora stati resi pubblici. Stando alle anticipazioni fornite dallo stesso Stefani, il testo non si limiterebbe a introdurre il divieto per gli under-14, ma prevederebbe anche finanziamenti destinati a progetti di educazione digitale rivolti ai genitori, oltre a possibili sanzioni nei confronti delle piattaforme che non rispettassero le nuove disposizioni.

Quali sono i Paesi che stanno valutando di vietare i social ai minori?

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Il presidente della Regione Veneto ha raccontato che l’idea di promuovere una legge nazionale per vietare l’accesso ai social agli adolescenti gli è venuta durante una passeggiata in un parco. In quell’occasione, ha spiegato, avrebbe notato molti ragazzi concentrati sui loro smartphone invece che impegnati a giocare insieme o a parlare tra loro – episodio che lo avrebbe spinto a tentare di contrastare quello che lui stesso ha definito un «disagio crescente» tra i più giovani.

Il dibattito sugli effetti dei social network sugli adolescenti è piuttosto acceso da anni, e alcuni governi hanno già introdotto misure restrittive. Il primo Paese ad adottare un divieto nazionale di questo tipo è stato l’Australia, che lo scorso dicembre ha approvato una legge per limitare l’accesso dei minori alle piattaforme.

In Europa il tema è oggetto di discussione in Danimarca, FranciaSpagna e Austria – l'ultimo Paese a essersi aggiunto alla lista dopo l'Italia; proposte simili sono state prese in considerazione anche in Asia, come nel caso della Malaysia – mentre in Indonesia il ban è già attivo. In molti casi queste iniziative sono state giustificate con il timore che l’uso intensivo dei social network possa favorire forme di dipendenza, ridurre la capacità di concentrazione e avere effetti negativi sulla salute mentale dei minorenni e non.

Negli Stati Uniti, inoltre, a gennaio è iniziato il primo processo volto a stabilire se le aziende proprietarie delle principali piattaforme — tra cui Meta, YouTube e TikTok — abbiano progettato consapevolmente prodotti in volti a favorire il cosiddetto "doomscrolling", cioè la tendenza a fruire in modo continuo e compulsivo i feed dei social network, in particolare tra gli utenti più giovani.

Come si attuerebbe il ban

La normativa europea, attraverso il General Data Protection Regulation (più noto con la sigla "GDPR"), stabilisce che il consenso al trattamento dei dati personali possa essere espresso autonomamente a partire dai 13 anni – soglia che, di fatto, coincide con l’età minima richiesta da molte piattaforme digitali per aprire un account; tuttavia, nella pratica, il rispetto della norma è difficile da verificare e i controlli sull’età dichiarata dagli utenti risultano molto limitati.

Nei Paesi che hanno introdotto un divieto di accesso ai social network per gli adolescenti, invece, la responsabilità di far rispettare la regolamentazione ricade sulle aziende che gestiscono le singole piattaforme. Quest'ultime sono tenute a verificare l’età degli utenti prima di consentire la registrazione o l’utilizzo del servizio, attraverso per esempio sistemi di verifica più o meno complessi, che possono includere controlli incrociati con altri dati o procedure di identificazione digitale.