In che senso alla Disney non interessano più i film d'animazione? Il nuovo CEO Josh D'Amaro è pronto a lanciare una nuova strategia di espansione

Disney ha annunciato la nomina di Josh D’Amaro come nuovo amministratore delegato del gruppo. D’Amaro, che in precedenza guidava la divisione a cui facevano capo i parchi a tema dell'azienda, prende il posto di Bob Iger, una figura centrale nella storia recente della società. Iger ha diretto Disney per gran parte degli ultimi vent’anni, contribuendo ulteriormente alla sua espansione globale. La scelta del suo successore era particolarmente attesa: Iger, oggi 74enne, aveva lasciato l’azienda nel 2020, per poi rientrare come CEO due anni dopo, rendendo quindi il passaggio di consegne un tema molto discusso nell'ambito.

D’Amaro, che ha quasi 55 anni, guidava la sezione Experiences della società, cioè quella legata alle attività di hotel, navi da crociera e parchi divertimento Disney, uno dei principali motori economici dell'azienda. La sua nomina segnala la volontà di puntare sulla continuità – la stessa azienda non è nuova a promuovere dirigenti che hanno costruito la maggior parte della propria carriera all’interno del gruppo: D’Amaro lavora nella società da oltre 25 anni e ne conosce a fondo le dinamiche; si può dire, quindi, che la scelta del nuovo CEO sia stata prudente e del tutto in linea con l’impostazione promossa dal suo predecessore.

Come cambierà Disney con l'arrivo di D'Amaro

@guide2wdw Disney just announced Bob Iger’s (new) replacement: Josh D’amaro. Here are 2 big reasons it will go better than the last time Iger stepped down. Disney Experiences Chairman Josh D'Amaro will take over as CEO on March 18, ending a 20+ year streak of Bobs at the helm. But for theme park fans, the bigger story isn't the name change. It's D'Amaro's background and track record. For the first time ever, Disney will be run by a true parks person. D'Amaro spent his entire Disney career in the parks/experiences division, starting at Disneyland in 1998. In recent years, he’s made some very positive moves as the head of parks and experiences. According to the Wall Street Journal, he was instrumental in bringing Bruce Vaughn back to lead Imagineering. He also oversaw a massive expansion of Disney Cruise Line’s fleet, and most importantly, he’s been guiding a $60 billion investment into Parks and Experiences over the next decade. His elevation to CEO signals that level of investment will remain a priority. Now some will say: Bob Chapek ran parks before becoming CEO, and that didn't go well. But Chapek's background was actually in consumer products, not parks, and it showed. He had operational expertise but struggled as a creative leader, and his cost-cutting approach reportedly damaged the company's creative culture according to sources like CNBC. Here's what makes this transition different: Dana Walden will be promoted to President and Chief Creative Officer, and she could be the secret sauce for the next era of Disney. Chapek never had a true counterweight covering his blind spots. Walden has a stellar reputation with Hollywood's creative talent, an area where D'Amaro doesn't have deep experience. Both leaders have great track records, and they clearly value creativity. That direction has me optimistic for Disney's future. But what do you think? Did Disney make the right call, or should they have found someone else named Bob? #DisneyParks #DisneyWorld #disney #DisneyCruiseLine #Imagineering Succession Main Theme (From "Succession") - Geek Music

Negli ultimi anni la strategia economica di Disney si è allontanata sempre più dal cinema e dallo streaming. I film e gli abbonamenti a Disney+ pesano oggi meno sui conti dell’azienda, mentre la divisione Experiences è diventata la principale fonte di ricavi, arrivando a generare circa il 60% degli introiti totali. È su questo squilibrio crescente che si basa la scelta del nuovo amministratore delegato.

La nomina di D'Amaro rafforza una presa di posizione già evidente da parte del gruppo: l'ulteriore espansione delle attività fisiche e turistiche. Non a caso, qualche mese fa Disney ha approvato la costruzione di un nuovo parco a tema ad Abu Dhabi, il tredicesimo nel mondo, con l’obiettivo di consolidare la presenza in Medio Oriente. A questa iniziativa si affiancano poi investimenti per 60 miliardi di dollari in nuovi resort, e un piano per raddoppiare entro il 2031 la flotta delle navi da crociera targate Disney.

Di fronte a questo scenario, la produzione di nuovi prodotti d’animazione appare destinata a perdere centralità all’interno dell’azienda, nonostante sia il filone che ha reso così celebre Disney. La società attraversa da tempo una fase complessa sul fronte creativo e D’Amaro, inoltre, avendo costruito la propria carriera nella gestione di parchi e crociere non ha legami particolarmente forti con l’industria cinematografica statunitense. Il suo mandato sembra quindi orientato più alla valorizzazione di asset già consolidati che a alla riscoperta delle proprietà intellettuali dell'azienda.

Disney e la crisi dei suoi universi narrativi

@fluffieduffie It’s D’amaro, I miss pronounced it every chance I got in this video ig #disney #bobiger #joshdamaro #ceo #hollywood original sound - Harlan Duffy

Lanciare nuovi prodotti narrativi capaci di trasformarsi in franchise di successo è un’operazione complessa e costosa, anche se a farlo è Disney: i suoi tentativi più recenti hanno spesso deluso le aspettative, salvo poche eccezioni, come Frozen e Inside Out. Davanti a questi risultati, l’azienda ha preferito puntare sulla valorizzazione di personaggi e universi creativi già affermati, rinunciando in larga parte alla sperimentazione e maturando una crescente avversione al rischio imprenditoriale. L’altra candidata alla nomina di CEO di Disney era Dana Walden, ex presidente della divisione Entertainment. La sua scelta, però, avrebbe implicato un orientamento strategico più marcato verso lo sviluppo di nuove proprietà intellettuali, concentrando su questo fronte buona parte delle risorse, adottando quindi una visione più ambiziosa, con tutte le possibili conseguenze del caso.

Ma anche lo stato dell’industria del cinema, particolarmente instabile in questo momento, non aiuta. L’arrivo di D’Amaro a Disney coincide infatti con una fase di forte trasformazione del settore dell’intrattenimento, attraversato da operazioni finanziarie di grande portata – come la competizione tra Netflix e Paramount per l’acquisizione di Warner Bros. Discovery – e dall’ascesa dell’intelligenza artificiale, che pone nuove opportunità ma anche molte preoccupazioni tra gli addetti ai lavori.