
''Amarga Navidad'' è una lezione di sceneggiatura firmata Pedro Almodóvar Presentato in anteprima in concorso al Festival di Cannes, il film è ora al cinema
Lifestyle
21 Maggio 2026
21 Maggio 2026
Un buon finale non può fare un buon film. Ma se il finale fosse esso stesso il film? L’invito che facciamo con Amarga Navidad, nuovo titolo di Pedro Almodóvar in concorso al festival del cinema di Cannes, è di rimanere seduti comodi fino alla conclusione della pellicola, anche se nel mezzo le cose si fanno leggermente confuse.
Tanti piani narrativi, un personaggio che scrive un film su un personaggio che, a propria volta, vuole scriverne uno su un’altro personaggio ancora, in un processo di scrittura costante e ripetitivo, il quale attinge sempre e solo dalla realtà. La realtà di chi sta scrivendo nella sua specifica storyline, sia chiaro, che però a catena influenza gli avvenimenti che accadono in ogni racconto, condizionando gli andamenti delle traiettorie narrative di tutti quanti.
Per interrompere il flusso bisognerebbe risalire direttamente ad Almodóvar: un domino creativo in cui un tassello ha un effetto sui restanti e in cui nella sequenza finale conduce in qualche modo proprio all’autore, con il regista interpretato da Leonardo Sbaraglia ad intercedere per lui; anche se, a sua volta, il personaggio Raúl è comunque mosso dalla volontà del regista spagnolo, onnisciente sopra le vicende e i protagonisti.
Vita, finzione e il diritto di raccontare
@warnerbrositalia Alcune storie si inventano, altre si confessano. Amarga Navidad, il nuovo film di di Pedro Almodóvar, dal 21 maggio al cinema. #AmargaNavidadIlFilm #davedere #cinematok #nuoveuscite audio originale - Warner Bros. Italia
Ciò che fa Amarga Navidad, con un confine tra vita vera e finzione che fa infuriare alcuni dei personaggi, sta tutto nel titolo internazionale che è stato scelto per il film: Autofiction. Attraverso un intreccio di storie, in ognuna delle quali si riflette qualcosa dell'altra, l’opera si interroga sul diritto o meno dell’arte di vampirizzare l’esistenza delle persone per i propri fini.
Dopo le rimostranze di alcuni dei protagonisti che protestano per aver visto trafugati accadimenti ed eventi propri o di persone che hanno attorno, il film si spinge oltre ragionando insieme allo spettatore su quanto è potente un mezzo come la penna su una pagina bianca o l’obiettivo di una macchina da presa. Quanto due oggetti che, se non attivati, risultano innocui, racchiudono in loro la possibilità di azionare un interruttore all’interno di chi legge o guarda, spesso legato a qualcosa che parla di noi.
Quanto ci riconosciamo in un’opera? E come fa a sembrare un oltraggio alla privacy se un accadimento che abbiamo vissuto noi o qualcun altro ci sembra prendere vita in un prodotto di finzione? Nel film i personaggi rivedono degli avvenimenti e delle persone a cui altri si sono ispirati. Perché quindi se un personaggio è totalmente diverso nella sua rivisitazione per alcuni è sbagliato che ne venga presa e utilizzata la storia, anche se è solo una sua ispirazione?
La sceneggiatura come bilancio di una vita
Avec Autofiction (Amarga Navidad), Almodóvar propose une mise en abyme savoureuse, explorant la manière dont l’artiste s'inspire du réel quitte à le vampiriser. Si le film n'est pas le meilleur de son auteur, il n’en reste pas moins captivant. pic.twitter.com/Xw55DJvRIu
— Vanessa Bonet (@_garmonbozia) May 20, 2026
In un cinema come l’ultimo di Pedro Almodóvar, con Amarga Navidad che comunica con un filo diretto con il Dolor y Gloria che fece vincere la Palma d’oro ad Antonio Banderas nel 2019, il regista rimette in prospettiva il mestiere di una vita: cosa si è fatto e cosa no e come, persino cosa significa essere un autore con una carriera mirabile alle spalle e fin quanto ci si possa affidare al prestigio.
In questo suo dilettarsi artistico, Amarga Navidad è anche una masterclass di sceneggiatura: su dove si nascondono i difetti e i pregi di un’opera, su come si trattano i personaggi, di come dover far quadrare tutto sia una parte essenziale di uno script senza lasciare indietro nessuno dei caratteri messi in gioco, per fare in modo che ognuno abbia il suo dignitoso arco narrativo. Per Almodóvar la vita è finzione e la finzione è vita perché ha sempre vissuto così il suo cinema.
Quando il finale diventa il film
Il suo lavoro si è a propria volta adattato a questa ricerca sulla natura stessa del mezzo cinematografico e degli strumenti che utilizza (in questo caso la scrittura), come rievoca il film da cui esce il personaggio di Raúl: quel L’occhio che uccide di Michael Powell che rappresenta una tra le teorizzazioni più importanti sull’immettersi dell’obiettivo nella pelle e nelle ossa della realtà.
Quindi no, un buon finale non può fare un buon film, ma il finale di Amarga Navidad è il film. Te lo spiega a chiare lettere, ti dice cosa c’è stato che andava, cosa non andava e in che direzione si potrebbe andare ora. È, al momento, l'epilogo più bello dell’anno, forse dell’intera carriera di Pedro Almodóvar.







