Arte, moda e oggetti effimeri: le collaborazioni che hanno fatto storia Gli spazi grigi degli oggetti collaborativi

Arte, moda e oggetti effimeri: le collaborazioni che hanno fatto storia Gli spazi grigi degli oggetti collaborativi

Gli oggetti effimeri appartengono ad uno spazio grigio difficile da collocare, poiché non propriamente arte, ma restano un feticcio per collezionisti e ricercatori in quanto strumenti utili per legittimare un ideale o amplificare il valore culturale di un brand. La moda collabora da sempre con gli artisti producendo oggetti a metà tra arte e merchandising: pensiamo a tutto il lavoro di Paul Poiret con Raoul Dufy oppure alle collaborazioni tra Schiaparelli, Dali e Meret Oppenheim.

Nell’eterna lotta per decifrare se la moda è arte, già venti anni fa Lipovetsky, sociologo e filosofo, ci suggeriva che forse «La proliferazione di installazioni, performance art, happening artistici e opere minimaliste e concettuali suggerisce che l’arte sia entrata nell’era degli eventi fine a se stessi, della trivialità e dell’eccesso, e che ormai sia poco più di un gadget, che è poi l’essenza stessa della moda». Per dare un'immagine a questa complicata e rischiosa intersezione vi presentiamo cinque collaborazioni tra moda e arte che hanno fatto la storia.

Bottega Veneta e Gaetano Pesce

Il dialogo tra casa e moda è sempre stato fortissimo, da Valentino che firmava le case degli Yuppies, agli ephemera e piccoli oggetti che sempre di più vengono realizzati per capsule collection ed inviti alle sfilate.  In occasione della sfilata SS23, Matthieu Blazy, allora direttore creativo di Bottega Veneta, aveva invitato, a coronamento di una lunga collaborazione, il designer e artista Gaetano Pesce alla realizzazione di 400 sedute e del set per l’intera sfilata. Questi oggetti sono poi stati venduti tra i 6.000 € e i 10.000 € online e in boutique. Pesce rappresenta alla perfezione un'idea di design puro e di progettualità italiana a metà tra schizofrenia creativa e rispetto per l'artigianato. 

Virgil Abloh e Jenny Holzer

La moda, come sappiamo, è soprattutto parola. Due interpreti fondamentali dell’uso del linguaggio come strumento visivo e concettuale collaborano nel 2017 alla realizzazione di una t-shirt oggi ancora ricercata nei meandri di eBay: Virgil Abloh e Jenny Holzer. Abloh, tra le figure più rilevanti della comunicazione del XXI secolo, e Holzer, artista neo-concettuale centrale che, come molti newyorkesi post-warholiani, ha lavorato sul linguaggio intrecciandolo ai codici della pubblicità e del commercio, costruiscono insieme una collaborazione stratificata. Prima con una memorabile operazione legata alla sfilata fiorentina di Off-White SS18, incentrata sul tema della migrazione. Poi con Sexy Beast, iniziativa di fundraising della comunità creativa di Los Angeles a sostegno dei diritti e dell’educazione sessuale con Planned Parenthood, per cui realizzano una t-shirt con una delle frasi più iconiche di Holzer: «abuse of power comes as no surprise».

Comme Des Garçons e Cindy Sherman

Comme des Garçons e Cindy Sherman, figura centrale della Picture Generation newyorkese e sua interprete più raffinata, collaborano per l’iconica campagna FW94, raggiungendo l'apoteosi dell'anti-fotografia di moda. Il lavoro gioca sul concetto di bellezza obbligatoria nella fotografia di moda, alterando corpi, fisionomie e abiti. L’artista americana satura luce e trucco, spingendo la costruzione dell’immagine fino al limite. Nota per il suo controllo totale sul processo creativo, Sherman scatta, illumina, trucca e manipola autonomamente, trasformando i vestiti e, nel caso di Rei Kawakubo, quasi le opere stesse. Le immagini, una serie di quattro, vengono poi utilizzate per le campagne postali che il brand giapponese inviava direttamente ai negozi e ai migliori clienti. Cartoline in diversi formati e poster che ancora oggi fanno gola tanto ai collezionisti di moda quanto a quelli d’arte.

Helmut Lang e Louise Bourgeois

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Le amicizie nel settore creativo non sempre diventano poi di dominio pubblico, ma alcune volte si trasformano in oggetti tangibili. Quando Helmut Lang si trasferisce a New York tra le primissime persone con cui lega fortemente c’è Louise Bourgeois. Apparsa per la prima volta nella campagna FW98 fotografata da Bruce Weber, la longsleeve «c’est le murmure de l’eau qui chanté» diventa poi nel 2003 una raccolta di 22 tracce dove Bourgeois cantava canzoni della sua infanzia, principalmente canzoni per bambini, con la voce stanca e affaticata di una donna novantenne. Tra straziante tenerezza e ri-immaginazione della propria età giovanile, questa collaborazione ha prodotto t-shirt, cd, artwork per la campagna e una camicia. Se alcuni capi sono ancora in vendita nei meandri del web, mentre il CD è tuttora un oggetto misterioso. 

Félix Gonzàlez-Torres e agnès b.

Pochi artisti al mondo hanno saputo raccontare uno dei grandi disastri degli anni ’90 con la delicatezza, l’intelligenza e il rigore poetico di Félix González-Torres, autore di Untitled (Portrait of Ross in L.A.). Nell’opera, un accumulo di caramelle rappresenta il corpo del compagno dell’artista, morto prematuramente di AIDS. I visitatori sono invitati a prenderne una, portando con sé una parte della sua essenza e contribuendo, simbolicamente, a farlo rivivere. Il peso complessivo delle caramelle corrisponde al peso del compagno al momento della morte. Basta questo per comprendere la statura poetica di González-Torres. Nel 1994, insieme a agnès b., pioniera del dialogo tra moda, arte e cinema, realizza una longsleeve in edizione limitata di 100 pezzi, prodotta in collaborazione con il New Museum di New York. Una maglia essenziale, attraversata da una sola frase stampata in serigrafia verde: «nobody owns me».