
Il nodo di Jonathan Anderson per la Haute Coutre SS27 di Dior Tra felci e sculture, la donna Dior si alleggerisce senza liberarsi della materia
Due sono state le immagini teaser pubblicate da Jonathan Anderson in anticipazione dello show Haute Couture SS27 di Dior, appena andato in scena a Parigi: una foresta di felci e l’artista e scultrice Lynda Benglis ritratta mentre lavora prima e poi in uno spezzone video in cui parla dell’intersezione tra comprensione del mondo, unione di materiali diversi e personalità. E le opere di Benglis, rigonfie, metalliche, intensamente materiche e cromatiche, espanse come concrezioni naturali, avevano di certo ispirato la ricerca sui volumi e l’estetica di diversi look di questa collezione in cui Anderson ha levigato e centrato la sua visione per l’Haute Couture di Dior.
E forse proprio questo sforzo di capire, di entrare nello spirito della Maison, un processo che va di pari passo con il sistematico lavoro unitario sulle collezioni del brand, ha dato vita al tema visivo dello show fin dal primo look: il nodo. Un decoro ma anche un problema da sciogliere. A partire dal grande scialle di lana annodato sul davanti che ha aperto la sfilata, il capo annodato sul davanti è diventato un elemento sia decorativo che strutturale di una collezione che, rispetto al passato, si è comunque alleggerita delle concettosità più accentuate del primissimo show Couture. Silhouette più slanciata, look più a fuoco che hanno dovuto convivere con un virtuosistico preziosismo nella ricerca dei materiali.
Emergere dal sottobosco
La successione dei look seguiva il passaggio dagli abiti da giorni a quelli da sera. Il primo look era tutto giocato sull’equilibrio di consistenze: quelle liquide dei pantaloni e della camicia, quella gonfia e porosa del grande scialle annodato di lana, quasi una scultura tessile; e infine quella metallica del copricapo. Dopo il secondo look, con un’altra cappa lanuta e annodata, dal grande volume, è arrivata una sequenza di abiti plissé che mescolavano lucentezze metalliche e decori floreali che, dopo una Bar Jacket luccicante e sfrangiata, hanno lasciato il posto a look a metà tra l’abito e il capospalla dalla plissettati e spessi.
A questo punto, enunciati tutti i leitmotiv dello show, è iniziata una serie quasi barocca di variazioni basate sui temi del nodo, del plissé, del metallo e dell’estetica floreale. Alcuni look, più aderenti, erano composti da centinaia di petali di tulle assemblati insieme; un completo particolarmente bello, il ventireesimo, era invece di satin bianco e nero, annodato e asimmetrico anche’esso. Questo completo (ma ci sono stati altri esempi nello show) ha mostrato meglio la visione estetica e costruttiva che Anderson ha del brand con elegante semplicità.
C’erano giacche i cui baveri diventavano un nodo vaporoso, abiti-cappa rossi plissettati come campane di fiori, iridescenti gonne svasate e un incredibile, pulito abito a trapezio i cui orli si arricciavano in volute eteree. Degli altri look con gonne a palloncino a vita alta e create da materiali compositi ricordavano invece più da vicino l’arte di Lynda Benglis. Le borse, tutte molto belle, divise tra minaudiéres, borse trapezoidali con frange e pochette di simil-metallo plissettato erano tutte molto forti. Le scarpe, invece, hanno continuato il tema vegetale e le decorazioni a fiori già esplorate da Anderson nelle passate collezioni.
Un conflitto di materiali
Si è detto che in questo show è emersa meglio, rispetto al passato, una silhouette femminile più determinata e sensuale. Questo perché la ricerca nei materiali e nelle costruzioni di Anderson, che sa essere parecchio avant-garde e concettuale, continua a portarlo verso tessuti e consistenze spesso molto dense e cariche. Queste texture, unite ai voluminosi nodi e fiocchi che definiscono l’architettura dei capi, tende a sovrascrivere, più che seguire, la silhouette naturale del corpo. Un conflitto di pesi e testure simbolizzato da una lunga bar jacket il cui corpo era in una specie di lana pesante e villosa che, man mano che scendeva fino alle ginocchia, diventava uno strascico impalpabile.
Si tende dunque a vedere un sovraccumulo di consistenze molto diverse che appare combinato alla sovrapposizione di decori e lavorazioni, specialmente nei look decorati da importanti nodi, o che sono sia decorati da applique, scollati sulla schiena e poi decorati da un grande ventaglio; o anche in quelli gli strati superiori hanno un certo spessore. Eppure la costruzione e la concezione degli abiti, così come il lavoro sui colori e sui materiali, funzionano meglio quando lasciano il corpo più libero di respirare e mostrarsi. I look più semplici, infatti, mettevano perfettamente in mostra la sensibilità di Anderson apparendo più diretti, eleganti.
Dior è una Maison che, fin dalla sua nascita, non lesina su volumi o su materiali. Ma è anche una Maison che, pur nelle sue volumetrie spesso complesse e molto articolate, ha esaltato le forme femminili tramite una silhouette molto netta e precisa. Si vedeva sempre la donna sotto l’abito, per così dire, mentre qui, in alcuni look, la forma umana è completamente dissimulata, quasi sommersa in materiali stupendi e lavorati squisitamente che, però, “indossano” la donna più che essere indossati. Per Anderson, un designer dalla grande mente, il mondo di Dior potrebbe sembrare un nodo di Gordio, così complesso che si farebbe meglio a scioglierlo, con un fendente di assoluta semplicità.








































































































