"Motorvalley" sfreccia su Netflix con qualche giro a vuoto Luca Argentero, Giulia Michelini e Caterina Forza sono i protagonisti della serie sul campionato GT italiano

Per l’industria dell’intrattenimento italiana, che tende a raccontare i drammi famigliari sempre negli stessi luoghi e negli stessi spazi, la produzione Netflix Motorvalley è certamente una boccata d’aria che trasporta gli spettatori nella valle dei motori sul territorio romagnolo, dove si svolgono le maggiori attività del campionato GT italiano. Curioso come però, in questa ricerca di originalità, sia finiti nuovamente a scegliere uno sport e un tipo di racconto che già erano stati esplorati dieci anni fa, sebbene con altri personaggi, altre storie e altre dinamiche. 

Il paragone con Veloce come il vento 

Veloce come il vento(2016) ha segnato un momento di conquista per il regista Matteo Rovere, ma altresì per l’intero compartimento tecnico e artistico del Bel paese, che ha dimostrato che di ambientazioni inesplorate e all’apparenza impossibili da giostrare sapeva cosa farne e anche molto bene. Rovere torna lì, dieci anni dopo, con Motorvalley, con racconto e protagonisti differenti. La serie non è il remake di Veloce come il vento, ma la ripresa di un circuito in cui mettere in campo altre figure a cui affidare il proprio bagaglio, mentre il regista e sceneggiatore si fa carico del proprio riproponendolo in un’altra confezione. Come se Veloce come il vento fosse stata la palestra in grado di portare a un’evoluzione di quello che aveva (e con il suo team avevano) saputo fare, soprattutto in termini di messinscena e di regia, che ri-sfrecciano a tutto gas sulle piste di un campionato nazionale. 

Un’altra differenza c’è, non solo interna al racconto: sebbene la serie sia un esempio abbastanza meritorio, inserirla nell’offerta Netflix ne ha in parte smantellato il potenziale, che nel film del 2016 aveva invece saputo esprimersi al massimo. Un appiattimento che rende comunque sufficiente il risultato ottenuto con le puntate, ma Veloce come il vento non si distingueva dalla serie soltanto per la trama, bensì per il coraggio che aveva guidato la realizzazione di un progetto che in Italia appariva come una monade impazzita, e la cui audacia è stata premiata, affermandosi ben presto come un gioiello cult di cui si parla ancora oggi quando ci si riferisce alle possibilità produttive e narrative del nostro Paese

La trama 

Abbandonati così i personaggi interpretati da Matilda De Angelis e Stefano Accorsi e, con loro, la storia di tossicodipendenza di quest’ultimo, a restare come temi portanti nello show sono il riscatto e il desiderio di avere una seconda occasione a cui tutti i protagonisti si aggrappano con ogni loro forza. Blu Venturi, interpretata da Caterina Forza, è un giovane cavallo di razza che non vuole però essere domato e che l’Elena Dionisi di Giulia Michelini cerca di imbrigliare grazie all’aiuto di un ex pilota, l’Arturo Benini di Luca Argentero. La ragazza, uscita di prigione e con un rapporto disastroso con la madre, decide di inseguire il sogno che era stato del padre, morto a causa di un incidente durante una gara, mentre a muovere Arturo e Elena è la prospettiva di ricredere e far ricredere le persone dimostrando di sapercela fare ancora. L’uomo cercando di portare alla vittoria Blu e la collega mettendo su una propria scuderia dopo essere stata estromessa da quella di famiglia dal fratello. 

Prime impressioni 

@netflixit

Tre vite, un solo obiettivo: non arrendersi. Luca Argentero, Giulia Michelini e Caterina Forza vi aspettano in Motorvalley. Solo su Netflix, dal 10 febbraio.

suono originale - Netflix Italia

A fare da spinta agli eventi di Motorvalley non è tanto il desiderio di velocità che caratterizza la parte più ardita e adrenalinica della serie, bensì il trio formato dai protagonisti i quali dovranno trovare la maniera di creare una squadra che funzioni. Un livello di affinità che si costruisce a fatica, visti gli ingranaggi arrugginiti dei personaggi, il cui senso di sfida e unione traspare riuscendo ad ovviare ai passaggi più prevedibili e insipidi della scrittura. La sceneggiatura tratteggia con coesione la compagine di umanità di Motorvalley, che va in folle invece quando si tratta di inserire una sottotrama (nemmeno così tanto sotto) legata alla criminalità, che stride un po’ seppur inserita con coerenza nella storia. Motorvalley è dunque una serie che non mostra l’eccellenza italiana, ma che tenta almeno di farla scorgere. Che non ha la stessa grinta e non avrà lo stesso impatto di Veloce come il vento, ma almeno riesce a tagliare il traguardo.