Jeremy Scott ha fatto un discorso contro l'AI in un'università americana Negli Stati Uniti, sempre più giovani protestano contro l'ascesa della nuova tecnologia

Alla Kansas City Art Institute, il designer americano Jeremy Scott ha iniziato il discorso di cerimonia di laurea leggendo frasi motivazionali come «siete all'alba di un nuovo inizio». Pochi istanti dopo, Scott ha guardato la folla di laureati e strappato il discorso che aveva tra le mani. «Non vi sembra di averlo già sentito? - ha detto il designer - Non vi sembra un po' cliche? È perché è AI». Tra gli applausi del pubblico, Scott ha così reindirizzato il discorso sull'importanza della creatività e le infinite possibilità che può raggiungere la mente umana a differenza di un computer. Un discorso che ha commosso gli studenti, che hanno accolto le sue parole con grida di clamore. 

@kcartinstitute The Kansas City Art Institute extends its profound gratitude to international fashion icon Jeremy Scott, our 2026 Jedel Family Commencement Speaker, who was also awarded an Honorary Doctorate of Fine Arts Degree from KCAI. Thank you for your inspiring words and dedication to the future of artists and designers! Your vision leaves us feeling deeply motivated #kcai #jeremyscott #classof2026 #fashionicon #kansascity original sound - Kansas City Art Institute

Con la voce interrotta dall'emozione, Scott ha continuato il discorso affermando che malgrado la crescita delle nuove tecnologie, nulla sarà mai al pari della passione e dell'originalità di una mente creativa. «Perché sapete cosa non può fare l'intelligenza artificiale? Non può fare quello che fate voi. Non può avere un'idea originale. Non riesce nemmeno a distinguere tra un'idea valida, un'idea originale e una mediocre - ha detto il designer, aggiungendo «È proprio questo che rende il vostro ruolo di artisti così urgente in questo momento. Nel contesto storico e sociale in cui viviamo, ritengo che l'artista sia più fondamentale che mai. Questo perché un artista non racconta la verità. Decide piuttosto come la verità va percepita. È colui che piega la realtà, pur fungendo da specchio della società.»

Alla Gen Z americana non interessa il Big Tech?   

@mothershipsg i'll just clean out my desk i guess A commencement speaker at the University of Central Florida was booed by graduates after calling AI “the next Industrial Revolution” during a speech on May 8. Gloria Caulfield's comments understandably rubbed students from the College of Arts and Humanities and Nicholson School of Communication and Media the wrong way. Undeterred, Caulfield continued to compare AI to the internet's rise and modern mobile phones, saying it could help solve “some of humanity’s greatest problems”. #mothershipabroad original sound - Mothership

Appena pochi giorni prima, sempre negli Stati Uniti, una vicenda particolare aveva invertito le parti, causando lo sdegno del corpo studenti. Gloria Caulfield, dirigente del settore immobiliare che ha parlato alla cerimonia di laurea all'Università del Florida, ha celebrato la nuova tecnologia dichiarando a gran voce che «l'ascesa dell'intelligenza artificiale rappresenta la prossima rivoluzione industriale». Parole che non sono piaciute agli studenti di arti, letteratura e comunicazione presenti, che hanno cominciato a fischiare. «Cosa succede? Posso continuare?», ha chiesto guardando gli organizzatori dell'evento. 

Ancora prima di questo episodio in Florida, la stessa reazione era toccata a Eric Schmidt, ex CEO di Google che aveva detto, durante la cerimonia di laurea dell'Università dell'Arizona, che «La domanda non è se l'intelligenza artificiale cambierà il mondo. Lo farà. La domanda è se sarete voi a contribuire a plasmarla. L'intelligenza artificiale influenzerà ogni aspetto della vita, qualunque strada voi scegliate». Anche in questo caso, l'autore del discorso è stato accolto da fischi e grida di disprezzo

Ma non tutti gli imprenditori digitali che negli ultimi mesi hanno parlato dell'AI durante una cerimonia di laurea hanno incontrato il dissenso del pubblico. Steve Wozniak, informatico e inventore nonché una delle menti dietro al primo computer personale Apple, ha fatto ridere gli studenti laureati della Grand Valley State University dicendo che loro hanno già l'AI: «actual intelligence». 

Un'inversione di dinamica 

@peaktyler

true story

Originalton -

 

La reazione degli studenti delle università americane nei confronti dei discorsi di Scott, Caulfield, Schmidt e Wozniak riflette in maniera piuttosto evidente i sentimenti delle nuove generazioni del Paese nei confronti dell'AI. Mentre i poteri più "anziani" celebrano la tecnologia arricchendosi, i più giovani sembrano volerla accettare. Anzi: secondo uno studio di Gallup realizzato negli Stati Uniti lo scorso aprile, la percentuale di intervistati Gen Z che apprezzano l'AI è diminuita del 14% arrivando al 22%, mentre il dato relativo ai giovani arrabbiati nei confronti della tecnologia è salito di nove punti percentuali, al 31%. 

Un altro sondaggio di Pew Research dimostra invece che, mentre in tutto il mondo sono gli over-50 la generazione più preoccupata per l'invasione dell'AI nella vita di tutti i giorni, con una differenza percentuale dalla Gen Z di ben 24 punti, nel caso degli Stati Uniti lo squilibrio si fa molto più sottile, con i giovani preoccupati quasi quanto i cittadini più maturi

@technews.ed

What looks like a joke on the surface can sometimes reveal a deeper shift in how people inside the industry actually think. When those working closest to advanced AI systems start stepping back, slowing down, or quietly changing their priorities, it signals something more than just career moves. It reflects how exposure to powerful technology can reshape perspective, risk tolerance, and long term decision making. In fast moving fields like artificial intelligence, public narratives are often optimistic, focused on growth, innovation, and opportunity. But behavior tells a different story. When individuals with direct, hands on experience choose distance over acceleration, it raises important questions about how they truly assess the trajectory of the technology. For entrepreneurs, founders, and business leaders, this is a critical insight. In business and startups, signals are not always found in headlines or announcements, but in actions. What people do when there is no pressure to perform or appear confident often reveals the real state of an industry. The bigger lesson in entrepreneurship and strategy is to pay attention to behavior over words. Markets, technologies, and industries are shaped not just by what is said, but by what is quietly done behind the scenes.

original sound - TechNews ED Media (TechED)

Se non si può dire lo stesso negli altri Paesi del mondo, dove la Gen Z sembra ancora mantenere aspettative positive nei confronti dell'AI, negli Stati Uniti stiamo assistendo a un'inversione di dinamica enorme tra giovani e vecchi e la loro relazione con le nuove tecnologie. La caratteristica più interessante della questione non riguarda tanto il fatto che il Paese sembri l'unico in cui sta avvenendo questo cambiamento, quanto il fatto che stia succedendo nel Paese natale dell'AI. Lo stesso in cui, nell'ultimo anno, sempre più ricercatori AI non solo stanno lasciando il settore, ma stanno addirittura mettendo in guarda le persone, con l'ex capo del Safeguard Research team di Anthropic che ha addirittura ammesso «il mondo è in pericolo».  

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