
Gael García Bernal ricorda benissimo la première di "Amores Perros" La testimonianza limpida e commovente dell’attore e il regista per l’arrivo del film su Mubi Italia
Ventisei anni fa, Alejandro González Iñárritu e Gael García Bernal sedevano vicini in una sala buia al festival di Cannes ed assistevano al momento in cui la loro vita e carriera sarebbero cambiate per sempre. Amores Perros, film di debutto sia per il regista e sceneggiatore messicano sia per il compare attore, veniva presentato in anteprima nella sezione della Semaine de la Critique che avrebbe poi vinto grazie alla scelta della giuria presenziata nel 2000 nientemeno che da Bernardo Bertolucci.
Un momento ancora vivido nella mente del suo interprete, all’epoca giovanissimo a soli ventidue anni e tra i protagonisti dell’opera corale che intrecciava tre storie distinte unite da un solo incidente. Talmente indelebile che l’attore riporta a più di vent’anni di distanza con una lucidità analitica e commovente in occasione del suo arrivo sulla piattaforma di Mubi Italia, ripercorrendo quella giornata provando le medesime emozioni che ha sentito mentre vedeva accadere davanti ai suoi occhi il momento in cui ogni cosa sarebbe stata diversa.
«Ricordo bene quel giorno perché prima non avevo visto nulla del girato», racconta Gael García Bernal:
«Amores Perros era il secondo film che veniva presentato durante la Semaine de la Critique. Vidi Alejandro da lontano, non sapevo cosa aspettarmi, ma ci abbracciammo e sentì che stavamo provando la stessa cosa. Quando siamo entrati, prima della visione del film, fece un discorso su come si fosse aperto un percorso per noi ed il film. La sala era metà piena e metà vuota, dopo la presentazione Alejandro si sedette e la vita si è fermata per un istante. Guardando indietro, posso dire che è stato un momento di pura trascendenza. Era come se mi vedessi da fuori: vedevo dov’ero, chi ero e chissà dove sarei andato, lasciandomi trasportare dall’energia e dalla poesia della storia. A film finito ho sentito una specie di catarsi. Ero piccolo, avevo vent’anni, ma ho pensato ‘Wow’, non sapevo spiegare cosa fosse successo, ma so di aver abbracciato tutti e in quel gesto ho provato a mettere tutto quello che volevo dire. È stato un momento irripetibile. Amores Perros vinse poi come miglior film, anche di quel momento ho il ricordo vivido di quando la sala si riempì ed esplose».
«Sono geloso dell’esperienza di Gael», ironizza Iñárritu, che ha ascoltato in silenzio l’aneddoto del suo attore. Con un passato nel mondo della musica, il cineasta era più grande del suo interprete quando debuttò a trentasette anni. Un’età che, ci tiene a specificare, è stata adatta per il suo cammino e che vuole essere la testimonianza che non esiste un tempo giusto per realizzarsi, soprattutto in un momento roseo per il cinema come questo dove sono saliti alla ribalta giovanissimi registi under trenta (dal Kane Parsons classe 2005 di Backrooms al Curry Barker del ’99 di Obsession). Di quel giorno, Iñárritu ricorda:
«Ero molto agitato, ho fumato un intero pacchetto di sigarette. Mentre vedevo il film notavo tutti coloro che si alzavano prima della fine e pensavo non fosse piaciuto. Dopo la proiezione, e dopo tutte quelle sigarette, dovetti correre perché Bernardo Bertolucci, che era presidente della giuria, voleva conoscermi. Ci trovavamo al cinema Miramar dove fanno le proiezioni della Semaine ed ho dovuto correre per raggiungerlo. Sono arrivato tutto sudato e mi chiese come mai avevo fatto tardi. ‘C’era la première del mio film’ gli dissi. Mi rispose: ‘Sono geloso. Dopo il primo film tutto diventa peggio e peggio’. Riteneva che le aspettative delle persone crescevano dopo il debutto e aveva ragione. Ma da quell’esperienza ho imparato che è bellissimo essere fragile davanti agli altri perché speri ti vedano davvero per quello che sei. Essere vulnerabili è bellissimo».
Ventiseienni dopo la bellezza della vulnerabilità, a volte violenta a volte purificatoria, arriva sulla finestra streaming dopo anche una mostra che ha portato in giro alcuni frammenti del film con Sueño Perros, passata per l’Italia con la sua installazione all’interno di Fondazione Prada a Milano. Accompagnata da un libro ufficiale che rappresenta la coesione delle tante realtà che hanno contribuito alla realizzazione del progetto. Un volume non intellettualistico o di maniera, ma pulsante come i pezzi di storia che vengono raccontati nel primo film della trilogia della morte che Alejandro González Iñárritu avrebbe poi completato con 21 grammi e Babel. Un film, Amores Perros, che viene considerato uno degli apripista degli anni 2000 ad un cinema internazionale che non provenisse solamente dai soliti circuiti, ampliando la visione sul mondo e sul cinema, oltre i confini della lingua.