Christophe Decarnin è tornato Ha firmato una capsule per la piattaforma di lusso BOND

Siamo in una stagione di grandi ritorni, specialmente di quei designer che hanno definito l’estetica edgy a cavallo di fine anni ’90 e primi 2000. Un giorno prima della Couture Week abbiamo visto quello di Olivier Theyskens con il suo Boloria e ora, in coda alla stessa settimana, è stato annunciato il ritorno di Christophe Decarnin con il primo progetto della sua carriera firmato con il suo nome. Purtroppo non si tratta di un nuovo brand ma solo di una capsule. Ma quindi di che si tratta?

Una capsule collection con BOND

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Dopo anni e anni di lavoro dietro le quinte, Decarnin ha presentato questa nuova capsule come parte di una collaborazione esclusiva con BOND, una piattaforma di commercio collaborativo che rappresenta una rete affidabile per i professionisti delle vendite di lusso. La capsule è chiaramente un progetto che vuole promuovere la piattaforma dimostrandone sia la credibilità che la sua capacità di connettere così bene i professionisti del retail di moda da poter orchestrare autonomamente il lancio di una capsule propria.

E per il suo ritorno, Decarnin ha creato un’edizione limitata di denim giapponese, fatta di pezzi numerati singolarmente e prodotti in quantità estremamente ridotte, accessibili solo attraverso la comunità di BOND. Disponibili in due varianti di colore per il lancio, i capi riflettono la firma stilistica di Decarnin: un’attenzione particolare agli abbellimenti, alla costruzione strutturata e a quell’atteggiamento ribelle ma sofisticato che ha sempre caratterizzato il suo lavoro.

Ma perché Christophe Decarnin è così importante?

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Dall’inizio del 2000 fino alla fine del decennio una schiera di designer giovani e ribelli crearono un tipo di estetica menswear a metà tra il sartoriale, il punk e il glam. Era basata su silhouette skinny, design storici modernizzati e un certo angoloso rigore geometrico ed ebbe una forte influenza anche al di fuori della bolla della moda. Uno dei suoi iniziatori fu Alexandre Plokhov con il suo cult-brand Cloak fondato nel 1999 ma oggi ricordiamo tutti quella wave quasi unicamente per il Dior di Hedi Slimane. Uno dei maggiori esponenti di quel movimento fu proprio Christophe Decarnin.

Decarnin era rimasto per sette anni più o meno dietro le quinte dato che subito dopo gli studi era stato assunto da Paco Rabanne dove rimase per sette anni come direttore artistico. Nel 2006 però divenne direttore creativo da Balmain, dove sarebbe rimasto fino al 2011. Lì il cambiamento che portò fu simile a quello che si vide anche nel Dior Homme di Slimane: da antiquata Maison de Couture (fino al 2002 il direttore creativo era Oscar de la Renta) Decarnin trasformò Balmain in un brand per rockstar. Fu lì che Balmain divenne un gigante commerciale: Decarnin lo riportò indietro dall’orlo del precipizio.

Spalle accentuate e strutturate, vita stretta e bassa, dettagli metallici e dorati, stampe animalier e un’estetica glam-rock fatta di abiti aderenti, giacche militari rivisitate, jeans luxury e accessori vistosi. Dal primissimo lancio, il brand divenne una presenza fissa sui red carpet grazie, da un lato, alla sua estetica più provocante che forgiò tanti dei trend femminili del Y2K tra cui i vari look skinny a vita bassa, il provocante e micro-abitino da cocktail, la micro-giacca, i dettagli scintillanti, la Napoleon Jacket, i tronchetti. Come tattica commerciale, Decarnin alzò moltissimo i prezzi dei prodotti per creare scandalo e discussione: jeans da motociclista skinny a 1400 dollari al paio, t-shirt bucate da 1000 dollari, 6000 dollari per un vestito.

Nonostante il boom commerciale (Grailed riporta che sotto di lui la revenue di Balmain raddoppiò ogni anno superando i 28 milioni di euro annui nel 2010), nel marzo 2011 il designer non presenziò allo show FW11 del brand e ad aprile venne annunciata la sua uscita. All’epoca, Eric Wilson del New York Times disse che quell’addio segnava la fine del dominio degli star designer e della transizione verso brand di moda come società per azioni con investitori da rassicurare. Fu il caso dell’uscita di Galliano da Dior, degli ultimi turbolenti anni di vita di Lee McQueen, dei licenziamenti improvvisi dei designer di Azzaro e Cacharel. Il fenomeno dello star designer implose, letteralmente, quando Ungaro nominò Lindsay Lohan suo direttore creativo in un faux pas ormai leggendario nella storia della moda.

Dopo qualche anno passato lontano o dietro le quinte, Decarnin tornò nel 2014 come ufficioso direttore creativo di Faith Connexion, il brand fondato nei primi 2000 da Ilan Delouis e poi preso in carico da Maria Buccellati da circa un decennio. Decarnin collaborò con il brand fino al 2018, quando venne nominato un direttore creativo vero e proprio, ovvero Nikola Vasari. Da allora Decarnin si è tenuto lontano dalle ribalte. Fino alla collaborazione con BOND. Ma cos’è BOND?

Cos’è BOND?

BOND è una piattaforma di social/collaborative commerce pensata per il mondo del lusso. Si tratta di un’app e di un network privato che mette in collegamento sales associate, stylist e personale di boutique e grandi maison con i loro clienti VIP. L’app funziona come una rete sicura per il settore luxury dato che non è un marketplace aperto a tutti come Farfetch o Net-a-Porter, ma uno strumento B2B per sales professionals con migliaia di agenti verificati provenienti da grandi gruppi o da mega-brand ma anche da boutique indipendenti o grandi department store come Saks e Neiman Marcus.

L’app consente ai venditori di chattare privatamente con i loro clienti all’interno dell’app, inviando foto, video e descrizioni di nuovi arrivi, senza dover usare WhatsApp, Instagram o email frammentate. Un venditore può chiedere aiuto alla rete per trovare un prodotto specifico per il suo cliente (anche se non è disponibile nel suo negozio o brand) anche negli archivi o cataloghi di altri professionisti della rete senza condividere i dati sensibili del cliente. Quando la vendita si chiude, c’è una condivisione dei ricavi tra i professionisti coinvolti e un sistema di pagamenti sicuri. Pur essendo pensata per i clienti VIP e gli stylist, l’attrattiva di questa capsule di Decarnin sottolinea anche il valore di un ecosistema in cui la creatività incontra un network specialistico.

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