
Chi vincerà agli Oscar 2026? Ci aspetta una serata carica di plot twist
Erano anni che una corsa agli Oscar non era così imprevedibile, ed è proprio questo il suo bello. La stagione dei premi, soprattutto negli ultimi tempi, si era contraddistinta per una certa linearità. Arrivando come ultimo tassello di un’award season ormai diventata piuttosto lunga, la serata finisce per essere soltanto il coronamento di un percorso che registi, sceneggiatori, interpreti e maestranze iniziano mesi prima. Un processo che toglie un po’ di quel sadico piacere nel vedere sgambetti sotto il tavolo e coltellate alle spalle tra i nominati, o quantomeno nell’aggiungere un po’ di pepe durante l’effettiva cerimonia degli Academy.
Ultimamente, la notte degli Oscar era diventata un appuntamento privo di un autentico senso dello show, ridotto a un’assegnazione dei premi che si accontenta di un intrattenimento spesso monotono e incolore, con l’aggiunta solo di qualche sorpresa all’interno di un quadro generale che sembra essere già stato scritto.
Ma vediamo insieme le previsioni per gli Oscar 2026, che si svolgeranno nella notte tra il 15 e il 16 marzo.
Timothée Chalamet potrebbe non vincere l’Oscar
@uraswiftielikeme the last time someone won an oscar without having won the bafta or SAG was sean penn in 2003 #timotheechalamet #oscars #actorawards #fyp #martysupreme original sound - em
Uno degli eventi più eclatanti nella storia degli Oscar risale al 2017: il mistero della busta scambiata di Moonlight e La La Land. Ci furono poi alcune vittorie improvvise, come la seconda statuetta a Antony Hopkins invece che andata postuma a Chadwick Boseman nel 2021 o quella sottratta lo scorso anno da Mickey Madison a Demi Moore in puro stile The Substance. Quest’anno, le carte potrebbero venire scombinate in qualsiasi momento, per una corsa che è sembrata persino più intensa visto il record di nomination conquistato da I peccatori e la campagna marketing di Timothée Chalamet per Marty Supreme, anche se poi gli si è rivoltata contro.
L’unico che doveva essere certo, il golden boy arrivato ad uno dei ruoli della vita già a trent’anni, è passato da vincitore indiscusso a ultimo della fila a causa, sembrerebbe, di una certa arroganza che non sarebbe andata giù ai votanti degli Academy. I quali, evidentemente, se ne fregano dell’impegno nella promozione che Chalamet ha messo per portare al cinema il film di Josh Safdie, premiato almeno al botteghino con 159 milioni di dollari conquistati, attualmente, a livello globale.
@calabasaswings I don’t know where ppl saw the profound and intellectual person in this guy. #timothéechalamet #ballet #opera #cancelled original sound - Calabasaswings
L’ultimo autogol Chalamet lo ha segnato con la polemica sull’opera e il balletto, proclamate arti morte di cui non interessa a nessuno, che meno male per lui è degenerata soltanto ventiquattr’ore prima della chiusura delle votazioni dell’Academy. Che fosse un’uscita sgradevole non c’è dubbio, ma che la reazione suscitata sia dovuta più per l’antipatia che si sta provando nei suoi confronti e la goduria di vederlo schiacciato sembra altrettanto palese.
In realtà, dovremmo ringraziare Chalamet per averci donato un’altra campagna marketing coi fiocchi, quella di tutti i teatri dell’opera del mondo che hanno sfruttato l’onda della sua caduta di stile, la quale ha mostrato anche quanto in realtà il loro pubblico sia vivo e partecipativo. A questo punto, conoscendo gli stratagemmi pubblicitari dell'attore e produttore di Marty Supreme, la controversia montata in questi giorni potrebbe rilevarsi invece un pre-annuncio da parte di Chalamet di un prossimo ruolo a teatro? Mai dire mai.
L'ascesa di Michael B. Jordan
JUST IN: Michael B Jordan flips Timothee Chalamet as favorite to win Best Actor at the Oscars pic.twitter.com/5gkJjCeiJg
— Kalshi Culture (@Kalshi_Culture) March 7, 2026
Tralasciando l’opera e il balletto, il vero contraccolpo che ha affossato la gara ad ostacoli verso gli Oscar di Timothée Chalamet è stata la vittoria di Michael B. Jordan durante la serata degli Actor Awards (SAG), premi assegnati dagli interpreti per gli interpreti. Lo stesso premio che proprio lo scorso anno aveva conquistato Chalamet per il suo ruolo di Bob Dylan in A Complete Unknown e che lo aveva portato a dichiarare di voler diventare «uno dei più grandi di sempre».
Che i colleghi abbiano pensato che il riconoscimento dell’anno precedente fosse sufficiente? O che il vento sia veramente cambiato e tiri adesso a favore di Jordan? Ciò che è certo è l’affetto che il pubblico e l’industria continuano a mostrare verso Sinners, il film di Ryan Coogler, che potrebbe aggiudicarsi i premi più importanti. Tuttavia, speriamo che la statuetta per la regia vada a un ancora non premiato Paul Thomas Anderson, per il suo lavoro in Una battaglia dopo l’altra.
Una Battaglia Dopo l'Altra potrebbe conquistare facilmente la miglior sceneggiatura non originale, tratta dal romanzo Vineland di Thomas Pynchon, non scontrandosi direttamente con quella originale che potrebbe andare, appunto, a Sinners. Ma il premio per la regia a PTA sarebbe il traguardo di una carriera ottenuto con un lavoro di fino sulla ricostruzione delle mancanze di un Paese, gli Stati Uniti, e delle sue pericolose contraddizioni. Un film che, come molti di quest’anno, tocca punte di eccellenza e conferma che l’autore di Los Angeles sa comunicare con la contemporaneità pur incastonandosi nei territori del sempiterno. Un cineasta che di un Oscar non ha bisogno, anche se fa sempre un certo effetto sfoggiarlo sulla mensola in cucina.
L'incognita di questa edizione
Jessie Buckley moved one step closer to an Oscar last night with her #CriticsChoice win for Hamnet. Her performance left such a big impression on me- she 100% deserves to hold the honor. She truly emptied her soul in this film & everyone should see this movie. Huge win last night pic.twitter.com/maPoQ7nigc
— Cinema Tweets (@CinemaTweets1) January 5, 2026
Sono gli interpreti, quest’anno, la vera incognita degli Oscar, insieme al miglior film. Tolta la questione Timothée Chalamet, l’unica certezza che dovremmo avere è Jessie Buckley come miglior attrice protagonista, la cui performance in Hamnet di Chloé Zhao ha scansato la lunga corsa (forse troppo lunga?) cominciata al Sundance del 2025 da Rose Byrne con Se solo potessi ti prenderei a calci.
I migliori attori non protagonisti saranno il vero campo di battaglia degli Oscar 2026, con il Critics' Choice andato a Jacob Elordi per Frankenstein, il Golden Globe a Stellan Skarsgård per Sentimental Value e l’Actor Awards a Sean Penn per Una battaglia dopo l’altra. Se, però, sempre agli Actor Awards, il premio per il miglior cast è andato a Sinners, ciò può far pensare che i suoi interpreti una possibilità concreta la abbiano - compresa la casting director Francine Maisler.
Non stiamo parlando solamente di Michael B. Jordan, ma anche e soprattutto di Wunmi Mosaku, che potrebbe sottrarre l'Oscar a Teyana Taylor per Una battaglia dopo l’altra a meno che l’Academy non si senta frizzante premiando un’interprete horror, la Amy Madigan di Weapons, unica candidatura per il film di Zach Cregger - anche qui, tre attrici non protagoniste premiate a turno durante l’awards season.
Un’annata all’insegna dell’imprevedibilità
Bellissima la sfida che si combatterà invece per il miglior film internazionale, di cui due concorrono anche nella categoria del miglior film (L’agente segreto e Sentimental Value). Una cinquina impeccabile in cui molti hanno visto la mancanza di No Other Choice di Park Chan-wook. Del resto, è impossibile togliere anche solo uno dei titoli che la compongono, dall’impegno politico di La voce di Hind Rajab e Un semplice incidente all’adrenalina ascetica di Sirāt, con i film di Joachim Trier e Kleber Mendonça Filho in pole position per il conseguimento dell’Oscar.
Sarebbe un vero e proprio colpo di scena se Wagner Moura de L'Agente Segreto sorpassasse a destra sia Chalamet che Jordan, in una rimonta che seguirebbe il premio ricevuto a Cannes 2025 e ai Golden Globe per un film che riafferma il calore del sangue che scorre nel cinema brasiliano anche dopo l’Io sono ancora qui di Walter Salles dello scorso anno.
Che quest’anno Hollywood scelga la strada dei plot twist, degli imprevisti dell’ultimo momento, dei colpi di testa che possono far saltare il banco? Ci auguriamo almeno che la cerimonia sia animata e coinvolgente, e se proprio non sapessero che fare andrebbe bene far ripetere ad ogni intermezzo la colonna sonora di Kpop Demon Hunters, (quasi) sicuramente vincitore del miglior film d’animazione e, soprattutto, della sua irresistibile canzone Golden. Unico brano in grado di competere nel 2025 con il blues vampiresco di Sinners, il quale, quando si parla di musica e del compositore Ludwig Göransson, ha (anche qui, forse) un Oscar assicurato.












































