
Fino a che punto può spingersi il content? Falsissimo e il codice di condotta per gli influencer
Il fatidico episodio di Falsissimo su Alfonso Signorini non sta dando tregua a nessuno, dal presentatore a tutta Mediaset, da Fabrizio Corona a tutta YouTube passando persino per Google. Da quando Signorini è stato accusato di abuso di potere nei confronti di alcuni aspiranti concorrenti del Grande Fratello, si è attivato un meccanismo di colpe di cui non si riesce a vedere la fine. Tra queste, lasciando per un attimo da parte l'indagine che riguarda Signorini, a giudicare dalla chiusura delle pagine social di Fabrizio Corona e dagli ultimi interventi di AGCOM sembra che il soffiatore si sia spinto troppo in là. Ma chi sa dove finisce davvero il confine tra il content e l'informazione?
L'autorità per le garanzie nelle comunicazioni (AGCOM) sta applicando il codice di condotta per gli influencer su un content creator, in questo caso Fabrizio Corona. Il codice è stato creato solo nel corso degli ultimi due anni dopo il famigerato Pandoro-gate del 2023, che ha visto protagonista Chiara Ferragni e che si è concluso solo recentemente con l'indennità dell'imprenditrice digitale. Le leggi sono state sviluppate perché, fino a prima, il lavoro dell'influencer o content creator non era regolamentato in Italia, o meglio veniva controllato tramite le leggi per la comunicazione commerciale e il diritto d'autore, ossia quelle che vengono applicate alla televisione.
Le nuove leggi per i content creator italiani
Il codice, che si applica solo a individui che hanno almeno 500mila follower per piattaforma o un milione di visualizzazioni mensili, include obblighi di trasparenza sulla pubblicità, tutela di minori e la non discriminazione, oltre a dover segnalare l'uso di filtri o modifiche digitali nei contenuti. Qualche mese fa, tutti gli influencer italiani hanno dovuto registrarsi all'albo dell'AGCOM, una notizia che aveva scosso non poco l'industry del content, che fino a prima viveva serena all'ombra di leggi che non la riguardavano poi così tanto.
Alla luce della recente presa di posizione dell'Ordine dei Giornalisti e della Federazione Nazionale della Stampa, che ha definito il lavoro di Corona diffamazione e non informazione e Falsissimo un contenuto digitale e non una testata giornalistica, l'AGCOM ha messo Corona nella categoria di influencer rilevante per indagare il creatore di Falsissimo sotto queste nuove leggi. Adesso, l'Agenzia starebbe verificando che i contenuti del programma rispettino il codice, utilizzato così per la prima volta in un'inchiesta di questo peso mediatico.
Content o giornalismo?
Le verifiche dell'AGCOM devono accertarsi che le puntate di Falsissimo abbiano fatto informazione, e non diffamazione, e che quindi Fabrizio Corona non sia perseguibile secondo il codice degli influencer. Ma gli indagati in questa faccenda sono anche Google, il cui manager è sotto indagine, e YouTube, la piattaforma dove viene pubblicato il programma. A Corona viene contestata anche l'ipotesi di ricettazione, revenge porn e diffusione illecita di conversazioni e immagini condivise online. La colpa imputata a Google e YouTube, invece, è quella di aver lasciato le puntate sul canale senza intervenire neanche dopo che i legali di Alfonso Signorini avevano ripetutamente chiesto di rimuoverle.
Non solo Falsissimo
@elisatruecrime Alle 18:00 sul canale yt #elisatruecrime original sound - Elisa De Marco
La vera svolta che sta portando il caso non riguarda tanto il fatto in sè, quanto gli effetti che avrà sui contenuti digitali a venire. Se le puntate di Fabrizio Corona su Signorini e altri personaggi della televisione (l'AGCOM sta anche indagando le puntate dedicate al caso Garlasco e ad alcuni dei femminicidi avvenuti negli ultimi mesi) verranno effettivamente considerate offensivi e non informative, quanti altri content creator dovranno rivedere le proprie pubblicazioni?
La secca difesa dell'Ordine dei Giornalisti e l'AGCOM stanno mettendo davvero alle strette il lavoro dell'influencer. Chi si occupa di beauty e di moda adesso si deve sentire osservato per quanto riguarda la trasparenza pubblicitaria, mentre i creator di true crime, pop culture, o ancora di documentari/vlog autoprodotti (i podcaster rientrano nella categoria) dovranno forse stare attenti ai temi che propongono sui loro canali e a come li affrontano. Gli spazi online sono ormai un luogo pubblico, perciò come decidiamo di comportarci da adesso ha un peso anche nella vita reale. L'unica cosa che ci protegge, forse, è se siamo definibili «influencer rilevanti» o no.















































