
I pettegolezzi dietro l'uscita di Nicolas Di Felice da Courregès Termina dopo cinque anni uno dei rebranding più apprezzati della moda recente
Dopo cinque anni e un turnaround di grande successo, Nicolas Di Felice ha annunciato la sua uscita dal ruolo di direttore creativo di Courrèges. Dopo Harris Reed che lascia Nina Ricci e Marco De Vincenzo che esce da Etro, è il terzo annuncio di addio di un direttore creativo giunto dopo la fine del fashion month. In una dichiarazione ufficiale, Di Felice ha espresso la sua profonda gratitudine: «Vorrei esprimere la mia più profonda riconoscenza al gruppo Artemis e in particolare a François Pinault e François-Henri Pinault per la fiducia che mi hanno accordato».
L’addio è motivato dalla volontà di «concentrarsi su progetti personali», senza ulteriori dettagli. Ma è stato reso noto che Courrèges annuncerà il nuovo direttore artistico la prossima settimana. Questa uscita non è andata liscia come potrebbe sembrare: nonostante gli entusiasmi della stampa, nel corso degli ultimi mesi erano emerse voci molto curiose su cosa stesse accadendo dietro le quinte del brand. Voci non confermate, chiaro, ma le cui fonti sembrano attendibili.
Problemi dietro le quinte?
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— Louis Pisano (@LouisPisano) July 31, 2025
Posto che il rilancio di Courregès sotto Di Felice è stato un’operazione di rebranding di grande successo, non è chiaro quanto quel successo sia effettivamente durato. Il brand appartiene alla famiglia Pinault - non tramite Kering, che pubblica i propri conti, ma attraverso il gruppo Artemis che è la holding di famiglia non tenuta a rivelare dati finanziari. Nel febbraio del 2024, su WWD si parlava in modo entusiastico di un raddoppiamento dei ricavi avvenuto l’anno prima (il brand era comunque piccolissimo per gli standard dell’industria) che avrebbe spinto a un’aggressiva espansione retail nell’anno seguente.
Da due anni a questa parte, però, non erano stati resi noti altri dettagli sull'andamento della maison. Possiamo forse presumere che con la crisi del lusso Courrèges abbia avuto un calo delle vendite che, dopo gli investimenti di un’espansione retail globale, potrebbe aver causato forti debiti. Un pattern emerso anche da Kering, dove i pesanti investimenti immobiliari a Parigi e in Italia che hanno creato i problemi di debito che ora Luca De Meo sta risolvendo liberandosi di pesi come la sezione beauty del gruppo o di metà dei negozi di McQueen. Courregès potrebbe essere stato un vittima della razionalizzazione che sta avvenendo a casa Pinault anche se De Meo è CEO di Kering e non c'entra con Artemis. Ma in assenza di conferme ufficiali, il modus operandi di espansione aggressiva che crea debiti non è una novità per le aziende dei Pinault.
Sempre nel 2024, alcuni criptici tweet di Louis Pisano che secondo alcuni erano riferiti proprio a Di Felice indicavano qualche potenziale aspetto problematico: si parlava infatti di un «party boy creative director» che avrebbe portato in perdita il brand di un qualche conglomerato dopo una serie di spese folli in delle ville nel Sud della Francia. Pisano ha confermato indirettamente che si trattasse di Di Felice perché ha repostato quel tweet più volte sotto un articolo di Glitz Paris su come i debiti del brand fossero così alti che i Pinault erano dovuti intervenire per pagarli tutti di tasca propria.
In generale, anche le recensioni dei suoi ultimi show erano diventate via via più fredde. Potremmo forse supporre che, dopo lo slancio iniziale e il successo di alcuni prodotti come la giacca in vinile e alcune borse, gli abiti molto aderenti e rivelatori del brand potessero essere indossati solo da un pubblico relativamente limitato. Un altro aspetto che Louis Pisano aveva fatto presente. In ogni caso il brand non è finito al centro di grandi momenti mediatici o indosso a celebrità. L’entusiasmo iniziava a calare.
E adesso?
Posto che la brand equity di Courregès è ancora relativamente intatta, anche se le ultime collezioni non erano state del tutto soddisfacenti, i Pinault credono nel brand dato che hanno annunciato che un nuovo direttore creativo sarà nominato la settimana prossima. Di conseguenza la sostituzione era già programmata e in atto, resta solo da capire chi effettivamente sarà scelto.
Ma nemmeno il treno di Di Felice è arrivato al capolinea. Negli ambienti di Parigi si parla già di un suo prossimo arrivo da Rabanne o persino da Alaïa, che dopo l’addio di Pieter Mulier potrebbe trovare in Di Felice un valido sostituto, posto che il designer belga riesca ad adattare il proprio linguaggio al livello di estetica che, dopo cinque anni di Mulier, molti si attendono dal brand.













































