Pensavo fosse cinema, invece era Seedance 2.0 Tutto sul nuovo strumento di AI che ha sorpreso tutti per il suo livello di precisione

ByteDance, la società tecnologica cinese proprietaria di TikTok, ha presentato Seedance 2.0, la seconda versione del suo sistema di generazione video basato sull’intelligenza artificiale. Con questa nuova release, i progressi sono sembrati subito evidenti: il salto di qualità è tale da aver sorpreso molti addetti ai lavori, soprattutto per il livello di realismo dei contenuti prodotti. Proprio questi stessi risultati, però, stanno alimentando crescenti preoccupazioni sulle possibili evoluzioni del modello e sulle implicazioni che potrebbe avere nel settore.

Rispetto alle versioni precedenti, Seedance 2.0 è per esempio in grado di migliorare in modo sensibile la fluidità delle scene generate. Il risultato sono video complessivamente più coerenti: le espressioni dei volti, i movimenti di corpi e degli oggetti, così come la resa degli ambienti, tendono a rimanere stabili nel corso delle sequenze, superando uno dei limiti più comuni di molti sistemi di generazione video basati sull’intelligenza artificiale, in cui le forme sembrano mutare leggermente nel tempo – provocando un senso di straniamento noto come effetto uncanny valley.

Cosa spaventa di Seedance 2.0

@newslitproject With ByteDance's latest AI video generator Seedance 2.0, AI video has reached a whole new level of realism. These fabrications are now so convincing that relying on obvious glitches and visual tells doesn’t cut it anymore, making news and media literacy more important than ever. #Seedance2 #AILiteracy #MediaLiteracy #AI original sound - News Literacy Project

Al momento, Seedance 2.0 è utilizzabile ufficialmente solo in Cina, ma secondo ByteDance il rilascio internazionale dovrebbe avvenire a breve. Nonostante tali limitazioni, numerosi video realizzati con questo nuovo modello si sono già diffusi in Occidente, soprattutto attraverso TikTok. Tra i contenuti diventati virali, quello che ha attirato maggiore attenzione mostra Tom Cruise e Brad Pitt impegnati in un combattimento a mani nude sul tetto di un palazzo al tramonto. I due, generati artificialmente, pronunciano persino alcune battute, con voci indistinguibili da quelle reali degli attori. Ricondividendo il video, il noto sceneggiatore statunitense Rhett Reese non ha nascosto di essere molto preoccupato per l’impatto di queste tecnologie sull’industria cinematografica, che a suo parere è destinata a subire una trasformazione radicale, con la possibile perdita di un numero significativo di posti di lavoro.

Per altri, invece, strumenti come Seedance 2.0 rappresentano un’opportunità, perché ampliano l’accesso alla produzione cinematografica, un ambito storicamente riservato a pochi a causa degli elevati costi di produzione. L’ascesa di sistemi di intelligenza artificiale sempre più sofisticati apre invece alla possibilità che una singola persona o un piccolo team possano realizzare, quasi in autonomia, prodotti potenzialmente spendibili sul mercato. È un processo, questo, in parte già in atto: da tempo, seppur in contesti molto diversi tra loro, gli strumenti di AI vengono adottati da chi non ha accesso a mezzi di produzione professionali per realizzare per esempio cortometraggi.

I problemi dell'AI generativa nel cinema

Al momento, l’intelligenza artificiale è già ampiamente sfruttata nella produzione cinematografica, soprattutto come strumento di supporto, in particolare nelle fasi di post-produzione, dove viene utilizzata per accelerare e ottimizzare alcuni processi di lavoro. È invece ancora piuttosto raro che la realizzazione di film o di una serie TV, con numerose scene, vengano totalmente affidata a un sistema di intelligenza artificiale – e nei casi in cui la tecnologia è stata utilizzata in modo estensivo, i risultati ottenuti finora sono stati spesso giudicati discutibili e poco convincenti. Va infatti tenuto conto che il video dove compaiono i personaggi di Tom Cruise e Brad Pitt, per quanto ben fatto e sorprendere, dura appena 15 secondi.

Resta il fatto che i sindacati dei vari comparti attivi nel settore cinematografico si stanno muovendo per tutelare i lavoratori dall’ascesa dell’AI, nel tentativo di contenere gli effetti più destabilizzanti dell’automazione sull’occupazione. Questi strumenti, però, pongono anche un problema rilevante sul fronte della tutela del copyright. I sistemi di intelligenza artificiale generativa si basano infatti su banche dati estremamente ampie di contenuti audiovisivi protetti da diritto d’autore e, non di rado (salvo qualche caso), almeno nelle fasi iniziali del loro sviluppo – come accaduto con Seedance 2.0 – non vengono stipulati accordi specifici per impedire la generazione di video che utilizzino immagini, personaggi o suoni protetti da copyright – con tutte le conseguenze del caso per l'industria e i soggetti coinvolti.