
Tutti gli imprevisti e le sorprese delle nomination agli Oscar 2026 "Sinners" raggiunge un record storico di candidature che fa tremare Timothée Chalamet
Nomination Oscar 2026, da dove cominciare? Intanto, che i torti non si fanno a nessuno, o quasi. I titoli candidati nella sezione del miglior film sono infatti dieci. Tanti, troppi, anche se l’offerta cinematografica è sempre ricca e le opere citate meritano di trovarsi lì - o almeno, anche qui, quasi tutte. Sinners conduce le danze con sedici nomination, il film col più alto numero di candidature in novanta e più anni di premiazione degli Academy superando anche i titoli amati internazionalmente Eva contro Eva e La La Land.
Sinners potrebbe vincere davvero così tanto?
Sinners (I peccatori) è un'opera sul potere della musica e la sete di sangue dei vampiri, su un tappeto storico che inquadra un pezzo dell’America del passato, che racconta e viene raccontata attraverso la voce della cultura black. Tutto all’insegna dell’intrattenimento più esplosivo, della messinscena più accattivante. Una qualità che non è stata del tutto riconosciuta alla serata dei Golden Globe e che potrebbe fare di Sinners uno di quei titoli che racimolano tante candidature per rimanere poi con un pugno di mosche.
Un pugno bello ricco, comunque: sebbene i posti per il miglior film e la miglior regia potrebbero già essere stati presi da Paul Thomas Anderson con Una battaglia dopo l’altra, Sinners potrebbe senz’altro vincere molti premi tecnici, oltre alla miglior sceneggiatura originale (quella di PTA è non originale) e, soprattutto, la colonna sonora. Speriamo dunque che Ludwig Göransson possa riscattarsi durante la serata degli Oscar, visto che quando si è trattato di essere premiato con il Golden Globe lo scorso 11 gennaio la cerimonia ha pensato bene di consegnargli il riconoscimento durante la pubblicità. Dicono sia stato per ragioni di tempo, ma su una serata che dura intorno alle tre e più ore è stata solo maleducazione. Un premio che vedremmo bene stretto per la seconda volta dal compositore dopo la statuetta ricevuta nel 2019 per Black Panther, anche perché il suo vero sfidante, il Sirat con la colonna sonora di Kangding Ray, non è stato purtroppo preso in considerazione.
Paul Thomas Anderson ha un'altra occasione per vincere
Ma torniamo a Paul Thomas Anderson. Il suo adattamento dal romanzo Vineland di Thomas Pynchon, seconda opera ripresa dallo scrittore dopo la trasposizione nel 2014 di Vizio di forma, potrebbe essere il titolo che condurrà il regista e sceneggiatore lì dove molti credono sia passato troppo tempo, ovvero sul palco degli Academy non ancora battuto dall’autore statunitense. Quattordici candidature in tutto (comprese le recenti) tra regia, film e sceneggiatura e PTA non è mai arrivato alla vittoria, ma con Una battaglia dopo l’altra (tredici candidature) potrebbe essere la volta buona. Deve essere la volta buona.
Anche Chalamet firma un nuovo record
@a24 Original ball for an original guy. Marty Supreme x @Cash App on top of @Sphere original sound - A24
Lo stesso discorso vale per Timothée Chalamet e il suo ruolo in Marty Supreme (nove nomination): il momento è propizio e, sebbene possa risultare scontato, la statuetta è il coronamento dei percorsi fatti dai due film e dai loro fautori/interpreti. Deve andare così e sarebbe giusto. Archi narrativi che sembrano cinema e invece si compiono nella vita vera, anche se Chalamet può già vantare il record del più giovane attore ad aver ricevuto tre nomination sotto i trent’anni. E poi, se dovesse esserci un plot twist, sarebbe sì scioccante, ma è pur sempre coerente con Hollywood e la sua specialità più nota: sorprendere.
Un nome inaspettato per il Miglior Film
Abbiamo detto che sono tanti i titoli candidati al miglior film. Tutte nomination meritate ma, più delle altre, c’è un’opera che fa sorridere lì in mezzo, nascosta in bella vista come a sperare che, essendo tante (troppe) le pellicole in lizza per il premio di Miglior Film, nessuno ci farebbe poi caso. È l’F1 di Joseph Kosinski a fare tenerezza - invece che rabbia - lì collocato insieme al resto dei titoli. Uno sforzo produttivo che, per la corsa agli Oscar, si è tradotto anche in uno sforzo promozionale da parte di AppleTV che ha fatto in modo che F1 fosse sempre e attivamente presente sulla scena per assicurarsi un posto tra i grandi.
Non un brutto film, ma nemmeno un film da Oscar. E non perché d’azione o di intrattenimento, quindi non considerabile d’autore. Non abbiamo una visione così dogmatica o retrograda delle premiazioni, solo che F1 suona alquanto forzato in una lista in cui è palese non verrà minimamente considerato. Al contrario, probabilmente, delle sue nomination tecniche andate al suono (in cui tifiamo però Sirat), agli effetti speciali e al montaggio (invece, qui, vorremmo Marty Supreme), tutte papabilissime scelte per i votanti e che il film potrebbe effettivamente portare a casa.
I grandi assenti agli Oscar 2026
Anche nelle nomination agli interpreti si è riversata qualche sorpresa. No, non parliamo dell’assenza di Ariana Grande con Wicked: For Good, del tutto prevedibile e, non ce ne vogliano i fan, auspicata. Il tempo del musical di Jon M. Chu è finito ed anche da un po’ di tempo come ha dimostrato il ritorno nel regno di Oz dell’attrice e della collega Cynthia Erivo (oltre alle zero nomination), le quali solo un anno fa erano state entrambe candidate per la statuetta ed erano proiettate verso una non così impossibile vittoria.
I veri assenti sono altri, come il Paul Mescal di Hamnet, con il film che comunque potrebbe rifarsi con la vittoria per la migliore attrice a Jessie Buckley (a meno che Rose Byrne con If I Had Leg I'd Kick You non si intrometta) e che vede già un record per Chloé Zhao, la seconda donna ad essere candidata due volte nella categoria per la miglior regia. Un traguardo, senza ombra di dubbio, ma pensiamo che anche quest’anno figura solo una donna nominata dietro la macchina da presa (e più o meno è simile la situazione nelle sceneggiature), mentre nei precedenti novantasette anni di premiazione soltanto nove colleghe sono state candidate complessivamente, di cui poi solamente tre sono risultate vincitrici (tra cui proprio Zhao per Nomadland, nel 2021).
L'inaspettata nomina di Kate Hudson
@netflix Kate Hudson is a master of comedic timing #GlassOnion original sound - Netflix
Ad aver preso il posto di Mescal nella categoria miglior attore non protagonista è stato Delroy Lindo, contribuendo all’alto numero di nomination per Sinners, mentre Kate Hudson con Song Sung Blue ha fatto fuori diverse delle attrici che ci si sarebbe aspettato di vedere nella categoria delle migliori interpreti. Vero che era stata candidata precedentemente ai Golden Globe nella sezione per i film musicali o commedia, ma sembrava più un riempitivo. Con Hudson come protagonista di un biopic musicale su un duo che portava in giro cover di Neil Diamond, la collocazione sembrava particolarmente a fuoco. Agli Oscar, però, nessuno l’aveva vista arrivare, anche considerando l’andamento deludente al box-office del film e la scarsa risonanza di critica e pubblico.
Per l’attrice si tratta della seconda nomination dai tempi di Quasi famosi in cui vestiva gli abiti dell’amabile a amata Penny Lane e ha fatto fuori Chase Infiniti per Una battaglia dopo l’altra, Jennifer Lawrence per Die My Love e Amanda Seyfried per Il testamento di Ann Lee. Le cui chance per la vittoria erano molto basse viste le favorite Buckley e Byrne, ma che ci si attendeva di vedere almeno nel parterre delle interpreti.
I papabili Migliori Attori e Migliori Attori Non Protagonisti
Le cose potrebbero essere più movimentate tra i colleghi attori. Mentre Jacob Elordi ha vinto con la sua creatura in Frankenstein ai Critics' Choice e Stellan Skarsgård ai Golden Globe per Sentimental Value, rendendo la lotta a due nella categoria dei migliori attori non protagonisti (pur con tanto affetto per Sean Penn e Benicio Del Toro per Una battaglia dopo l’altra), per la categoria migliori attori le cose potrebbero farsi impreviste.
L’unica certezza è il rimanere a bocca asciutta di Leonardo DiCaprio, che potrà stare tranquillo e passare il resto della serata a chiacchierare di Kpop con la sua amica Teyana Taylor (la quale, invece, è possibile vincerà come migliore attrice non protagonista). E se per Timothée Chalament, per cui ci siamo già esposti, qualcuno potrebbe pensare che sarà facile raggiungere l’ambito Oscar, bisogna stare attenti all’amore per Sinners e, dunque, per Michael B. Jordan, per lo stupore che ha suscitato un’opera come L’agente segreto e il suo interprete Wagner Moura e per un Ethan Hawke che, zitto zitto, prosegue a conquistare favori per il ruolo del paroliere Lorenz Hart in Blue Moon di Richard Linklater. Quest’ultimo regista e sceneggiatore che, nonostante due ottimi film nel 2025 (l’altro era Nouvelle Vague) ed entrambi presentati ai maggiori festival mondiali (Berlino e Cannes), non ha visto nemmeno una nomination da parte degli Academy.
Ultime considerazioni
@vxarryn “i’m sorry that bad things are gonna happen to you. I hope they don’t. If I can ever stop something from being bad, let me know. But, sometimes, bad stuff just happens.” ~ #sorrybaby #evavictor #sorrybabymovie #a24 #edit original sound - arryn
Per il resto, tutto rientra nella norma. No Other Choice di Park Chan-wook non figura nella cinquina dei film internazionali, unica differenza rispetto ai sei titoli candidati ai Golden Globe 2026. Amy Madigan porta avanti la bandiera dell’horror con la nomination per Weapons, anche se è improbabile ottenga la statuetta. The Smashing Machine conquista solo la nomination per il miglior trucco, snobbando sia Dwayne Johnson che Emily Blunt e facendo chiedere se The Rock tornerà dritto al cinema commerciale. E arriva per la prima volta la categoria per il miglior casting.
I dispiaceri più grandi sono due: nessuna menzione a un debutto come Sorry, Baby di Eva Victor, specialmente in sceneggiatura e nonostante l’endorsement di Julia Roberts la notte dei Golden Globe, né la candidatura per Playing God, stupefacente cortometraggio d’animazione italiano diretto da Matteo Burani, un lavoro di nove minuti in stop motion sul dramma dell’essere umano e, allo stesso tempo, del non esserlo abbastanza.
Si potrebbe citare anche Wake Up Dead Man: Knives Out, visto che Rian Johnson ha ricevuto sempre una nomination per la sceneggiatura originale con i due precedenti titoli della trilogia. Ma se non ci ha creduto abbastanza Netflix, che non gli ha fatto fare chissà quale campagna Oscar e a cui ha preferito Train Dreams (quattro nomination), perché avrebbe dovuto farlo l’Academy?
Non resta ora che attendere il 16 marzo per la serata condotta per il secondo anno consecutivo da Conan O’Brien. Viste le premesse, potrebbero aspettarcene delle belle. Al contrario, premieranno i capofila dell’award season e andrebbe altrettanto bene. In fondo, come ha detto proprio Amanda Seyfried al The New Yorker, non è importante vincere l’Oscar, ma la nomination - speriamo infatti non ci sia rimasta male per non averla ricevuta, per fortuna ha quella del 2021 per Mank.










































