Le parole di Timothee Chalamet forse hanno aiutato i teatri È stata l'occasione per farsi pubblicità, per un ambito che vive di alti e bassi

Di recente Timothée Chalamet ha dialogato con l’attore Matthew McConaughey davanti a un pubblico di studenti del Moody College of Communication dell’Università del Texas ad Austin, una delle principali università pubbliche degli Stati Uniti, nell’ambito del programma Variety & CNN Town Hall, un format di interviste dal vivo organizzato dai due media statunitensi. In quest'occasione Chalamet e McConaughey hanno parlato di intelligenza artificiale, del loro incontro in Interstellar di Christopher Nolan, dei film Dune: Parte 3Dallas Buyers Club e Marty Supreme, e della serie True Detective. A un certo punto, però, Chalamet ha fatto un'uscita decisamente avventata, sostenendo che a nessuno importi più di andare a teatro a vedere l’opera e il balletto: inutile dire che la dichiarazione è stata subito molto ripresa e criticata.

Nello specifico, i due attori stavano parlando del calo della soglia di attenzione del pubblico: Chalamet ha osservato che, anche tra gli spettatori più giovani, c'è ancora chi apprezza film caratterizzati da un ritmo più lento, citando come esempio Frankenstein di Guillermo del Toro; proseguendo, ha spiegato di sentirsi parte di una generazione di attori che cercano di promuovere l’interesse per il cinema e per i film di nicchia. A quel punto, però, ha precisato che non riuscirebbe a lavorare nel balletto o nell’opera, sostenendo che si tratti di forme artistiche che non attirano più l’attenzione del grande pubblico. Subito dopo, consapevole della dichiarazione controversa, ha cercato di rifarsi, ammettendo infine di aver pronunciato una frase piuttosto infelice – lo stesso McConaughey era evidentemente in imbarazzo.

Le conseguenze delle dichiarazioni di Chalamet

Molti addetti ai lavori – tra cui attrici e attori, ballerini e cantanti – hanno criticato la battuta di Chalamet, contestando l’idea che l’opera e il balletto siano forme d’arte ormai superate. L’episodio, però, è stato anche e soprattutto l’occasione per diverse realtà attive in ambito teatrale di intervenire nel dibattito, cavalcando la polemica e approfittandone per richiamare l’attenzione sul proprio lavoro. Per esempio, il Teatro alla Scala, una delle istituzioni liriche più prestigiose al mondo, ha pubblicato su Instagram un video in cui si vede il pubblico applaudire al termine di uno spettacolo: nel post il teatro sottolinea che opera e balletto continuano ad attirare spettatori, aggiungendo che il modo migliore per verificarlo è assistere dal vivo a una rappresentazione – con un invito implicito allo stesso Chalamet a farlo.

Anche il Metropolitan Opera House, il teatro dell’opera di New York, la città natale di Chalamet, ha condiviso un video in cui mostra tutto il lavoro che sta dietro ai suoi spettacoli, taggando direttamente l'attore. Il Royal Ballet and Opera, la principale istituzione del settore nel Regno Unito, ha invece colto l'occasione per ricordare che opera e balletto influenzano da sempre anche il cinema, oltre che molte altre forme d'arte.

Come se la passa il teatro dell'opera

@metopera This one’s for you, Timothée Chalamet… #opera #classicalmusic #theater #art #culture original sound - MetOpera

Nel dibattito generato dalla dichiarazione di Chalamet è intervenuto anche il direttore artistico di Sadler’s Wells, un teatro londinese piuttosto noto per gli spettacoli di danza, che ha sostenuto che la popolarità del balletto stia aumentando. Più in generale, in effetti le arti performative classiche sono in crescita in diversi contesti: ad esempio, in alcune capitali europee l'ambito ha registrato percentuali di pubblico in aumento e una presenza significativa di giovani. In Italia, l’opera e il balletto sono un fenomeno culturale in espansione, con sale non di rado quasi piene e una quota rilevante di spettatori sotto i 35 anni.

Resta il fatto che a livello globale, e in particolare negli Stati Uniti, il numero di presenze agli spettacoli di opera e balletto non sono ancora ai livelli pre‑pandemia. In questo senso, la percezione di un settore "in difficoltà" non è del tutto infondata in certi contesti, anche se resta una forma d’arte con un pubblico fedele – tuttavia, gli elevati costi di produzione e le difficoltà nell’ampliare la base di spettatori abituali rappresentano ancora una sfida non da poco per il settore.