
I tech bro hanno capito l'importanza delle soft skill Sono sempre più richieste nell'ambito, e gli stessi addetti ai lavori se ne stanno accorgendo
L'ascesa dei sistemi di intelligenza artificiale generativa ha cambiato l'industria della programmazione informatica, grazie soprattutto alla possibilità di genere codice sulla base di input testuali. L'ambito è progredito molto velocemente e l’impatto di strumenti come ChatGPT o Claude, tra gli altri, è evidente.
In questo contesto, le qualità relazionali e comunicative stanno diventando sempre più importanti all'interno del settore tecnologico – dove fino a poco tempo fa dominava un certo approccio ingegneristico alla soluzione dei problemi.
Ne ha parlato di recente il Wall Street Journal, che ha raccontato di un evento organizzato a New York al quale hanno partecipato una cinquantina di giovani imprenditori provenienti dall'industria tecnologica: l’incontro era pensato come una sorta di corso intensivo dedicato alle competenze che l’intelligenza artificiale fatica ancora a replicare, tra cui le cosiddette soft skill.
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Nel settore delle startup, i venture capitalist – cioè i soggetti che in genere finanziano imprese che sulla carta sono innovative e hanno un alto potenziale di crescita – ormai non puntano più soltanto su un singolo software o su una certa tecnologia, ma soprattutto sul team chiamato a sviluppare il progetto e a guidarne l’evoluzione nel tempo. In quest’ottica, saper comunicare in modo adeguato durante una trattativa, per esempio, così come affrontare momenti critici con lucidità o trasmettere fiducia e credibilità nel corso di una presentazione possono influenzare il valore percepito di una startup tanto quanto il prodotto o il servizio che offre.
Non a caso, molte aziende tecnologiche stanno investendo sempre più in percorsi di coaching e formazione manageriale. In un contesto in cui gli strumenti di intelligenza artificiale hanno reso l'ambito informatico più democratico e accessibile, l’idea che le soft skill siano secondarie rispetto alle competenze tecniche sta progressivamente svanendo.
Dovrebbero esserci più letterati ai vertici delle aziende tecnologiche?
Una parte di esperti sostiene che la scarsa presenza di competenze umanistiche all'interno dell’industria tecnologica – storicamente sviluppatasi attorno a percorsi tecnico-scientifici – contribuisca a una serie di criticità sempre più evidenti nel settore. Le stesse aziende sembrano in parte riconoscere questo squilibrio, al punto che da tempo – nei processi di selezione – attribuiscono maggiore valore anche ai profili provenienti da percorsi umanistici.
Il tentativo di favorire di meno le competenze tecnico-scientifiche all'interno delle aziende tecnologiche non ha però prodotto cambiamenti evidenti a livello dirigenziale, dove l’approccio ingegneristico all'analisi e alla soluzione dei problemi va ancora per la maggiore. Ed è in parte un problema, dato che i vertici delle Big Tech della Silicon Valley e non solo hanno ormai un enorme potere e influenza sulla politica e sulla società.













































