Giambattista Valli ha ricomprato il suo brand per un solo euro Una cifra simbolica, dietro cui c’è l’azzeramento dei debiti del brand

Giambattista Valli è da sempre un po’ un faro della moda italiana italiana a Parigi. E per questo tutta l’industria fu molto dispiaciuta quando il designer dovette rinunciare per due volte consecutive a sfilare alla Paris Fashion Week per quelli che erano evidentemente problemi economici. Ora le cose dovrebbero essersi meglio perché, come già successo con diversi brand in passato, Giambattista Valli ha riacquistato il controllo completo della sua Maison. Un’ottima notizia, ma i cui retroscena sono più interessanti di quanto sembra come ha riportato Fabiana Giacomotti su Il Foglio: il designer infatti avrebbe riacquisito il suo brand per la cifra simbolica di un singolo euro.

Ma in che senso?

Un accordo da un euro

Come spiega Giacomotti, Artémis, il fondo d'investimento della famiglia Pinault che controlla anche Kering, ha restituito a Valli il suo marchio per la cifra simbolica di un solo euro. Il prezzo reale dell'operazione, però, è stato in realtà l'azzeramento di un debito accumulato dal brand che aveva superato i 44 milioni di euro, a fronte di un fatturato che, nell'ultimo bilancio disponibile, quello del 2018, non raggiungeva i 20 milioni.

Chiaramente se Valli avesse ricomprato il brand così com’era, e cioè senza questo “condono” dei debiti, sarebbe andato in bancarotta istantanea. Ma la scelta di François-Henri Pinault ha permesso a Valli, che deteneva una quota del 4% dell’azienda, di rientrarne in possesso dopo ciò che potremmo descrivere un hard reset delle sue finanze. Secondo la giornalista, questa generosità è dovuta all'influenza di Salma Hayek, moglie di Pinault e da sempre sostenitrice del designer romano. Adesso il designer tornerà all’Haute Couture ma su una scala più ridotta e sostenibile, com’è giusto che sia.

Come siamo arrivati fin qui?

@giolannes walking for Giambattista Valli in Paris @tola som original - bryanrei10

Il brand venne aperto nel 2005 a Parigi. A quei tempi Valli, conclusi gli studi in IED Roma e CSM a Londra, aveva già lavorato per Capucci, Fendi, Krizia e come direttore creativo di Ungaro. Inizialmente il brand aveva il supporto manifatturiero prima di Gilmar, l'azienda della famiglia Gerani, e poi di Mariella Burani. Quando quest'ultima entrò in crisi nel 2010, Valli divenne indipendente per la prima volta e l’anno dopo, nel 2011, presentò la prima collezione Haute Couture entrando nella Chambre Syndicale de la Haute Couture.

Nel 2017 Artémis divenne uno dei finanziatori del brand, acquisendone il 30%. Era un investimento per il futuro, dato che Valli era già un nome importante nell’Haute Couture e avrebbe a breve sperimentato con ramificazioni più commerciali del proprio business come la collaborazione con H&M che arrivò un paio di anni dopo. L’interesse da parte dei Pinault c’era dato che, tramite Artemis, continuarono ad acquisire quote sempre più grosse arrivando, lo scorso giugno, a detenerne l’84,78%. Però Kering era in crisi e, in quei giorni, Luca De Meo fece il suo ingresso nel gruppo con il compito di potare i rami secchi e scaricare i pesi morti. Con rispetto parlando.

La cessione di Valli, dunque, può essere messa nello stesso metaforico faldone dello “scuotimento dei pesi” voluto da De Meo, che ha visto i Pinault cedere la divisione Kering Beauté, rimandare l’acquisizione di Valentino, cambiare del tutto la propria strategia di acquisizione di real estate e, più di recente, a cedere le proprie quote di Puma ad Anta Sports e ridimensionare McQueen. Non bisogna comunque pensare che la strategia di alleggerimento riguardi solo Kering, solo la scorsa settimana anche LVMH ha venduto Marc Jacobs dopo aver “affrancato” Stella McCartney solo diversi mesi prima.

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