Cosa sta succedendo da Dolce&Gabbana? Stefano Gabbana ha lasciato la presidenza del brand che passerà ad Alfonso Dolce

Stefano Gabbana, co-fondatore del brand che porta il suo nome, non è più il presidente del consiglio di amministrazione di Dolce & Gabbana dallo scorso dicembre. La notizia non era stata resa pubblica inizialmente ed è emersa solo ora da un documento depositato presso le autorità societarie italiane. A partire da gennaio, il ruolo di presidente viene ricorperto da Alfonso Dolce, fratello di Domenico Dolce e attuale CEO della società mentre Gabbana è rimasto comunque co-direttore creativo.

Come riporta BoF, poi, Gabbana starebbe inoltre valutando di modificare la propria partecipazione azionaria nel brand di cui detiene il 40% del capitale. Il tutto a ridosso delle prossime trattative che il brand sta per aprire con le banche creditrici per la ristrutturazione di un debito abbastanza notevole, che si aggira intorno ai 450 milioni di euro. Domenico Dolce detiene un altro 40% delle quote attraverso una holding mentre il resto del capitale è controllata dallo stesso Domenico oltre che dai suoi due fratelli Alfonso e Dorotea. Un impianto da azienda familiare su cui si basa l’indipendenza del loro impero.

Cosa sta succedendo?

@nssmagazine Stefano Gabbana, co-founder of Dolce & Gabbana, stepped down as chairman in January. The move had not been previously reported. What do you think? #dolceegabbana #dolceandgabbana #tiktokfashion #fashionnews son original - Trendformusic

L’intera situazione da Dolce&Gabbana è stata innescata dalla crisi del lusso che sta causando così tanti problemi ai brand di tutto il mondo. Se già nel 2025 la situazione era difficile, con l’inizio delle ostilità in Medio Oriente, che hanno creato incertezza nelle borse ma anche chiuso un essenziale polo commerciale regionale, la situazione si è aggravata. E anche il brand fondato dai due stilisti ha visto margini a ribasso e, come spiega Bloomberg, ha incontrato qualche difficoltà nel rispettare alcune clausole relative alla gestione dei propri debiti.

Il brand ha maturato 450 milioni di euro di debito verso le banche, cifra cresciuta ulteriormente dopo il rifinanziamento di 150 milioni di euro ottenuto lo scorso anno. Sempre stando a Bloomberg, le banche richiederebbero un’iniezione di capitali freschi fino a 150 milioni di euro per ristrutturare questo debito e dunque ora l’azienda starebbe valutando la cessione di alcuni immobili di proprietà oltre che il rinnovo di diverse licenze avvalendosi della consulenza della banca Rothschild & Co.

I cambiamenti non finiscono qui perché mentre affronta la questione del debito e dei nuovi capitali, sta anche lavorando all’ingresso nel proprio team dell’ex-CEO di Gucci, Stefano Cantino, che dovrebbe ricoprire un ruolo molto importante nella struttura del brand. Probabilmente Cantino dovrà aiutare il brand a proseguire la sua ambiziosa espansione per cui lo scorso anno aveva già ottenuto dalle banche una proroga del debito fino al febbraio 2030.

Il problema di crescere in una carestia del lusso

Un simile problema, su una scala molto più colossale, è quello che sta affrontando Kering che, oltre alle questioni legate alle vendite dei propri brand, è andata appesantendosi di debiti dovuti a investimenti immobiliari e acquisizioni molto onerose che però, avvenendo in un momento di carestia del lusso, hanno portato il gruppo a fare un passo più lungo della gamba e dover chiamare Luca De Meo come nuovo CEO. Sembra che la stessa cosa sia accaduta più o meno per Dolce&Gabbana, che ha investito pesantemente nell’ampliamento del business beauty, nel real estate e nell’hospitality per diversificare le proprie entrate.

Ma non viviamo in tempi fausti. La moda e il lusso sono in crisi, anche a causa di un incremento di costi e di prezzi e un restringimento della base clienti, tanto che sia Valentino ha avuto bisogno di un’iniezione di 100 milioni di euro dai suoi azionisti Kering e Mayhoola e persino Giorgio Armani ha disposto nel proprio testamento che gli eredi cedano almeno il 15% della società a investitori esterni entro 18 mesi per preservarne la solidità. Da tempo poi si discute (ipotesi forse improbabile) del potenziale piano di LVMH di distaccare la parte di moda da quella degli alcolici, che da tempo non performa benissimo.