
Gibellina è la Capitale dell’arte contemporanea 2026 La città più strana d’Italia riuscirà a rinascere?
Il 15 gennaio si è tenuta la cerimonia di inagurazione di Gibellina Capitale Italiana dell'Arte Contemporanea 2026. L’iniziativa, promossa dal Ministero della Cultura con la Direzione Generale Creatività Contemporanea, aspira a valorizzare l’arte contemporanea come strumento di rigenerazione urbana, sociale, culturale e territoriale. Per Gibellina però non si tratta di un titolo qualsiasi, ma della consacrazione e della possibile rinascita di uno degli esperimenti più radicali e controversi di rigenerazione urbana attraverso l'arte mai tentati in Europa. Il riconoscimento arriva a 58 anni esatti dal terremoto che, nella notte tra il 14 e il 15 gennaio 1968, distrusse il borgo medievale della Valle del Belìce, causando 400 vittime e lasciando quasi 100 mila persone senza casa.
Il progetto di Gibellina degli anni Settanta
@space.2o A city was lost. These streets still exist. Cretto di Burri by Alberto Burri | Cretto di Burri was built over the ruins of Gibellina, a town destroyed by an earthquake in 1968.Instead of rebuilding the city, Burri sealed its remains beneath a continuous layer of white concrete. The cracks trace the original street layout, allowing visitors to walk through former roads, while the solid blocks mark the absence of homes and everyday life. The project preserves the footprint of the city without reconstructing it. Here, space replaces architecture. Memory becomes something you move through. Credits Artist: Alberto Burri Work: Cretto di Burri (also known as Grande Cretto) Location: Gibellina, Sicily Year: 1984–2015 Photo Credits: Daniel Faro, #architecture #landart #sculpture #spatialdesign #italy original sound - ⱼₐcₒb
Per capire Gibellina bisogna tornare al 1968, all’indomani del terremoto di magnitudo 6.5 che rase al suolo il borgo. L’allora sindaco Ludovico Corrao prese la decisione di trasformare la nuova Gibellina in un laboratorio a cielo aperto per l'arte contemporanea, chiamando alcuni dei nomi più importanti della scena artistica e architettonica italiana per ricostruire il paese: Alberto Burri, Pietro Consagra, Arnaldo Pomodoro, Mimmo Paladino, Franco Purini, Ludovico Quaroni. Il risultato fu un insieme di circa 60 opere monumentali disseminate per la città come sculture, piazze metafisiche, chiese futuristiche e soprattutto il Grande Cretto di Burri con i suoi 80mila metri quadrati di cemento bianco che ricoprono le macerie della vecchia Gibellina, una delle più grandi opere di land art al mondo.
Perché il progetto non ha funzionato?
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— ParametricArchitecture (@parametricarch) May 31, 2025
Chiesa Madre di Gibellina, designed in 1972 by Italian architect and urban planner Ludovico Quaroni, stands as a powerful symbol of rebirth. It was conceived as part of the reconstruction of Gibellina Nuova, a new town built after the 1968 Belice earthquake devastated the… pic.twitter.com/Vb5rdVb1ht
Il museo a cielo aperto ha fin da subito vissuto un grande problema individuato da un recente articolo della BBC: il modello urbanistico adottato, ovvero le cosiddette new town di derivazione anglosassone, pensate per città industriali del Nord Europa, si è rivelato un disastro applicato a un contesto agricolo siciliano. Gli stretti vicoli della vecchia Gibellina, dove ci si sedeva fuori casa con la sedia a leggere il giornale, sono stati sostituiti da ampi viali deserti e villette a schiera sovradimensionate per una popolazione che oggi conta appena 3.600 abitanti (erano 6mila prima del terremoto).
Il Sistema delle piazze di Franco Purini e Laura Thermes, capolavori geometrici e radicali, è troppo vasto per essere vissuto; il Teatro di Pietro Consagra, un’imponente struttura che doveva essere il cuore pulsante culturale della città, è rimasto incompiuto per 40 anni e, come scrive la BBC «assomiglia più a un parcheggio multipiano abbandonato che a un teatro». Molte opere sono soffocate dalle erbacce, prive di segnaletica, invisibili anche ai turisti che dovrebbero essere attratti da questo museo diffuso.
Cosa significa davvero il progetto Portami il Futuro
Proprio per questo Gibellina è stata eletta come prima Capitale dell’arte contemporanea, con un progetto dal nome emblematico di Portami il Futuro. Il programma per il 2026 prevede 18 mostre diffuse tra Gibellina, la Valle del Belìce e il distretto di Trapani, con residenze artistiche di artisti internazionali (uno su tutti Liu Bolin), riqualificazione di spazi incompiuti, tra cui il Teatro di Consagra, festival di performance, cinema, musica e teatro nei luoghi iconici della città.
Basterà un anno di eventi per fare rinascere Gibellina?
Da un lato ci sono vantaggi evidenti: visibilità internazionale e rilancio dell’immagine; la possibilità concreta di completare opere incompiute da decenni, la riattivazione del turismo culturale mai davvero decollato. Dall'altro lato pesano i rischi, altrettanto concreti: che sia solo una bolla temporanea senza eredità a lungo termine, che si amplifichi il divario tra arte e vita quotidiana, che gli eventi siano pensati per critici e turisti ma non per chi vive a Gibellina, che i fondi non vadano a risolvere i problemi strutturali reali come lo spopolamento e la mancanza di lavoro.
Il tutto riassunto nelle parole del direttore artistico Andrea Cusumano, intervistato dalla BBC «l’obiettivo non è trasformare Gibellina in una città per turisti amanti dell'arte contemporanea, ma creare una comunità per artisti. [...] Vogliamo realizzare qualcosa di sufficientemente sostenibile da poter continuare anche dopo la fine dell'anno». Il segnale è chiaro: fare di Gibellina non più un mausoleo, ma una città vera. La sfida è ambiziosa e non è detto che porti a una rinascita reale, ma, almeno, ci si riprova attraverso l’arte.













































