Abbiamo parlato con i fondatori di Shakers Sul lavoro freelance, AI e i nuovi modelli di impresa

Abbiamo parlato con i fondatori di Shakers Sul lavoro freelance, AI e i nuovi modelli di impresa

Il mercato del lavoro europeo sta attraversando una trasformazione profonda, trainata dalla crescita dei professionisti indipendenti e dalla diffusione di modelli di collaborazione più flessibili. In Italia il fenomeno è particolarmente evidente: secondo le stime più recenti, i freelance superano i 5 milioni, una delle comunità di lavoratori autonomi più numerose d’Europa.

Nonostante questa ampia disponibilità di talenti, molte aziende continuano però a incontrare difficoltà nel trovare le competenze giuste. È il cosiddetto skill mismatch, il disallineamento tra le competenze disponibili sul mercato e quelle richieste dalle imprese, un fenomeno che rallenta processi di innovazione e trasformazione digitale.

Il ruolo di Shakers 

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In questo contesto si inserisce Shakers, scaleup tecnologica fondata a Madrid nel 2021 da Héctor Mata (CEO), Nico de Luis (COO), Jaime Castillo (CRO) e Adrián de Pedro (CPO). La piattaforma mette in contatto aziende e professionisti freelance altamente specializzati attraverso sistemi di matching basati sull’intelligenza artificiale, permettendo di costruire team di progetto in tempi molto rapidi. Negli ultimi anni la crescita dell’azienda è stata significativa. Shakers lavora oggi con oltre 450 aziende a livello globale, tra cui Microsoft, Inditex, Accenture, Deloitte e IBM, e ha completato migliaia di progetti con una community di oltre 15.000 professionisti verificati.

Nel 2025 la scaleup ha inoltre chiuso un round di Serie A da 14 milioni di euro, guidato da Partech e KFund, con l’obiettivo di accelerare lo sviluppo tecnologico della piattaforma e la sua espansione internazionale, che oggi include anche Italia, Portogallo e Regno Unito. L’ingresso nel mercato italiano rappresenta quindi un passaggio strategico per l’azienda, che punta a posizionarsi come infrastruttura tecnologica per il lavoro freelance e per la creazione di team ibridi composti da professionisti e sistemi di intelligenza artificiale.

Per capire meglio come sta evolvendo il rapporto tra imprese, freelance e AI abbiamo parlato con Héctor Mata, CEO di Shakers, e Nico de Luis, COO e co-founder della piattaforma.

In Italia i freelance superano i 5 milioni, ma il mismatch tra competenze e aziende continua ad aumentare. È un problema di formazione, di sistema o di modello culturale del lavoro?

Nico de Luis:
Sono tutte e tre le cose, ma alla radice c’è un problema di modello. Il sistema occupazionale tradizionale è stato progettato per un’economia industriale in cui le aziende assumevano generalisti per lunghi periodi. Oggi le imprese hanno bisogno di talenti iper-specializzati - un ingegnere AI, un data architect, un growth product manager - per progetti specifici che possono durare tre mesi o un anno. Il sistema educativo è spesso indietro di cinque o dieci anni rispetto alle esigenze del mercato e, culturalmente, in molti Paesi europei il lavoro freelance viene ancora visto come un “piano B”, invece che come una scelta professionale strategica.

Quello che vediamo su Shakers è che il talento esiste: in Europa ci sono migliaia di professionisti indipendenti straordinari. Il problema è la scoperta e la fiducia. Le aziende non sanno dove trovare la persona giusta e, quando la trovano, il processo richiede settimane. Con il nostro matching basato sull’AI abbiamo ridotto questo tempo da settimane a pochi giorni. Il mismatch non è una carenza di talento, è un problema di infrastruttura.

Shakers parla di “Agentic AI” e di team ibridi uomo-macchina. In concreto: l’AI è un supporto operativo o sta ridefinendo il concetto stesso di talento?

Héctor Mata:
Entrambe le cose, ed è la risposta più onesta. Oggi l’AI su Shakers è profondamente operativa: i nostri algoritmi analizzano migliaia di profili, mettono in relazione le competenze con i requisiti dei progetti e automatizzano processi di selezione che prima richiedevano giorni di lavoro umano. Ma il cambiamento più grande è più profondo. L’AI sta ridefinendo cosa significa davvero “team”. Ci stiamo muovendo verso squadre ibride in cui un agente AI gestisce l’estrazione dei dati, un freelance data scientist costruisce il modello e il team interno dell’azienda si concentra sulle decisioni strategiche.

Il talento non è più solo “una persona con competenze”. È la combinazione ottimale tra expertise umana e capacità dell’intelligenza artificiale assemblata per ottenere un risultato. La nostra piattaforma si sta evolvendo verso quello che chiamiamo un Talent Operating System, in cui le aziende non assumono semplicemente persone ma orchestrano il mix ideale di risorse umane e AI.

Il freelance oggi non è più solo una figura indipendente, ma parte di micro-team temporanei ad alte performance. Stiamo andando verso la fine del concetto tradizionale di azienda?

Héctor Mata:
Non verso la fine, ma sicuramente verso una trasformazione profonda. L’azienda tradizionale non scomparirà, ma i suoi confini stanno diventando sempre più porosi. Quello che osserviamo tra i nostri clienti - aziende di medie dimensioni e grandi imprese in tutta Europa - è che le organizzazioni più competitive mantengono un nucleo interno di ruoli strategici e costruiscono intorno a questo una struttura elastica di talenti esterni per l’esecuzione e i progetti specializzati.

È il passaggio da una struttura fissa a una struttura a rete. Un’azienda con 200 dipendenti può lavorare contemporaneamente con 50 freelance organizzati in team di progetto che si formano, lavorano e poi si sciolgono. È esattamente il modello che gestiamo ogni mese sulla nostra piattaforma. In questo senso l’Italia, con oltre 5 milioni di freelance, è perfettamente posizionata per questa trasformazione. La sfida è costruire l’infrastruttura tecnologica e operativa che renda questo sistema davvero fluido.

Per un’azienda strutturata, qual è il principale vantaggio competitivo nell’attivare team freelance rispetto ai modelli tradizionali?

Nico de Luis:
Velocità e precisione. Se un’azienda cerca una competenza specifica con un processo di assunzione tradizionale, possono volerci tre o sei mesi. Con le società di consulenza il tempo si riduce, ma i costi aumentano perché si paga la struttura dell’azienda, non solo il talento. Con Shakers parliamo di giorni.

Ma il vantaggio non è solo la velocità. I freelance di alto livello scelgono l’indipendenza perché sono estremamente specializzati e lavorano su progetti molto diversi tra loro. Un data architect che ha costruito sistemi per fintech, healthtech e retail porta con sé una varietà di esperienze che difficilmente si trova in un consulente inserito in una singola azienda. Lo vediamo chiaramente nei nostri dati: quando un’azienda prova questo modello, tende a spostare progressivamente la maggior parte dei progetti esterni su piattaforme come la nostra.

Le nuove generazioni cercano autonomia ma anche stabilità. È possibile conciliare libertà e sicurezza economica in un modello freelance?

Nico de Luis:
Assolutamente sì, ed è forse il cambiamento culturale più importante che stiamo vivendo. L’opposizione tra libertà e sicurezza è un falso dilemma, ereditato dal modello tradizionale. Quello che le nuove generazioni vogliono davvero è controllo sul proprio lavoro: scegliere i progetti, lavorare con aziende diverse, crescere più velocemente accumulando esperienze.

Il ruolo di Shakers è costruire l’infrastruttura che renda possibile questo modello: flussi di progetti costanti, compensi equi, supporto allo sviluppo professionale e una community di talenti. Abbiamo anche dei Talent Coach che accompagnano i freelance nel loro percorso sulla piattaforma. Quando combini l’affidabilità di una piattaforma con la libertà individuale, ottieni qualcosa che può essere persino più stabile dell’impiego tradizionale, perché il tuo reddito non dipende da un unico datore di lavoro.

Entro il 2027 puntate a diventare il riferimento europeo per il lavoro powered by AI. Qual è il vero rischio per chi non integra oggi l’AI nei propri modelli organizzativi?

Héctor Mata:
Il rischio è molto semplice: diventare irrilevanti. E succede più velocemente di quanto si pensi. Nel nostro settore - gestione dei talenti e del lavoro - le aziende che non integrano l’AI si troveranno presto ad affrontare due problemi. Il primo è l’efficienza operativa: i nostri sistemi di matching analizzano in pochi minuti ciò che un processo di recruiting tradizionale impiega settimane a fare. Le aziende senza AI saranno semplicemente troppo lente.

Il secondo problema è ancora più importante: l’accesso al talento. I migliori freelance tenderanno a lavorare con piattaforme e aziende che comprendono il loro valore e che riescono a connetterli rapidamente ai progetti giusti. Questo vale ben oltre il nostro settore. Ogni azienda che lavora con progetti, competenze esterne e crescita rapida deve integrare l’AI nel proprio DNA organizzativo. Non come uno strumento aggiuntivo, ma come una componente fondamentale del modo in cui trova, organizza e gestisce il lavoro.

La nostra visione è diventare il Talent Operating System europeo basato sull’AI, perché questa trasformazione non è locale: è continentale. Le aziende che iniziano oggi avranno un vantaggio enorme nei prossimi due o tre anni. Chi aspetta rischia semplicemente di arrivare troppo tardi.

I team ibridi sono il futuro  

Se fino a pochi anni fa il lavoro freelance era considerato una scelta marginale, oggi sta diventando una delle architetture principali dell’economia digitale. Piattaforme come Shakers nascono proprio dentro questa trasformazione: non solo per facilitare l’incontro tra aziende e talenti, ma per ridefinire il modo in cui il lavoro viene organizzato.

In uno scenario in cui competenze, tecnologia e autonomia professionale si intrecciano sempre di più, il vero cambiamento non riguarda solo il lavoro freelance. Riguarda il modo in cui le aziende costruiscono i propri team, prendono decisioni e affrontano progetti complessi. Se questo modello diventerà davvero lo standard nei prossimi anni lo dirà il mercato. Ma una cosa è già evidente: il lavoro del futuro sarà sempre meno legato a un posto fisso e sempre più alla capacità di connettere competenze, tecnologia e persone nel momento giusto.