
Il giardino degli eroi di Jonathan Anderson per la Haute Couture SS26 di Dior Il designer ha reso omaggio al fondatore della Maison, a John Galliano e alla natura

Alla prima collezione di Couture Dior di Jonathan Anderson, John Galliano era seduto in prima fila, per la prima volta dal 2011 come scrive su X la giornalista Vanessa Friedman. Mesi prima, ha raccontato invece il designer, per il suo debutto in maison l’ex direttore creativo gli aveva portato un elegantissimo mazzetto di ciclamini rosa avvolti da un nastro nero. Un bouquet di piccole dimensioni che però ha avuto un impatto enorme sul lavoro del nuovo arrivato, finendo per ispirare non solo una collezione di Couture, ma il suo intero debutto.
Anderson ha voluto a tutti i costi che Galliano vedesse ciascun look prima che andasse in passerella. Sia per conoscere il suo parere e forse aggiungere eventuali modifiche di conseguenza, sia perché il lavoro di Galliano, che ha firmato le collezioni Dior dal 1997 al 2011, è stato per lui un faro guida fin dai suoi anni di studi al London College of Fashion. Presentargli la sua prima collezione di Dior in privato, prima che finisse nelle mani dei media e del resto della fashion industry, deve essere stato un po’ come un esame per Anderson. Passato a pieni voti, verrebbe da aggiungere.
La Dior Couture Spring Summer 2026 di Jonathan Anderson ha sfilato sotto un cielo di muschio e di ciclamini, gli stessi che hanno fatto parte dell’invito allo show e gli stessi che hanno decorato abiti da sera e gioielli. Tra silhouette a clessidra larga, arieggiata, che ricordano un po’ le forme a petalo che Anderson amava creare da Loewe, i fiori (e non solo i ciclamini) sono stati i veri protagonisti. Orchidee di tutti i tipi restavano appoggiate sulle spalle delle modelle cadendo a cascata dal lobo al petto, mentre drappeggi voluminosi riprendevano la storica silhouette slanciata e diagonale di Christian Dior prendendo a volte la forma affusolata di una calla, altre quella tondeggiante di una dalia o una peonia.
Nonostante il chiaro inchino a Galliano, accennato anche nei tailleur in seta, nella collezione i riferimenti al fondatore della maison abbondano. I ciclamini fiorivano anche come enormi orecchini, ma altri petali rendevano omaggio a Dior e alle sue forme preferite. I fiocchi, cuciti negli orli degli abiti, riprendono in mano un chiaro codice identificativo della Maison, nonchè un dettaglio con cui Anderson aveva già sperimentato per il Ready-To-Wear. E malgrado la maggior parte degli abiti fossero rigidi come gambi di un fiore, alcuni riprendevano la morbidezza e la rotondità con cui lavorava il fondatore, talvolta arrivando ad arricciarsi alle caviglie come facevano invece gli abiti disegnati da Yves Saint Laurent negli anni ’60.
Se il modo in cui Galliano utilizzava i fiori e i ricami per Dior era teatrale e drammatico, ispirato così tanto alla cultura est-asiatica da poter oggi essere facilmente accusato di appropriazione, Anderson guarda al lavoro di uno dei suoi predecessori e si avvicina al mondo naturalistico senza rischiare scivoloni. Dopo le guerriere di Maria Grazia Chiuri, Anderson ha scelto per Dior una direzione creativa che è semplicemente di un’eleganza sublime, indiscutibile. Tutto attorno agli abiti, apparivano accessori non solo adorabili, ma altamente invidiabili, dalle pochette-cuscino a quelle impreziosite da pietre colorate, dalle borse ricoperte da lunghissimi fasci d’erba alle tracolle-bijou a forma di ape e di coccinella, passando per i bracciali ispirati al lavoro della ceramista keniota Magdalene Odundo.
Jonathan Anderson ha così deciso di trarre ispirazione dai suoi più grandi eroi per questa Couture. John Galliano, Christian Dior e la natura in questo show si intrecciano in un campionario botanico fragile, ma eccezionale. Lo scopo di questo lavoro, raccontano le note, è proprio quello di trasformare attraverso la preservazione. A differenza della staticità degli oggetti presenti in un museo, qui i fiori sono pronti a sbocciare, sotto gli occhi di una fashion industry saltata in piedi per la standing ovation.






































































































