
Marty Supreme è una bomba E sì, Timothée Chalamet dovrebbe vincere l’Oscar per la sua performance
Marty Supreme è una storia che va da Forever Young a Everybody Wants to Rule the World. Si può tracciare una linea diretta tra i due brani che aprono e chiudono il film. Prima di tutto c’è da dire: non c’entra l’anno di uscita. Sia la hit del gruppo synth pop Alphaville sia l’inno dei Tears for Fears provengono dall’universo musicale degli anni Ottanta, mentre il film scritto e diretto da Josh Safdie (alla sceneggiatura con Ronald Bronstein) è ambientato nei primi 50s. E forse c’entra anche molto poco la musicalità delle canzoni, che nonostante diano inevitabilmente un tono alle scene a cui fanno da tappeto, non servono per dettare un’atmosfera, un umore, bensì a collocare nel tempo e nello spazio il protagonista Marty Mauser interpretato da Timothée Chalamet.
Marty Supreme: trama e personaggi
Un tempo e uno spazio che non appartengono alla coerenza diegetica dell’opera, ma a quella narrativa, al significato che il regista voleva dare alla parentesi del suo giocatore di ping-pong. E Marty Mauser parte come un giovane, un eterno giovane, un giovane pieno di talento, un giovane con le prospettive di un campione, che crede di poter incastonare la propria gloria nel tempo, di sfidare i migliori del mondo al tavolo da gioco e uscirne vincitore.
Ma è anche con un amplesso che comincia il film, con una fuitina in mezzo agli scaffali e alle scatole di scarpe dove il protagonista mette incinta l’amica di infanzia Clare (Odessa A’zion), sposata e di cui il ragazzo non crede di essere il padre del bambino che avrà da lì a otto mesi. O, almeno, è ciò che vuole credere.
Il significato della colonna sonora di Marty Supreme
how it felt getting out the theater after marty supreme listening to everyone wants to rule the world on the way home pic.twitter.com/tIDjChZgi5
— luca (@waynesfury) January 8, 2026
Forever Young è dunque lo stato in cui troviamo il personaggio, il vincitore all’apice non del successo, ma delle sue potenzialità, che proprio quando si è giovani si possono inseguire, raggiungere, oltrepassare. Ma è anche un altro inizio con cui Safdie dà il via alla sequenza e, di conseguenza, al film. In quel momento di passione nel magazzino del negozio dello zio di Marty Mauser, lui e Claire concepiranno una nuova vita che l’autore, visivamente, raffigura con il classico spermatozoo che corre veloce per fecondare l’ovulo.
Lo spermatozoo, però, si trasforma nel vero simbolo che accompagnerà l’intera opera: una pallina da ping-pong, bianca, pronta per essere colorata di arancione nel film per assecondare i sogni e i desideri del ragazzo. Una transizione che impugna il tema del titolo che è perciò ambivalente. C’è la vita, l’esistenza, la crescita che richiede certe responsabilità, come la possibilità di diventare genitore, e dall’altro lato c’è l’obiettivo del protagonista, l’ambizione di Marty Mauser e il suo voler diventare «Supreme».
Il film attraversa il suo arco. Non propriamente di trasformazione, visti gli accadimenti che avvengono e che sono più situazioni disastrose da cui il protagonista deve riuscire a cavarsela. Ed è esattamente questo il punto. Il personaggio di Josh Safdie, per cui Chalamet merita di vincere l’Oscar, attraversa una serie di autentiche avventure, di accadimenti folli, pazzi, fuori dagli schemi, più appartenenti a un’opera punk anni Settanta (e qui, un altro decennio ancora) che fanno del protagonista un’autentica rockstar pur non avendo ancora conquistato la fama (e, forse, non lo farà mai). E, alla fine di questa parabola, risuona Everybody Wants to Rule the World. Perché è lì che punta il personaggio ed è persino lì che punta Timothée Chalamet.
Cosa significa il finale di Marty Supreme?
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In un epilogo in cui i sogni di conquista di Marty Mauser sembrano farsi sempre più lontani, in cui ogni propria convinzione crolla e, quindi, anche un briciolo della propria sfrontatezza, Safdie interroga gli spettatori con la canzone dei Tears for Fears. Chi è che vuole comandare il mondo? Chi è che può farlo? Sarà il destino ultimo di Marty Mauser? In quello che potrebbe essere un bivio con cui lascia il film, dove c’è una scena che è stata tagliata dal regista che portava nel futuro del personaggio, il regista lascia che ogni persona immagini la conclusione e la morale che preferisce per la strada percorsa nell’opera da Marty Mauser.
Con Marty Supreme che si conclude con un manifesto musicale che racchiude ciò che ha vissuto il protagonista (e lo spettatore) e cosa potrebbe riservargli da lì in avanti il domani, oppure no. Oltre ad essere anche un invito per quello spermatozoo diventato feto e alla fine bambino, per cui recita la prima frase della canzone: «Welcome to your life».
Marty Supreme è una pellicola i cui due estremi, l’inizio e la fine, tratteggiano una parallela la cui parte centrale è matta e sconsiderata, ma che si dimostra coerente per come ha aperto e come poi ha chiuso la storia di Marty Mauser. Dalla sensazione di poter essere giovani per sempre al domandarsi chi e come possiamo governare la nostra sorte. Che non sarà proprio come comandare il mondo, ma è già qualcosa.











































