
Abbiamo un problema con "Euphoria" 3 E forse anche il suo cast

Chi lo avrebbe mai detto che avremmo perso interesse per Euphoria. La serie scritta, diretta e prodotta da Sam Levinson è stata un momento. È stata forse il momento. Ha confermato la stella di Zendaya, ha aperto le porte a nuove star come Sydney Sweeney e Jacob Elordi, ha scavato in una contaminazione tra scrittura e videoclip, analisi sociale e pura rappresentazione che ne ha fatto un fenomeno con un proprio pubblico e una chiara estetica che permane ancora oggi.
Che il momento di Euphoria fosse però esaurito era evidente a molti, se non a tutti. E il fatto che le ragioni siano intrinseche alle stesse che ne hanno fatto un successo dimostra come anche un prodotto audiovisivo può imbattersi nel rischio di scadere, pur senza una data indicata sulla confezione. Ciò che risulta più imprevisto è come il suo tempo di freschezza sia stato relativamente breve. Tanto è dovuto alle accuse che ha ricevuto il creatore Sam Levinson. La sua The Idol, serie successiva a Euphoria con The Weeknd e Lily-Rose Depp, ha richiamato all’ennesima potenza le accuse che l’ideatore si era tirato dietro già con lo show precedente.
Un ritorno discusso
@hbomax Have we finally gone too far? #Euphoria original sound - HBO Max
La gratuità della sessualizzazione e della violenza di Euphoria, così ritenuta da alcuni, è la medesima riproposta e esasperata in The Idol, dove il punto di vista femminile di una popstar schiacciata dal peso delle pretese dello show business viene soffocato da quella che è stata definita l’espressione di uno sguardo maschile che lascia spazio alle proprie fantasie perverse. È un’insofferenza nei confronti di Levinson che la terza stagione di Euphoria si è caricata sulle spalle, la quale aleggia sul progetto con la leggiadria di un elefante nella stanza: c’è un problema, o forse non c’è ma ormai è troppo tardi per rimediare, perciò l’atmosfera è molto, molto strana.
La dilatazione temporale tra la fine della seconda stagione e la terza, con tutto ciò che è avvenuto nel mezzo, è un ulteriore motivo di perplessità. La conferma del ritorno di Euphoria nel 2022 è stata segnata da quattro anni di attesa tra il suo annuncio, la produzione e la messa in onda (in streaming, su HBO Max, ma in Italia anche su Sky). Quattro anni in cui è successo di tutto, in cui l’opinione mainstream sulla serie è cambiata, i suoi interpreti hanno raggiunto la notorietà e soprattutto non sembra più credibile per nessuno che proprio gli attori di Rue e il resto dei personaggi abbiano effettivamente avuto voglia di tornare a girarla.
“Fottiti Euphoria”
Labrinth in new Instagram post ahead of ‘Euphoria’ Season 3:
— Pop Base (@PopBase) March 13, 2026
“IM DONE WITH THIS INDUSTRY
F*CK COLUMBIA
DOUBLE F*CK EUPHORIA
IM OUT
THANK YOU AND GOOD NIGHT X” pic.twitter.com/JbIWjo4rd0
È stata la schedule di Zendaya a doversi incastrare più di ogni altra cosa con le riprese della serie - le quali, per ciò che concerne la sua protagonista, sono state molto veloci. Ma anche la sospetta reazione avuta sul red carpet della première con Levinson e la foto mancata (c’è un video in cui sembra dirgli di non avere tempo per farla) o le voci che suggeriscono essersene andata prima vanno a sostegno di un’aria non propriamente serena che si riflette poi nello show.
Anche Jacob Elordi non ha fatto interviste sul carpet, mentre latitano foto di gruppo con tutto il cast. E ricordiamo che qualche giorno prima Labrinth, musicista e compositore che con la serie ha vinto ai Grammy, si era sfogato sui social con un bel “Fottiti Euphoria”, spiegando in seguito che non ci sarà la sua musica nella terza stagione e che il ritiro del proprio materiale è a causa del comportamento scorretto di alcune persone (ancora una volta Sam Levinson è il maggior sospettato).
Euphoria è diventata noiosa?
Un clima per nulla sereno quello in cui la serie vede la sua riapparizione. E che con alcuni dei nomi del suo compartimento attoriale fa attendere molto più i loro altri prodotti che questa terza stagione. Che, stando all’unico episodio rilasciato sulla piattaforma (usciranno settimanalmente), rispecchia un po’ la pesantezza che si respira tutt’attorno. La Rue di Zendaya non ce la fa a stare lontana dai guai e questa è una pessima ricaduta di scrittura dopo la conclusione dell’arco narrativo della seconda stagione. La storyline tra Elordi/Nate e Sweeney/Cassie manda delle vibrazioni respingenti - è quasi ironico che la personaggia venga definita una persona che sta bene nella sua bolla suburbana di destra, un po’ come è stata raffigurata ultimamente l’attrice stessa. Mentre Hunter Schafer non compare nemmeno, arrivando probabilmente dal secondo episodio.
Poco c’è perciò da dire se non che proveremo a continuare la serie e vedere se la fossa che è finita per scavarsi è davvero così profonda. Anche se la sensazione, già dalla prima puntata, è di un leggero fastidio, come una sottile ma persistente scocciatura - oltre al sopraccitato disinteresse. È come parlare con un amico o un’amica che ti racconta il suo ennesimo errore. Solo che è sempre lo stesso e dopo un po’ fai solo finta di ascoltarlo.









































