Essere K-pop stan non è più da sfigati Anzi, le nuove icone della Gen Z dimostrano proprio il contrario

Ci sono hobby che, per anni, sono state sinonimo dell’essere «sfigati». Giocare a Magic: The Gathering, passare i weekend alle fiere del fumetto, fare cosplay o scrivere fanfiction erano attività che internet aveva rapidamente archiviato come l’esatto opposto dell’essere cool. Tra tutti, quello che è sempre stato ostracizzato, anche dai propri simili, era il K-pop.  Per anni essere uno stan del genere musicale coreano significava portarsi dietro lo stigma di essere «terminally online», perfino all’interno di altre comunità nerd, finendo a essere quasi una caricatura della cultura degli stan. Poi però, qualcosa ha iniziato a cambiare.

Gli idol sono diventati ospiti fissi delle front row delle fashion week, mentre gruppi come BTS, BLACKPINK e Stray Kids hanno iniziato a dominare le classifiche internazionali e Kpop Demon Hunters è diventato un successo tale da vincere ben due Oscar. Il genere, insomma, ha perso quell’aura di stranezza che per anni lo aveva accompagnato. Ma essere fan del K-pop non era ancora considerato qualcosa di cool. O almeno non fino a quest’anno, quando alcune delle nuove icone della Gen Z – Chase Infiniti, PinkPantheress e underscores – hanno dichiarato apertamente di avere qualcosa in comune: essere K-pop stan

Chase Infiniti è arrivata a Hollywood grazie ai video in cui ballava il K-pop

Se oggi Chase Infiniti è uno dei nuovi volti più promettenti di Hollywood, parte del merito va proprio al K-pop. L’attrice, protagonista del miglior film agli Oscar 2026, One Battle After Another di Paul Thomas Anderson, non ha mai nascosto il proprio passato da stan. Anzi, in un’intervista con Tom Power, ha raccontato che durante il processo di casting del film ha inviato al regista alcuni video in cui ballava coreografie K-pop insieme alla sua Duple Dance Crew, collettivo di Chicago che ha fondato quando era ancora adolescente. La passione però non è relegata al passato, dato che l’attrice continua a parlare regolarmente del proprio amore per il K-pop e, in particolare, degli ATEEZ, gruppo che cita spesso come il suo preferito. 

Nelle ultime settimane ha vissuto addirittura il sogno di tutti i K-pop stan, diventando protagonista del loro ultimo video musicale. In una delle interviste del press tour, quando San (membro della band) le ha chiesto se Leonardo DiCaprio, suo collega in One Battle After Another, sapesse della sua passione per il K-pop, Infiniti si è dimostrata più incredula all’idea che gli ATEEZ avessero visto il suo film.

PinkPantheress avrebbe voluto diventare un'idol del K-pop

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PinkPantheress è stata probabilmente la primissima artista che ha apertamente parlato del proprio passato da K-pop stan. In un’intervista a NME del 2023, ha raccontato di aver persino pianto fino ad addormentarsi quando ha realizzato che non sarebbe mai potuta diventare una idol coreana. Non a caso, nel corso della sua discografia, infatti, PinkPantheress ha interpolato quasi una dozzina di brani K-pop, campionando o reinterpretando melodie di gruppi come EXO, f(x) e SHINee. 

Ad oggi, i suoi rapporti con l’industria coreana sono ormai andati ben oltre l’essere una semplice «ex-stan»: negli ultimi anni ha collaborato con le LE SSERAFIM e con Yves (ex membro delle LOONA), che ha partecipato anche al remix di Fancy That, l’ultimo EP che contiene brani iper-virali come Stateside e Illegal. Più recentemente, durante il suo set al Primavera Sound dello scorso giugno ha inserito 4 Walls delle f(x) in scaletta. Il passaggio definitivo, però, è arrivato quando ha rivelato di aver scritto una demo per Haechan degli NCT, il suo ult bias, che nel linguaggio del K-pop è il membro preferito in assoluto, quello che supera tutti gli altri gruppi e tutti gli altri idol. Parlando con Capital Buzz, la cantante e produttrice britannica ha ammesso di aver avuto un «meltdown» quando è riuscita a conoscerlo nel backstage di un concerto degli NCT Dream.

Il canale YouTube di underscores dedicato al K-Pop

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underscores è considerata una delle promesse più interessanti dell’elettronica  contemporanea, pioniera dello sleazepop e opener di Charli xcx per il prossimo Music, Fashion, Film Tour. In pochi sanno però che buona parte della sua formazione musicale arriva proprio dal K-pop. Prima ancora che la sua carriera decollasse, infatti, gestiva un canale YouTube chiamato 2ndGenBias, diventato un piccolo punto di riferimento per gli appassionati del genere (come per chi vi scrive, #RIP2ndGenBias). Nei suoi video analizzava la struttura delle canzoni, le produzioni, gli anti-drop e perfino le coreografie dei suoi gruppi preferiti. Aperto nel 2020, il canale ha superato i 60mila iscritti prima di aver reso privati tutti i video nel 2025. 

Come ha raccontato recentemente a Pitchfork, 2ndGenBias era molto più seguito della sua musica: «non guadagnavo nulla da quei video, dato che utilizzavo brani protetti da copyright, li realizzavo semplicemente perché volevo convincere altri fan ad apprezzare la complessità del K-pop tanto quanto me». Ancora oggi la produttrice continua a usare brani K-pop nei suoi DJ set. In quello realizzato per NTS dello scorso novembre, ad esempio, ha inserito brani delle TWICE, le i-dle e le Girls’ Generation, mentre il suo remix di The Boys delle Girls’ Generation è diventato virale su TikTok, accumulando quasi 700mila visualizzazioni e oltre 150mila like.

La forza del K-pop è nella community

Probabilmente il K-pop c’entra fino a un certo punto. Negli ultimi anni molte passioni che per decenni sono state relegate all’etichetta di hobby «da sfigati» sono diventate improvvisamente accettabili, se non addirittura desiderabili. Il gaming è ormai uno dei settori dell’intrattenimento più grandi al mondo, il mercato delle carte Pokémon continua a crescere, le fiere del fumetto registrano numeri record e anche le sottoculture online stanno iniziando a perdere quello stigma che le ha accompagnate per anni. Il punto in comune, forse, è che tutte offrivano qualcosa che oggi sembra sempre più difficile trovare online: una community.

Non è un caso che, quando PinkPantheress, Chase Infiniti o underscores parlano del loro passato da K-pop stan, finiscano quasi sempre per parlare delle persone prima ancora che della musica. PinkPantheress ha raccontato a Derrick Gee di aver iniziato ad ascoltare gli EXO a tredici anni perché lo facevano le sue amiche e voleva sentirsi parte di qualcosa; poi è rimasta perché la musica le piaceva davvero. Chase Infiniti, nonostante Hollywood, continua a ritagliarsi il tempo per registrare dance cover K-pop. underscores ha passato anni a realizzare video che sapeva di non poter monetizzare, semplicemente perché le piaceva discutere di strutture musicali e coreografie con altri appassionati. Forse è anche per questo che oggi dire di essere stati K-pop stan non suona più come una confessione imbarazzante. Piuttosto racconta un modo di vivere internet che, prima di essere fatto di algoritmi, AI slop e membership a pagamento, era fatto soprattutto di persone con un’ossessione in comune.

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