
Come se la sta passando Google? La società ha recuperato terreno all'interno del settore, e ora si vedono i primi risultati
Di recente Alphabet, la holding che controlla Google e molte altre società, è diventata la seconda azienda più grande al mondo per capitalizzazione di mercato, superando la soglia dei 4.000 miliardi di dollari di valore complessivo. Alphabet, essendo per l’appunto una holding, non opera direttamente in un singolo settore, ma possiede e controlla più società: la sua azienda più nota è Google, ma ne fanno parte anche realtà attive nel cloud, nella ricerca scientifica, nella guida autonoma e nell’intelligenza artificiale.
@jd_durkin Alphabet is now the best Magnificent 7 performer. +66% YTD. No contest.
original sound - jd
Il recente risultato finanziario di Alphabet dimostra che gli investitori riconoscono alla holding un valore economico enorme, e nutrono molta fiducia nelle sue prospettive di crescita futura. Oggi, infatti, Alphabet è seconda solo all’azienda tecnologica Nvidia, mentre ha superato Apple e Microsoft. All’interno delle cosiddette “Magnificent 7” (MAG 7) – il gruppo delle sette grandi aziende tecnologiche statunitensi con maggiore rilevanza sui mercati finanziari (Apple, Microsoft, Alphabet, Amazon, Nvidia, Meta e Tesla) –, Alphabet è stata quella che ha registrato la crescita maggiore nel 2025, superiore al 60%.
La corsa all'intelligenza artificiale di Google
Alphabet è riuscita a incrementare il suo valore di mercato grazie a investimenti strategici e tempestivi nell’intelligenza artificiale. La holding, infatti, ha puntato con forza su questo settore quando era ancora in fase di sviluppo, e oggi ne sta raccogliendo i risultati. Un esempio concreto è Gemini, il modello di intelligenza artificiale sviluppato da Google, che attualmente rappresenta una delle alternative più credibili a ChatGPT, sia per capacità di comprensione del linguaggio sia per integrazione con gli altri servizi dell’azienda.
Ma la strategia commerciale di Alphabet non si limita ai software. L’azienda è entrata anche nel crescente mercato dei chip, un componente essenziale per lo sviluppo dei sistemi di intelligenza artificiale. In particolare, Google ha progettato i propri TPU (Tensor Processing Unit), ovvero chip proprietari ottimizzati per l’elaborazione di modelli di intelligenza artificiale e utilizzati nei data center della stessa azienda.
Questi chip si contrappongono alle cosiddette GPU (Graphics Processing Unit) realizzate da Nvidia, che oggi detiene comunque la maggiore fetta del mercato dell'hardware per l’IA. Le GPU sono processori molto potenti, originariamente progettati per la grafica, ma rivelatisi ideali per l’addestramento delle reti neurali alla base dei tool di intelligenza artificiali. Le TPU, invece, sono chip sviluppati su misura da Google per rendere più efficienti e meno costosi i propri carichi di lavoro legati al funzionamento dei suoi stessi sistemi di AI.
Come ha risposto Alphabet all'ascesa di ChatGPT
Google Ai overview is nice because it’s like Google but instead it gives you the wrong answer 80% of the time
— Lil Samsquanch (@lilsamsquanch66) October 29, 2025
Il debutto di ChatGPT, nel novembre del 2022, colse Alphabet in parte di sorpresa. Nel giro di appena due mesi, il servizio sviluppato da OpenAI raggiunse 100 milioni di utenti, ottenendo un risultato senza precedenti che lo fece diventare rapidamente un punto di riferimento nel nascente mercato delle intelligenze artificiali generative.
L’impatto fu tale che, nel dicembre dello stesso anno, il New York Times raccontò come l’improvvisa popolarità di ChatGPT avesse spinto il management di Google a dichiarare il cosiddetto “codice rosso”, una procedura di massima allerta interna riservata alle questioni strategiche più serie. Il timore principale era che chatbot di questo tipo potessero cambiare radicalmente il modo in cui le persone cercano informazioni online, mettendo in discussione il modello tradizionale della ricerca sul web. Un rischio enorme per Google, che in quel segmento detiene da anni una quota di mercato vicina al 90%.
A distanza di tempo, la posizione di Google nel campo dell’intelligenza artificiale appare però nettamente più solida rispetto al 2022. Il recupero è stato guidato soprattutto da Gemini, il chatbot sviluppato dall’azienda che è stato progressivamente integrato in molti dei prodotti dell’ecosistema Google. Negli ultimi mesi l’azienda ha poi reso disponibile Gemini 3, un modello linguistico di nuova generazione tra i più avanzati al mondo. Parallelamente, sono arrivati anche nuovi prodotti di punta come Nano Banana Pro, un sistema di generazione di immagini e video ad altissimo realismo, progettato per competere direttamente con Sora, il modello sviluppato da OpenAI.











































