Come cambierà la skyline di Milano con CityWave? Quando l'architettura delle città finisce per essere troppo invasiva

Nel quartiere di CityLife, a Milano, entro fine anno dovrebbero essere completati i lavori per la realizzazione di CityWave, un grande edificio a forma d’onda progettato dal noto architetto danese Bjarke Ingels, fondatore del celebre Studio Big di Copenaghen. «Si tratta di un’architettura contemporanea che mantiene proporzioni classiche, [...] evitando di risultare invasiva», ha detto Ingels in riferimento alla forma dell'edificio, composto da due blocchi uniti da una grande copertura, che come suggerisce il nome ricorderà la silhouette di un'onda.

CityLife è un'area piuttosto recente di Milano: si trova nella parte nord-ovest della città ed è stata costruita nella zona dell’ex polo fieristico, che è stato spostato nell’hinterland del capoluogo lombardo. La piazza centrale di CityLife, Tre Torri, ospita la torre Hadid (sede di Generali), la torre Isozaki (progettata dall’architetto giapponese Arata Isozaki, sede di Allianz) e la torre Libeskind (firmata dell’architetto statunitense Daniel Libeskind, sede di PwC). Oltre alla piazza, nell’area ci sono un parco e un centro commerciale.

Architettura contemporanea e trasformazione delle città

@natipervivereamilano CITY WAVE, L’ONDA DI CITYLIFE Oggi sono passato al cantiere di CityLife per vedere da vicino City Wave, il nuovo edificio soprannominato “lo sdraiato”. Due blocchi, uno più alto e uno più basso, uniti da una grande copertura curva che sembra un’onda sospesa nel cielo Quando sarà finito, il corpo principale arriverà a circa 110 metri e ospiterà uno dei più grandi parchi solari urbani di Milano Con il suo arrivo, il progetto di CityLife si avvia verso il completamento del quartiere Vi piace come si inserisce accanto alle tre torri? Ditemelo, come sempre, nei commenti #NatiPerVivereAMilano #CityLifeMilano #CantiereMilano #SkylineMilano #NewSkyscraper original sound - natipervivereamilano

CityWave fungerà da nuovo gate di accesso per il quartiere di CityLife, passando per via Domodossola, e al suo interno tra le altre cose saranno ospitati ulteriori store e punti vendita, oltre che nuovi uffici – a tal proposito Ingels ha paragonato il progetto a «una reinterpretazione contemporanea della Galleria Vittorio Emanuele», e secondo l'architetto danese in futuro «sarà raccontato come esempio di eccellenza in tutta Europa». 

Il progetto si inserisce in una trasformazione urbana che negli ultimi anni ha cambiato non poco il paesaggio urbano di Milano. Nel quartiere di CityLife, in particolare, il contrasto tra i nuovi edifici contemporanei e il tessuto residenziale circostante era già piuttosto evidente, e non è escluso che CityWave – anche per via della sua forma non banale – possa accentuare ulteriormente tale differenza.

Operazioni di questo tipo rappresentano certamente esempi di riqualificazione e innovazione architettonica, ma in molte città generano tra gli abitanti anche discussioni sull’impatto che nuove costruzioni di grandi dimensioni possono avere sul paesaggio urbano. In molte grandi città, in Italia e all’estero, gli abitanti tendono piuttosto a privilegiare, rispetto alla realizzazione di nuovi grandi edifici, l'aumento del numero di interventi di depavimentazione, con cui si intende la rimozione dell’asfalto dagli spazi urbani, sostituendolo con aree verdi.

L’obiettivo principale di questi interventi – Milano è comunque una delle città più virtuose in Italia in questo ambito – è ridurre le “isole di calore”, cioè aree della città dove si registrano temperature sensibilmente più alte rispetto alle zone rurali o periferiche circostanti.

Il dibattito sul nuovo skyline di Manhattan

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Anche a New York, la recente costruzione del grattacielo residenziale 262 Fifth Avenue ha portato a diverse polemiche. L’edificio, alto oltre 250 metri, ospiterà poco più 20 appartamenti di lusso – con prezzi che arrivano a circa 20 milioni di dollari l'uno. A irritare molti abitanti di Manhattan, il quartiere in cui entro la fine del 2026 dovrebbe essere completato il grattacielo, non è soltanto il carattere esclusivo del progetto, ma soprattutto il modo in cui l'edifico modifica uno dei panorami più riconoscibili della città.

Il 262 Fifth Avenue, progettato dallo studio russo Meganom e sviluppato dalla società immobiliare statunitense Five Points Development Group, dista circa 500 metri dal Madison Square Park, uno degli spazi verdi più frequentati della città, e da qui oscura la vista dell’Empire State Building: tutto ciò che ha alimentato le critiche di molti residenti e urbanisti, che vedono nel progetto un intervento poco equilibrato rispetto al contesto urbano del quartiere.

Diverse persone intervistate dai media descrivono 262 Fifth Avenue come un edificio fuori scala rispetto ai palazzi circostanti, costruiti in gran parte tra fine Ottocento e inizio Novecento, e per questo molto più bassi. Le polemiche, però, ricordano anche come il rapporto tra nuove architetture e identità urbana delle singole città sia spesso complesso e destinato a evolvere nel tempo. Per esempio, lo stesso Empire State Building di New York, oggi considerato uno dei simboli della città, all’epoca della sua costruzione venne criticato perché giudicato troppo grande e invasivo rispetto al tessuto urbano.

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