“Euphoria” romanticizza davvero il sex work? Sulla differenza tra rappresentazione ed estetizzazione
Un punto molto controverso della terza stagione di Euphoria è che quasi tutti i personaggi femminili, oltre che le vicende stesse della trama, sono troppo legati a una spettacolarizzazione del sex work. Da Rue che fa la “madama” per le spogliarelliste di Alamo, passando per Jules divenuta escort e mantenuta, per Cassie che invece vuole lanciare una carriera su OnlyFans e, infine, per Maddie che fa la manager e social media manager di quest’ultima. Oltre ai protagonisti abbiamo anche visto le tragiche e devastanti storie di Angel e di Kitty, due delle ragazze del magnaccia Alamo che vanno incontro a un triste destino. E questo senza menzionare i personaggi di Faye e Magick.
Sui social, molti sono rimasti giustamente scioccati dalle scene e dai contenuti che trattano questo tema accusando Sam Levison di glamorizzare lo sfruttamento e il traffico umano. Non di meno, ci si è concentrati molto sul fatto che si parlasse di sex work senza però inquadrare questa rappresentazione nel contesto della storia. Ma qual è il contesto?
Perché Sam Levinson è fissato col sex work?
Il primo argomento da discutere è il più generale, ovvero come mai in Euphoria e specialmente nella terza stagione ci sia questa sovrabbondanza di sesso, sfruttamento e traffico umano, corpi femminili esibiti e via dicendo. Posto che le donne di Euphoria fanno anche altri mestieri, e posto che la serie ha tutta una serie di problemi di tono e scrittura, è chiaro che con questa stagione Sam Levinson abbia voluto raccontare il sordido sottobosco della celebrity culture a Los Angeles. La terza stagione di Euphoria funziona meglio se letta come la satira camp di un mondo superficiale e crudele che come un documento sulla vita della Gen Z.
Indirettamente e anche imperfettamente, Levinson racconta di quanto sia difficile farcela in un mondo delle celebrità infestato da criminali e strozzini, da starlette arriviste che si vendono per far carriera e da individui che a tutti i livelli sfruttano la loro ambizione facendo da “broker” tra chi vuole farcela e chi elargisce promesse in cambio di favori, chiamiamoli così. Tutti i personaggi si trovano ai margini del successo e della ricchezza ma sono in realtà poveri, in debito e in molti casi nel mezzo di patti faustiani con uomini ricchi e/o violenti che offrono una forma di salvezza in cambio di un asservimento che può avere vari titoli. È tutto molto estetizzato da regia e fotografia, ma mai presentato come desiderabile.
Ma la serie non esalta né questo asservimento, né il destino dei personaggi: tranne forse Lexie (che infatti è orgogliosamente vergine) tutti quanti sono dipinti come animali in trappola, persone che si arrabattano in modo disperato. Alcuni, come Rue, sono finiti intrappolati per una serie di svolte del destino; altri come Cassie e Nate sono vittima delle proprie illusioni; altri come Jules e Maddie hanno una propria autonomia ma sono vittima di pregiudizi e discriminazioni strutturali, di genere, di etnia o di classe. E se il sesso è così presente è perché nella celebrity culture (ma anche nel mondo della musica e della moda) proprio il sesso è spesso sia una scorciatoia che una merce di scambio per accordi sottobanco.
La questione di OnlyFans
Cassie’s OnlyFans storyline in Euphoria shows how capitalism commodifies women’s bodies even when survival isn’t the issue. Her entire arc has seen her body exploited by others, and now she’s monetising it herself. This isn’t empowerment, it’s a tragedy. pic.twitter.com/bLIGxrZ6kf
— aleksan (@kebarab) May 4, 2026
Specialmente nelle prime puntate, il personaggio di Cassie lancia una carriera su OnlyFans rendendosi protagonista di una serie di giochi di ruolo apertamente qualificati come umilianti dalla serie stessa. Nel corso delle puntate questi atteggiamenti vengono criticati sia da chi li legge come una forma di prostituzione/pornografia, sia da chi prende OnlyFans seriamente (come Maddie) e ci vede solo l’incompetenza di Cassie e la nozione superficiale che lei stessa ha della piattaforma e del lavoro. In generale, Cassie è presentata più come patetica o disperata che sexy e desiderabile. A essere desiderabile è infatti Maddie, che non vediamo mai troppo nuda.
È chiaro, in ogni caso, che Cassie rappresenti il fenomeno di individui che non sono sex worker ma che decidono di buttarsi alla cieca nel mestiere. Da un lato, dunque, le critiche di Maddie a Cassie fanno capire che questa attività è più complessa di così. E il fatto che la stessa Maddie faccia soldi come manager di OnlyFans aggiunge in realtà un tocco di realismo, dato che corrisponde a quanto i veri OnlyFanser italiani hanno raccontato a nss magazine nelle interviste della digital cover Future Porn. Dall’altro lato, le risposte di Cassie alle critiche mossegli da Nate e dalla cognata chiarificano in modo breve e semplice ma chiaro che quello di OnlyFans è un lavoro vero, che è diverso dalla prostituzione, che esiste un mercato e che in determinati casi non include nemmeno rapporti sessuali espliciti veri e propri.
Una critica giustamente portata avanti da Dazed, che ha intervistato veri sex workers, e che si può davvero sottoscrivere è la rappresentazione dei creator di OnlyFans come «influencer scemi» quando in realtà una carriera sulla piattaforma richiede tutta una serie di impegni sul piano del community managing e della creazione di contenuti anche non strettamente sessuali che qui non ci sono. In genere, i sex worker di OnlyFans tendono ad avere una visione molto chiara ed equilibrata dal proprio lavoro, che richiede una salda razionalità. Anche se si può arguire che il personaggio di Cassie rappresenta l’ingenuità di chi crede di poter fare soldi facili postando foto, una cosa comune a molti dilettanti sull’app.
“Quella scena” nello strip club di Alamo
@inspectorgadgetttttt Euphoria episode 4 season 3 had us on the edge of our seats, realisations are coming to the surface for rue as she realised the grass isn’t always greener. And she may be working for someone WAY worse than Laurie. #euphoriatheorys #euphoriaspoilers #kittylikestodance #alamobrown #fyp EXECUTION! 2 (SLOWED) - Dkzinx GG & SCRXXCH
Nella quarta puntata arriva il personaggio di Kitty che, oltre a lavorare come spogliarellista, è anche una sex worker nel senso più letterale del termine. Come “prova” per essere assunta da Alamo, Kitty deve offrire le proprie prestazioni a un gruppo di uomini ubriachi di champagne e si droga con della ketamina per annebbiare i suoi sensi. Peccato che la ketamina in questione sia quella falsa portata da Rue e la ragazza si ritrovi costretta ad affrontare l’intera situazione in totale lucidità, riportandone un notevole shock. Quando Rue le chiederà se qualcuno la costringe a svolgere quel mestiere, lei risponde evasivamente e l’episodio avvia un nuovo sviluppo della trama.
La funzione di quella scena, che comunque non si sofferma più del necessario sui particolari sessuali, è sicuramente scioccare. E ci riesce. Ma questo shock serve come momento di sviluppo del personaggio di Rue, a cui Alamo ha chiesto di vigilare sulla scena attraverso le telecamere a circuito chiuso e che esce inorridita dalla visione. Sarebbe dunque sbagliato dire la scena esalti questo genere di situazioni quando invece le dipinge come chiaramente tragiche. È notevole che, nel montaggio della scena, il senso di degradazione coinvolga forse più gli uomini stessi che il personaggio di Kitty, che invece viene mostrato come figura con cui empatizzare e con cui, in effetti, Rue empatizza fin da subito, mettendosi poi nei guai.
E che il locale Silver Slipper di Alamo sia un vero inferno per le donne non è una cosa che viene nascosta. Una parte enorme della trama di questa stagione si sviluppa intorno al destino di una delle giovani donne di Alamo, Angel, che viene “portata in un rehab” quando diventa problematica. È la stessa Rue che la porta in un posto che chiaramente non è un rehab dove non è chiaro quale sarà il destino della donna, anche se è chiaro che sarà un destino parecchio tragico.
Una serie comunque imperfetta
I loved as much as I hurt watching Kitty in last night’s episode. Kudos to #Euphoria for refusing to glamorize sex work and screw anybody who says it’s "just work." pic.twitter.com/XWSDHAPqNn
— Archive (@Archive9746) May 4, 2026
Anche se, nella maniera in cui la storia viene raccontata, il sex work sembra uno strumento narrativo che Levinson usa per parlare di una società avida e iper-sessualizzata, è indubbio che l’autore della serie abusi di questo strumento, come ne abusava anche in The Idol. E la serie stessa non è, ripetiamolo, un prodotto perfetto, anzi. Ma è un prodotto efficace: gli spettatori lo seguono, si scrivono articoli a riguardo e, per chi non era fan delle atmosfere liceali, la terza stagione si fa seguire con facilità.
Molte critiche però si sono fermate a discutere delle scene singole del trailer o dei primi episodi, senza soffermarsi sul fatto che ogni momento scioccante viene effettivamente commentato internamente dai personaggi ed è inquadrato in una luce tragica e parecchio drammatica. Levinson non assolve i suoi magnaccia, i suoi spacciatori e i suoi predatori sessuali, anzi. L’unica scena che glamorizzava il sex work, quella di Rue in Messico, serviva comunque a rappresentare la prima impressione sbagliata che il personaggio aveva di questo mondo, impressione che viene demolita del tutto nelle successive puntate. E ogni linea di dialogo che qualificava il sex work in un modo o nell’altro, è una linea di dialogo che tutti abbiamo già sentito nel mondo reale. È notevole però che la serie metta quasi sempre le cose in chiaro, pur esagerando nell’inserire ovunque il sesso.
Il fenomeno notevole, piuttosto, è quello per cui l’audience americana non distingua tra “rappresentazione” e “glamorizzazione”, indignandosi perché si parla di un certo argomento senza considerare come se ne parla e in che contesto narrativo più grande. Senza alcun dubbio, questa stagione ha gettato una luce del tutto cruda e spaventosa sul mondo del traffico di esseri umani e del loro sfruttamento, forse avvicinandosi timidamente a ciò che nel mondo reale facevano Epstein, Weinstein, P. Diddy e tutti gli altri. Sicuramente, comunque, dopo la quarta puntata di Euphoria non solo non guarderemo a uno strip club con gli stessi occhi, ma moriremo di paura se sentiremo Rosalìa fischiettare in un bagno.