"Man on Fire" è l’ennesima serie sempre uguale di Netflix Una narrazione impersonale basata sul romanzo di A.J. Quinnell

Man on Fire è l’ennesima serie sempre uguale di Netflix Una narrazione impersonale basata sul romanzo di A.J. Quinnell

Per notare l’anonimato di una serie come Man on Fire - Sete di vendetta basta guardare i titoli delle sette puntate che la compongono. Senza alcun piglio di originalità, lo show nomina gli episodi semplicemente con il proprio numero di riferimento, non trovando un particolare nesso rispetto al contenuto. Una pratica a cui, basta farci caso, cede sempre più spesso la serialità in streaming, e che nel caso del titolo Netflix ideato da Kyle Killen ne rafforza la mancanza di identità.

L'originalità mancata 

@netflixit Combatti con noi Man on Fire è ora disponibile solo su Netflix! #davedere #serietv #netflixitalia original sound - Netflix Italia

Una serie irrilevante, il che non significa brutta, ma ci si domanda quanti titoli simili, tra cinema e serialità, c’è già capitato di vedere. Oltre a notare come in Man on Fire non ci sia nessun elemento indimenticabile che faccia pensare che sia il caso di spendere il tempo prezioso delle proprie visioni dietro al progetto della piattaforma. 

Persino l’adattamento Netflix non è un’idea del tutto originale, visto che si tratta della versione seriale del romanzo di A.J. Quinnell già trasposto per il grande schermo due volte. La prima nel 1987 diretta da Élie Chouraqui, mentre nel 2004 è stato Tony Scott a prenderne le redini chiamando a rapporto il divo Denzel Washington. Stavolta a vestire i panni del protagonista John Creasy è l’attore Yahya Abdul-Mateen II, alla sua seconda serie nel 2026 dopo l’uscita del Wonder Man appartenente al Marvel Cinematic Universe, alle prese in Man on Fire con dei poteri non derivanti da capacità innate bensì dal suo lavoro come militare nelle forze speciali. 

La narrazione piatta 

Un agente tra i più bravi della sua compagnia il quale, dopo aver subito una grave perdita sul lavoro, non riesce più a rimettersi in piedi preferendo farla finita. Sarà un collega a farlo tornare in pista e a spingerlo a scoprire cosa si nasconde dietro ad una missione che diventa molto presto personale. Ma tutto ciò che di intimo c’è nella faccenda in cui si ritrova coinvolto il protagonista non ha nulla a che vedere con la fattura della confezione della serie. 

Se il personaggio di Yahya Abdul-Mateen II rimane coinvolto soprattutto per un’altra grave perdita che subisce e di cui vuole scoprire i colpevoli, nulla di contraddistinto fuoriesce dalla creazione e dalla maniera di raccontare e mettere in scena la nuova variante del racconto di Quinnell. Giusto l’ambientazione brasiliana può aggiungere un tocco in più alla storia ma, sebbene prenda vita più volte nel corso delle puntate, non risalta mai al punto da diventare un palco imperdibile per cui continuare la serie. 

@netflix

There is nothing Yahya Abdul-Mateen II can’t do. Man on Fire premieres April 30, only on Netflix.

original sound - Netflix

Se il protagonista ha un motivo valido per rimanere in un paese a lui straniero, a darsi da fare per svelare la verità dietro alla cospirazione in cui si trova e a proteggere chi è in difficoltà, a rimanere sprovvisti di ragioni per rimanere coinvolti nella missione sono gli spettatori che hanno la sensazione di aver già visto e già vissuto attraverso altri titoli ciò che avviene in Man on Fire. Nemmeno la caratterizzazione di John Creasy agisce così bene da fare da gancio: la mente analitica dell’agente e la sua conoscenza del mestiere lo rendono una macchina da combattimento seppur arrugginita dallo stress post-traumatico ed è un punto a favore nel momento in cui il racconto mostra che anche da un’armatura così rigida può emergere della vulnerabilità

Una serie senza personalità

Ma l’emotività che Man on Fire – Sete di vendetta mette in gioco, e così le relazioni tra personaggi, non è sufficiente all’appassionarsi del pubblico. Il quale potrà vedere la serie su Netflix visto il potenziale che ha per poter finire tra i titoli più visti dello streamer - come capitato fin dal rilascio, col merito derivante soprattutto dal genere - ma forse proprio perché talmente uguale a tante altre storie da poter essere messa in sottofondo senza dover investire troppo impegno nel seguirla. È la sua fortuna e il suo crucio, sicuramente un tratto non entusiasmante se si vuole parlare di personalità.  

Continua a leggere