Sarà la Biennale Arte più caotica di sempre Cresce il drama politico attorno all'esposizione veneziana

A pochi giorni dall'inizio di Biennale Arte 2026, che prenderà ufficialmente il via a Venezia questo sabato 9 maggio, si intensificano le controversie. Appena una settimana fa, la notizia che Russia e Israele sarebbero potute tornare a presentare nei propri padiglioni, senza però venire considerate dalla giuria per le premiazioni, aveva creato scalpore tra stampa, pubblico, artisti e persino oltre venti Ministri della Cultura di tutto il mondo, che hanno firmato una lettera contro la partecipazione della Russia.  

Ma i danni alla Biennale quest'anno non si sono limitati all'immagine: sempre ad aprile, la Commissione europea ha condannato l'ammissione della Russia in esposizione, prima annunciando un taglio di finanziamenti di ben due milioni di euro all'iniziativa nei prossimi tre anni, poi offrendo alla Fondazione Biennale trenta giorni di tempo per difendere la propria scelta. La Biennale di Venezia ha dichiarato in un comunicato che «rifiuta ogni forma di esclusione o censura della cultura e dell’arte. La Biennale, come la città di Venezia, continua ad essere un luogo di dialogo, apertura e libertà artistica, favorendo i legami tra popoli e culture, con la costante speranza di porre fine ai conflitti e alle sofferenze». 

Le dimissioni della giuria 

Il 30 aprile, la Biennale ha diffuso un comunicato che, in poche righe, annuncia le dimissioni dell'intera giuria – per la prima volta composta solamente da donne – composta da Solange Farkas (presidente), Zoe Butt, Elvira Dyangani Ose, Marta Kuzma, Giovanna Zapperi. La decisione è stata presa in risposta a tutto lo scompiglio che si è creato nell'ultimo mese: alle critiche rivolte alla giuria da parte degli artisti, del pubblico e di diversi Ministri della Cultura per l'inclusione della Russia e Israele alla Biennale, si aggiungono le lamentele da parte dei rappresentanti dei due Paesi. 

Il ministero degli Esteri israeliano ha affermato che la decisione di escludere il Paese dalle premiazioni ha «trasformato la Biennale in uno spettacolo di falso indottrinamento politico anti-israeliano», mentre l'artista che rappresenterà lo Stato quest'anno, Belu-Simion Fainaru, ha detto di sentirsi vittima di discriminazione. Alessandro Giuli, ministro della Cultura italiano, si è opposto alla partecipazione della Russia in Biennale dicendo che non parteciperà alla cerimonia di inaugurazione (un'intenzione sostenuta anche dal commissario della Cultura europeo, Glenn Micallef), ma ha dimostrato il proprio supporto nei confronti dello scultore israeliano.

I Leoni dei visitatori

Poco prima che la giuria annunciasse le dimissioni, il ministero della Cultura ha ordinato dei controlli alla sede di Fondazione Biennale riguardo alla decisione di escludere dai premi Israele e Russia. Adesso sono stati istituiti due nuovi premi, chiamati Leoni dei Visitatori, che verranno assegnato il 22 novembre ossia l'ultimo giorno dell'esposizione. I Leoni dei Visitatori verranno assegnati, come indica il nome, dai visitatori della Biennale, e Israele e Russia sono inclusi tra i papabili vincitori. Nel frattempo, la Biennale formerà una nuova giuria. 

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